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lunedì 19 gennaio 2026

Il silenzio, l'ammonimento di Don DeLillo

Il silenzio è un romanzo piccolo solo in apparenza, come spesso accade con Don DeLillo. Poche pagine, una manciata di personaggi, un evento minimo eppure assoluto: l’improvvisa interruzione di ogni flusso tecnologico, di ogni segnale, di ogni rumore digitale. Da qui DeLillo costruisce un’opera densissima, che sembra parlare sottovoce ma continua a risuonare a lungo, anche dopo l’ultima pagina.

Non c’è alcun gusto per l’apocalisse spettacolare, nessuna concessione al catastrofismo facile. Il blackout globale che apre il romanzo non è un pretesto narrativo, ma un vuoto: uno spazio mentale in cui i personaggi – e con loro il lettore – sono costretti a fare i conti con ciò che resta quando le parole automatiche, le statistiche, le immagini continue si spengono. DeLillo osserva questo smarrimento con il suo stile inconfondibile, asciutto e ipnotico, fatto di dialoghi ellittici, frasi brevi, ripetizioni che sembrano girare a vuoto e invece scavano sempre più a fondo.

Il silenzio del titolo non è mai davvero silenzio: è un rumore interno, un brusio di pensieri, paure, ricordi. È l’impossibilità di interpretare il presente quando vengono meno le narrazioni che ci rassicurano. DeLillo, come nei suoi libri migliori, non offre spiegazioni né soluzioni. Non gli interessa il “perché” tecnico dell’evento, ma il suo effetto sulle coscienze, sulla percezione del tempo, sulla fragilità dei legami umani.

C’è in questo romanzo una lucidità quasi spietata sul nostro rapporto con la tecnologia, ma anche una malinconia profonda. DeLillo sembra dirci che abbiamo delegato troppo al rumore di fondo del mondo, e che senza di esso restiamo nudi, esitanti, incapaci persino di raccontarci una storia coerente. Eppure, proprio in questa sospensione, affiora qualcosa di autentico: l’ascolto, l’attesa, la presenza.

Il silenzio è un libro che non cerca di piacere né di intrattenere, ma di mettere a disagio con eleganza e precisione. Un romanzo terminale e insieme essenziale, che conferma Don DeLillo come uno degli ultimi grandi interpreti del nostro tempo: uno scrittore capace di cogliere il battito segreto del presente e trasformarlo in letteratura pura, scarna, oserei dire quasi necessaria.

martedì 25 novembre 2025

Mao II, il ruolo dello scrittore nell'era del terrorismo

Mao II di Don DeLillo, da sempre il mio scrittore preferito e che ho avuto la fortuna di ascoltare qualche anno fa alla Festa del Cinema di Roma curata (molto bene) da Antonio Monda, esplora il rapporto tra individuo e massa in un mondo sempre più dominato dallo strapotere dei media e, per altri versi, dal terrorismo internazionale. 

Bill Gray, un famoso scrittore che vive da autorecluso, viene risucchiato in un complotto terroristico che sfida le sue convinzioni sulla scrittura e l'impatto dell'artista sulla società. 

Con la sua prosa acuta e ricca di osservazioni, DeLillo affronta temi come la perdita d'identità, il potere dell'immagine e la manipolazione della realtà, offrendo una riflessione profonda e inquietante sulla condizione umana nell'era moderna.

La recensione completa è qui.


Don DeLillo (Nicolas Guerin/ Contour by Getty Images)


mercoledì 12 giugno 2024

Rumore bianco

Uno dei romanzi più importanti di Don DeLillo, lo scrittore statunitense a mio avviso più importante degli ultimi decenni, è certamente Rumore bianco, di recente trasposto efficacemente anche in film con Adam Driver.

Avverto subito gli amici lettori che non si tratta di una lettura facilissima, come spesso accade con i libri del grande autore di origine italiana. 

Non tanto per la qualità della scrittura, levigata, scorrevole e precisa com’è tipico di D. D., quanto per i temi trattati: la paura, anzi l’ossessione della morte, l’ipocondria e, in parte, il moderno consumismo.

Se volete approfondire, ne scrivo più diffusamente qui, sul blog magazine Libri e parole.




La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...