giovedì 30 luglio 2026

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono la presenza scenica e l'intensità di Anna Magnani o l'illimitata gamma espressiva di Meryl Streep. Basta saper fare bene due cose: la faccia molto corrucciata e la faccia moderatamente sorridente.


Zendaya è la regina incontrastata di questa nuova era di minimalismo recitativo. Definirla attrice è forse un atto di generosità semantica: la sua presenza sullo schermo si riduce a un raffinato esercizio di immobilità facciale. Nel 90% delle sue interpretazioni sfoggia lo sguardo da "ho lasciato la macchina sul passo carrabile e adesso sento un carro attrezzi in lontananza". Per il restante 10%, regala al pubblico un sorriso scialbo, di quelli che si riservano ai parenti di terzo grado quando ti regalano l'ennesimo bagnoschiuma a Natale. 


E la cosa straordinaria è che funziona. Registi acclamati la rincorrono, i marchi di alta moda se la contendono, la critica applaude commossa davanti alla sua incredibile capacità di stare in piedi dentro abiti meravigliosi guardando il vuoto. Un’apparente normalità estetica trasformata in marchio globale, grazie a quella costruita semplicità che lo star system contemporaneo ha furbescamente imparato a spacciare per autenticità.

C'è stato un tempo in cui per restare a galla nella giungla dello show business serviva almeno l'astuzia machiavellica di Jennifer Lopez. La solida e sempre furba J.Lo ha costruito un impero sull'arte di vendere se stessa e la sua prorompente immagine prima ancora del talento recitativo o vocale, dimostrando che la cazzotti-propulsione del marketing può sopperire a molte lacune artistiche. 


Eppure, persino il furbo manuale di sopravvivenza della Lopez sta mostrando qualche crepa. Negli ultimi anni, tra film finiti direttamente nel dimenticatoio degli algoritmi e progetti musicali/autobiografici accolti dal pubblico con la stessa foga con cui si accoglie un aumento delle bollette, la parabola della diva del Bronx ha collezionato una sequenza quasi comica di flop.


Forse il problema della sempre procace Jennifer è stato proprio il troppo affanno, il battersi troppo per dimostrare di poter (e saper) fare tutto: cantare, ballare, recitare, produrre, finire sui giornali di gossip. La nuova generazione ha capito il trucco. Zendaya non deve fare nulla di tutto ciò. Le basta presentarsi sul red carpet, mettere il muso, e guardare il mondo che cade ai suoi piedi.



La morte corre sul fiume, capolavoro senza tempo

Esistono film che raccontano una storia ed esistono film che inventano un linguaggio. La morte corre sul fiume ( The Night of the Hunter , ...