giovedì 30 luglio 2026

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono la presenza scenica e l'intensità di Anna Magnani o l'illimitata gamma espressiva di Meryl Streep. Basta saper fare bene due cose: la faccia molto corrucciata e la faccia moderatamente sorridente.


Zendaya è la regina incontrastata di questa nuova era di minimalismo recitativo. Definirla attrice è forse un atto di generosità semantica: la sua presenza sullo schermo si riduce a un raffinato esercizio di immobilità facciale. Nel 90% delle sue interpretazioni sfoggia lo sguardo da "ho lasciato la macchina sul passo carrabile e adesso sento un carro attrezzi in lontananza". Per il restante 10%, regala al pubblico un sorriso scialbo, di quelli che si riservano ai parenti di terzo grado quando ti regalano l'ennesimo bagnoschiuma a Natale. 


E la cosa straordinaria è che funziona. Registi acclamati la rincorrono, i marchi di alta moda se la contendono, la critica applaude commossa davanti alla sua incredibile capacità di stare in piedi dentro abiti meravigliosi guardando il vuoto. Un’apparente normalità estetica trasformata in marchio globale, grazie a quella costruita semplicità che lo star system contemporaneo ha furbescamente imparato a spacciare per autenticità.

mercoledì 29 luglio 2026

The Fountain - L'albero della vita

Se l'obiettivo di Darren Aronofsky con L'albero della vita - The Fountain (2006) era creare un capolavoro spirituale in grado di svelare i segreti della vita e della morte, il risultato assomiglia molto di più a una sessione intensiva di meditazione andata decisamente male.

Il film è un bizzarro pasticcio new age che pretende di essere profondo complicando l'ovvio. La trama si trascina faticosamente lungo tre linee temporali intrecciate, che mettono a dura prova la pazienza e la resistenza al sonno dello spettatore:

  • un conquistador spagnolo del Cinquecento alla ricerca della giovinezza eterna
  • un medico contemporaneo ossessionato dal trovare una cura per il cancro della moglie
  • un astronauta del futuro calvo che fluttua nello spazio profondo dentro una gigantesca bolla dorata insieme a un albero morente.

domenica 26 luglio 2026

L’arte di rendere odiosi i personaggi femminili

Avete presente quando, guardando una serie TV, vedete sullo schermo un personaggio femminile potenzialmente fantastico — intelligente, capace, pieno di risorse — ma dipinto in modo così rigido e infallibile da farvelo risultare quasi antipatico? Succede quando gli autori confondono la forza o la determinazione con l'arroganza.

Succede sempre più spesso. Nelle produzioni americane di oggi le figure femminili sono diventate, sulla carta, indistruttibili. Non sono più le strepitamti “donzelle in pericolo” del passato, e questo è un bene, ovvio. Il problema è che, nel tentativo di renderle emancipate e tostissime, gli sceneggiatori finiscono quasi sempre per farle sembrare semplicemente insopportabili.


La domanda sorge spontanea: è colpa del solito eccesso woke o è pura e semplice pigrizia di scrittura?

venerdì 24 luglio 2026

"La sposa! ", film sgangherato e pretenzioso

Il film diretto da Maggie Gyllenhaal prende le mosse da una premessa potenzialmente affascinante: una giovane donna riportata in vita da uno scienziato visionario tenta di sottrarsi al destino che altri hanno scelto per lei, in una rilettura del mito di Frankenstein che ambisce a fondere horror, commedia nera, melodramma e riflessione sull’identità e sull’emancipazione femminile. 

L’idea, almeno sulla carta, è ricca di possibilità. Sullo schermo, però, si traduce in un’opera confusa, irritante e irrimediabilmente pretenziosa. La trama procede senza una vera direzione, accumulando scene sopra le righe, simbolismi e virtuosismi estetici che finiscono per soffocare il racconto. Il continuo cambio di registro impedisce qualsiasi coinvolgimento emotivo: il grottesco si alterna al dramma, la satira all’horror, senza che il film riesca mai a trovare un equilibrio. Più che sorprendere, disorienta; più che provocare, annoia.

mercoledì 22 luglio 2026

C’è un folle alla Casa Bianca


Come previsto, la seconda presidenza di Donald Trump ha trasformato gli Stati Uniti in una potenza guidata non dalla prudenza strategica, ma dall’impulso, dalla vendetta politica e dall’ossessione per la forza. Non è più soltanto una questione di destra o sinistra. È la constatazione che alla Casa Bianca siede uno squilibrato, che governa come se il mondo fosse un reality show e la diplomazia un’arena per umiliare gli avversari.

L’episodio più grave è stata la guerra illegale scatenata contro l’Iran. Trump ha scelto l’escalation militare contro Teheran presentandola come un atto di deterrenza, ma il risultato è stato l’opposto: il Medio Oriente è precipitato in una nuova spirale di instabilità, con il rischio concreto di un conflitto regionale dalle conseguenze incalcolabili. Una decisione presa nel nome della sicurezza americana che ha invece moltiplicato l’insicurezza globale.


martedì 21 luglio 2026

Ci sono stati dei disordini


Venticinque anni fa, il G8 di Genova segnò una delle pagine più dolorose e controverse della storia recente del nostro Paese. Le manifestazioni, la morte di Carlo Giuliani, le violenze di piazza, l'irruzione alla scuola Diaz, la "macelleria messicana" e i fatti di Bolzaneto lasciarono una ferita profonda che ancora oggi continua a interrogare la coscienza civile dell'Italia.

In quei giorni sentii il bisogno di scrivere. Non per dare risposte definitive, ma per cercare di fissare sulla pagina le emozioni, lo smarrimento e le domande che quegli avvenimenti suscitavano. Nacque così Ci sono stati dei disordini, un romanzo scritto quasi di getto, quasi un instant book, figlio dell'urgenza di raccontare ciò che stava accadendo e ciò che rischiava di essere dimenticato.

Dopo Nolan, riscoprite "Itaca – Il ritorno": l'altra Odissea, quella più umana

L'enorme successo dell'Odissea di Christopher Nolan ha riportato al centro dell'attenzione uno dei racconti fondativi della cultura occidentale. È il destino dei grandi capolavori: ogni generazione sente il bisogno di reinterpretarli, mettendone in luce aspetti diversi. Ma proprio per questo è il momento ideale per recuperare un film che, uscito con molto meno clamore, merita di essere visto e apprezzato: Itaca – Il ritorno di Uberto Pasolini, uscito nell'autunno del 2024).

domenica 19 luglio 2026

L'ultima missione: Project Hail Mary, un film da dimenticare


Uscito nelle sale lo scorso marzo con la regia della coppia Phil Lord e Christopher Miller, L'ultima missione: Project Hail Mary è la dimostrazione lampante di come si possa prendere un’ottima premessa di fantascienza e trasformarla in un kolossal soporifero, privo di anima e penosamente infantile.

Il difetto più imperdonabile della pellicola è la sua noia mortale. Per oltre due ore e mezza, lo spettatore è condannato a guardare il protagonista, il dottor Ryland Grace – interpretato da un Ryan Gosling dall'entusiasmo forzato e stucchevole –, che risolve equazioni alla lavagna e affronta una crisi planetaria con lo stesso pathos di un ragioniere che compila una dichiarazione dei redditi. 


Il ritmo è piatto: ogni ostacolo viene risolto nel giro di cinque minuti grazie al provvidenziale "colpo di genio" del protagonista, eliminando qualsiasi parvenza di vero dramma.


venerdì 17 luglio 2026

La vita futura

Uscito nel 1936 con la regia di William Cameron Menzies, La vita futura (Things to Come) è un'opera monumentale che occupa un posto d'onore nella storia del cinema di fantascienza. Non è un caso: la firma dietro al progetto è quella di Herbert George Wells, gigante della letteratura che qui non si limitò a fornire il soggetto (tratto dal suo romanzo The Shape of Things to Come), ma pretese e ottenne il controllo quasi totale sulla sceneggiatura, riversandovi intatta la sua filosofia.

Il risultato è un film straordinariamente visionario, capace di anticipare il futuro con una precisione che a tratti mette i brividi.

mercoledì 15 luglio 2026

Lettere a un giovane poeta

Ci sono libri che non si leggono per trovare risposte, ma per imparare a convivere con le proprie domande e, a volte, per tentare di dare un senso alla vita.

Le Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke appartengono a questa categoria rara: non sono semplici consigli di scrittura, ma una mappa per orientarsi nella propria solitudine e nel proprio spazio interiore. Dimensioni che non vanno evitate, ma, al contrario, cercate e valorizzate.

Ho provato a raccogliere qualche pensiero su queste pagine, sulla loro stupefacente attualità e su cosa significhi, oggi, fermarsi ad ascoltare quella "necessità" di cui parlava il poeta.


Trovate la recensione completa qui, sul blog magazine Libri e Parole, vera e propria oasi di cultura nel marasma assordante del Web attuale.




lunedì 13 luglio 2026

The Silent Man, thriller di denuncia

The Silent Man (2017), diretto da Peter Landesman, è uno dei migliori thriller politici degli ultimi anni e un esempio di cinema civile capace di unire rigore storico, tensione narrativa e una riflessione che oggi appare più urgente che mai. Ispirato alla storia vera di Mark Felt, interpretato con straordinaria intensità da Liam Neeson, racconta il coraggio di un uomo disposto a mettere a rischio tutto pur di difendere la legge da chi avrebbe dovuto incarnarla. Accanto a lui, un'algida Diane Lane offre una prova elegante e intensa, sostenuta da un cast impeccabile.

Landesman rinuncia agli artifici spettacolari e costruisce un racconto asciutto, teso e rigoroso, lasciando che siano i fatti a parlare. Il risultato è un film che non cerca eroi invincibili, ma uomini e donne chiamati a scegliere tra il silenzio e la responsabilità, tra la convenienza personale e la difesa dello stato di diritto.


sabato 11 luglio 2026

Olivia Rodrigo, un talento in continua evoluzione: You Seem Pretty Sad for a Girl

Dopo aver conquistato il mondo con SOUR e confermato il proprio valore con GUTS, Olivia Rodrigo torna con il terzo album, You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love, ancora una volta realizzato insieme al fidato produttore Daniel Nigro. A soli ventitré anni, la cantautrice americana dimostra di possedere una maturità artistica che va ben oltre la sua età, confermandosi una delle voci più interessanti e complete del panorama pop-rock internazionale.

La forza del disco risiede soprattutto nella sua sorprendente ecletticità. Olivia passa con assoluta naturalezza da ballate intime e malinconiche a brani più energici, nei quali chitarre e ritmiche incalzanti riportano in primo piano il suo amore per il rock. È proprio in questi episodi che l’album regala alcune delle sorprese più piacevoli: certe sonorità evocano certo rock melodico degli anni Ottanta, con richiami che, almeno all’orecchio di chi scrive, rimandano a Billy Idol, ma anche alla new wave e quel pop-rock elegante e immediato che ha caratterizzato un’intera stagione musicale. Non si tratta di semplici citazioni nostalgiche, bensì di influenze rielaborate con gusto e perfettamente integrate in una scrittura moderna. Vedi in tal senso la sorprendente collaborazione con il mitico Robert Smith dei Cure nel duetto duetto "what's wrong with me", oltre a memorabili esibizioni live a Glastonbury e al Primavera Sound di Barcellona. 


Il risultato è un album ricco di sfumature, capace di alternare rabbia, ironia, fragilità e romanticismo senza mai apparire frammentario. La voce di Olivia Rodrigo continua a essere il suo punto di forza: intensa quando serve, delicata nei momenti più introspettivi, sempre credibile. Anche i testi confermano una notevole capacità di raccontare le emozioni con autenticità, evitando molti dei cliché che affliggono il pop contemporaneo.


martedì 7 luglio 2026

L'epidemia degli abbonamenti

Lo streaming era nato con una promessa tanto semplice quanto rivoluzionaria: pagare un abbonamento a un prezzo accessibile e avere a disposizione un catalogo ricco, senza dover continuamente mettere mano al portafoglio. Oggi invece quella promessa sembra essersi dissolta.

Prime Video, in particolare, sta trasformando la propria piattaforma in una dispendiosa e ingannevole vetrina di canali aggiuntivi. Cinema d'autore? Serve un altro abbonamento. Horror? Un altro ancora. Documentari, anime, grandi classici, film indipendenti, poliziotteschi anni '70? Stessa storia. Si paga per entrare e poi si scopre che, dietro moltissime locandine, c'è un ulteriore pedaggio.

È la moltiplicazione degli abbonamenti elevata a modello di business. Un sistema che finisce per snaturare il concetto stesso di piattaforma streaming, trasformandola in un catalogo di offerte separate anziché in un servizio realmente inclusivo. Alla fine non si sottoscrive più un abbonamento: se ne collezionano una quantità crescente, ciascuno con il proprio costo mensile, le proprie scadenze e i propri rinnovi automatici.

Stress da polso

All’ennesima richiesta d’inserimento password comparsa sul mio Apple Watch, ho deciso che ne avevo abbastanza.

Volevamo il futuro, ci siamo ritrovati con un vigile urbano frustrato e pedante stretto intorno al polso. Doveva essere lo strumento definitivo per la produttività, il fitness, la "libertà" dallo smartphone. E invece? È solo un altro schermo microscopico da ricaricare ogni maledetto giorno, un dispensatore ansiogeno di notifiche inutili e, a quanto pare, l'ennesimo dispositivo che pretende di conoscermi, ma mi chiede la password mentre sto semplicemente cercando di capire se è ora di pranzo.

La verità è che smartwatch e smartband non ci stanno semplificando o migliorando la vita, la stanno frammentando. Ci misurano i battiti, i passi, il sonno, lo stress... col meraviglioso risultato di farci venire l'ansia da prestazione persino mentre dormiamo. Abbiamo scambiato il piacere di un oggetto autonomo, eterno e discreto per una fastidiosa succursale del telefono che vibra ogni volta che qualcuno mette "like" al video rigorosamente fake di un gatto su Instagram.

domenica 5 luglio 2026

4 luglio 2026: Trump e il tramonto del sogno americano

Duecentocinquant’anni di storia. Una ricorrenza che avrebbe meritato il ricordo dei Padri Fondatori, della Costituzione, della democrazia, delle libertà civili e dei sacrifici compiuti da generazioni di americani. E invece il palcoscenico è stato occupato, ancora una volta, da Donald Trump e dal suo interminabile monologo autoreferenziale.

Più che un discorso istituzionale, è sembrato l’ennesimo episodio di una campagna elettorale che non finisce mai: autocelebrazione, nemici immaginari, menzogne ripetute come fossero verità, un nazionalismo urlato e una realtà riscritta a uso e consumo del proprio ego. Se non fosse il presidente degli Stati Uniti, ci sarebbe quasi da sorridere. Purtroppo non c’è nulla da ridere.


Tra i momenti più surreali, il ritorno del fantasma del “pericolo comunista”, evocato come se il mondo fosse rimasto fermo alla Guerra Fredda e, cosa ancora più grave, associato agli immigrati. Un cortocircuito ideologico che è insieme anacronistico, ridicolo e profondamente sbagliato. Ridurre persone che cercano una vita migliore a una presunta minaccia ideologica non è soltanto una mistificazione della realtà: è un modo cinico di alimentare paura, sospetto e divisione. È propaganda nella sua forma più elementare e becera.

sabato 4 luglio 2026

Avviso ai naviganti (del Web)

Si segnala un'insolita perturbazione libraria in corso. Nelle prossime ore potrebbero verificarsi improvvisi acquisti compulsivi, pile di libri in pericoloso aumento e incontrollabili attacchi di curiosità letteraria.

La causa? È online la nuova puntata della mia consueta, immancabile rubrica mensile con i libri consigliati del mese.

Entrate pure a vostro rischio e pericolo... e buona lettura! 📚

https://librieparole.it/mondolibri/12193/libri-consigliati-giugno-2026/

Marvel + Star Wars: che il Business sia con noi!

  Marvel e Star Wars finalmente  — si fa per dire  —  insieme. Nel 2027, per  il 50° anniversario di Star Wars: Episodio IV - Una nuova sper...