Visualizzazione post con etichetta corruzione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corruzione. Mostra tutti i post

mercoledì 29 aprile 2026

Calcio italiano: non più marcio, ma in decomposizione avanzata

C’è una parola che nel calcio si evita sempre con cura: sistema. Eppure è proprio di questo che si tratta. Il nuovo scandalo sugli arbitri, dopo Calciopoli e l'ennesima figura imbarazzante della Nazionale, non è un incidente, non è una deviazione, non è “qualche mela marcia”. È la conferma di un meccanismo che si regge su equilibri opachi, relazioni ambigue, silenzi interessati. Un ecosistema che si autoalimenta e si autoprotegge, salvo sacrificare di tanto in tanto qualche nome sull’altare dell’indignazione pubblica.

Dire che il calcio è marcio, ormai, è perfino indulgente. Il marcio si può tagliare via. Qui siamo oltre: siamo alla putrefazione, diffusa e sistemica. Un odore che non se ne va con una squalifica, con una riformina, con l’ennesima commissione “indipendente” che indipendente non è mai.


E puntualmente arriva il copione: indignazione a tempo determinato, promesse di trasparenza, nuove regole scritte per essere aggirate, e poi tutto torna come prima. O peggio. È il solito gattopardismo travestito da rivoluzione: cambiare tutto per non cambiare nulla.


Il problema non è l’arbitro che sbaglia o che peggio si piega. Il problema è il contesto che rende possibile — e in certi casi conveniente — farlo. Un contesto in cui controllori e controllati si sfiorano troppo spesso, in cui le carriere dipendono da equilibri che nulla hanno a che vedere con il merito, in cui la trasparenza è uno slogan buono per le conferenze stampa.


Un vero reset non può essere cosmetico. Significa rifondare da zero: governance, criteri di selezione, meccanismi di controllo realmente indipendenti, accesso pubblico alle decisioni, responsabilità chiare e non diluite nel nulla. Significa accettare che qualcuno perderà potere, privilegi, rendite di posizione.


Ma è proprio questo il punto: chi dovrebbe cambiare il sistema è lo stesso che da quel sistema trae vantaggio. E allora si capisce perché ogni “rivoluzione” finisce per essere una recita.


Nel frattempo, resta un calcio sempre meno credibile, sempre più distante da chi lo guarda con passione e ingenuamente ancora pretende lealtà.


La domanda, ormai, non è più se ci sarà un altro scandalo. La domanda è quando. E quanto saremo disposti, ancora una volta, a fingere sorpresa.

sabato 30 agosto 2025

L’America sull’orlo dell’abisso

La democrazia americana è sotto attacco, e a guidare l’assalto è lo stesso uomo che dovrebbe difenderla: Donald Trump, un presidente criminale, bugiardo abituale, mentalmente instabile, che da anni mina dall’interno le istituzioni con la sua violenza verbale, il suo disprezzo delle regole, la sua ossessione per il potere assoluto. Ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi non è soltanto un degrado politico: è un collasso morale, un cedimento strutturale della democrazia più influente del mondo.

La storia ci ammonisce. Negli anni ’20 e ’30 la Repubblica di Weimar, nata fragile e tormentata, vide crescere in seno forze oscure che si nutrivano di odio, propaganda e menzogne. L’inerzia dei benpensanti e l’incapacità delle istituzioni di difendersi aprirono la strada al nazismo e alla catastrofe planetaria che ne seguì. Oggi, a distanza di un secolo, lo spettro di quella parabola ritorna: la retorica incendiaria, l’uso sistematico della menzogna, l’attacco ai media, la criminalizzazione degli avversari politici, il culto della personalità. Tutto sembra ripetersi, con agghiacciante precisione.

Trump non è solo un leader corrotto: è un pericolo esistenziale per la democrazia. Il suo disprezzo per la legalità, la sua volontà di ergersi al di sopra della legge, il suo sforzo continuo di ridurre la politica a una questione di fedeltà personale lo rendono un aspirante tiranno. Ma altrettanto inquietante è la mancanza di una reazione ferma e unitaria da parte del Partito Democratico: ancora sbandato, stordito e incapace di rialzarsi dopo il tragico risultato delle elezioni, sembra paralizzato proprio nel momento in cui la democrazia avrebbe più bisogno di una guida forte e coraggiosa.

Non possiamo restare indifferenti. La lezione di Weimar è scolpita nella storia: quando la democrazia non si difende con decisione, viene spazzata via. Oggi, più che mai, occorre vigilare, denunciare, resistere. Perché se cade la democrazia americana, cade un pilastro dell’ordine mondiale, e il buio che ne seguirebbe non risparmierebbe nessuno di noi.

Photo-Illustration: Joe Darrow/Photograph: MANDEL NGAN/AFP via Getty Images (TRUMP); Hennepin County Sheriff’s Office via Getty Images

giovedì 28 novembre 2024

Povera patria

 

Povera patria

Povera patria
Schiacciata dagli abusi del potere
Di gente infame, che non sa cos'è il pudore
Si credono potenti e gli va bene quello che fanno
E tutto gli appartiene
Tra i governanti
Quanti perfetti e inutili buffoni
Questo paese devastato dal dolore
Ma non vi danno un po' di dispiacere
Quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
No cambierà, forse cambierà
Ma come scusare
Le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali
Me ne vergogno un poco e mi fa male
Vedere un uomo come un animale
Non cambierà, non cambierà
Sì che cambierà, vedrai che cambierà
Si può sperare
Che il mondo torni a quote più normali
Che possa contemplare il cielo e i fiori
Che non si parli più di dittature
Se avremo ancora un po' da vivere
La primavera intanto tarda ad arrivare

(Franco Battiato, 1991)

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono ...