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domenica 11 gennaio 2026

Dune (2021)

Il Dune di Denis Villeneuve è un’opera di un’ambizione visiva indiscutibile, che trasforma il deserto di Arrakis in un palcoscenico monumentale e solenne. Tuttavia, questa ricerca spasmodica della grandezza si rivela un’arma a doppio taglio: il film finisce spesso per compiacersi della propria estetica, risultando eccessivamente lungo e prolisso. La narrazione procede con una lentezza che, se in alcuni momenti aiuta a costruire l’atmosfera, in molti altri sembra dilatare inutilmente i tempi, soffermandosi su sequenze contemplative che non sempre giustificano i loro minuti sullo schermo, rischiando di mettere a dura prova la pazienza dello spettatore meno devoto al materiale originale.

Questa pesantezza strutturale è accentuata da una gestione del suono che non sempre brilla per equilibrio. Sebbene la colonna sonora di Hans Zimmer sia come al solito epica e potente, il mix audio risulta a tratti fastidioso e soverchiante: il fragore degli effetti sonori e il riverbero dei bassi tendono a coprire i dialoghi, costringendo chi guarda a uno sforzo costante per distinguere le parole dei protagonisti sotto una coltre di rumore industriale. Questo squilibrio sonoro, unito a un ritmo che fatica a trovare un’accelerazione decisa, trasforma la visione in un’esperienza sensoriale che, per quanto affascinante, appare talvolta estenuante.

Nonostante l’ottima prova del lanciatissimo Timothée Chalamet e la capacità di Villeneuve di rendere tangibile il fango, la sabbia e la tecnologia di questo universo, il film sembra vittima della sua stessa solennità. L’insistenza su rituali lunghi e silenzi prolungati toglie respiro all’azione, rendendo questa prima parte di saga un prologo visivamente mozzafiato, ma narrativamente faticoso, dove il senso di meraviglia rischia di essere sommerso da una durata che non sempre appare necessaria al servizio della storia.

martedì 30 aprile 2024

Oppenheimer

Non lasciatevi ingannare dalla ricca messe di Oscar e premi assortiti vinti dal film di Christopher NolanOppenheimer non è quel capolavoro che molti credono. Del resto anche il grande John Carpenter ha espresso un giudizio assai tiepido sull'opera. 

E non a torto, a mio avviso, perché, se è vero che la pellicola vanta un cast di attori importanti e talentuosi (tra loro a mio avviso il migliore è Robert Downey JR), che riescono a dare vita ai loro personaggi in modo convincente, tuttavia il loro impegno e la loro bravura non riescono a compensare le tante lacune della narrazione.

Il regista Christopher Nolan dimostra ancora una volta la sua abilità nel dirigere gli attori e nel creare scene visivamente mozzafiato. Tuttavia, la sua incapacità di raccontare in maniera lineare ed esauriente la storia del progetto Oppenheimer risulta evidente. 

La trama è frammentata e dispersiva, mancando di una chiara direzione narrativa. Insomma, quelli che sono problemi tipici del cinema di Nolan in questo film sono ancora più evidenti che nei film precedenti. Già Tenet mostrava la scarsa capacità del regista di gestire correttamente una trama troppo complessa e arzigogolata per risultare appena comprensibile allo spettatore, ma qui si va oltre.

Inoltre, il personaggio di Oppenheimer rimane poco sviluppato, al di là della recitazione di un ispirato Cillian Murphy. Le sue motivazioni e i conflitti interiori non vengono approfonditi a sufficienza, lasciando lo spettatore con più domande che risposte. Questo rende difficile empatizzare con il protagonista e non giova alla piena comprensione del suo ruolo nella storia.

Nonostante gli sforzi degli attori e gli indubbi meriti tecnici del regista, Oppenheimer pecca per una narrazione disorganizzata e per la mancanza di approfondimento dei personaggi e delle tematiche affrontate. 

Ottima la colonna sonora classicheggiante del grande Hans Zimmer, che spesso "salva" il film, infondendogli vita ed emozione che altrimenti non avrebbe se non (molto) sotto traccia. 

Si tratta di un film che, purtroppo, non riesce a soddisfare tutte le aspettative e lascia con un senso di insoddisfazione e confusione. Intendiamoci, va visto certamente, ma... con cautela!



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