Visualizzazione post con etichetta fotografia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fotografia. Mostra tutti i post

giovedì 11 dicembre 2025

La mostra di Elisabetta Catalano al MAXXI

Insoddisfacente. Non c’è altra parola per definire Elisabetta Catalano. Obiettivo sugli artisti, la mostra su Elisabetta Catalano al MAXXI di Roma. Ci si aspetterebbe un percorso ricco, un approfondimento sullo sguardo fotografico di una figura che ha attraversato decenni di arte e cultura italiana; invece ci si trova davanti a una manciata di vecchie fotografie recuperate dai cassetti e appese come riempitivo museale, precedute da un video che sembra messo lì soltanto per giustificare il prezzo del biglietto.

La sensazione è quella di una mostra fatta per dovere, non per intenzione: poche immagini, nemmeno particolarmente valorizzate, ripetitive nella loro iconografia, con note esplicative fumose. Una retrospettiva che non retrospetta nulla, un omaggio che non omaggia nessuno, un’operazione museale sbrigativa, svogliata, debole.


Se l’obiettivo era ricordare una grande fotografa, si è ottenuto il contrario: una mostra scarna, povera, che svuota piuttosto che aggiungere senso, e che lascia il visitatore con l’amara sensazione di aver assistito non a un tributo, ma a un pretesto. Un’occasione mancata, e nemmeno piccola.






giovedì 2 ottobre 2025

Scattare, consumare, dimenticare

Viviamo sempre più immersi in una pseudo civiltà dell’immagine, in cui lo smartphone è diventato protesi postumana e feticcio. Ovunque e in qualunque momento e circostanza si scatta, si riprende, si “immortala”, non per custodire un ricordo né per documentare un istante, ma per accumulare compulsivamente frammenti visivi.

Il fenomeno si amplifica nei concerti e nelle esibizioni dal vivo: invece di vivere l’esperienza nell’immediatezza dell’ascolto, si alzano in aria telefoni e si registra compulsivamente ogni brano, spesso con audio pessimo e immagini indistinguibili. Non restano né la partecipazione, né l’emozione del momento: solo un archivio sterile di file che nessuno rivedrà mai. È il trionfo dell’apparenza sul vissuto, della registrazione sulla memoria, dell’occhio filtrato sullo sguardo autentico. La registrazione in luogo dell’esperienza reale, del vissuto.

Si tratta di un parossismo consumistico: la foto non è più atto creativo o testimonianza, ma puro gesto automatico, destinato a perdersi nel flusso ininterrotto di milioni di immagini uguali. E paradossalmente, mentre cresce la quantità, la qualità precipita: l’occhio si atrofizza, la visione si fa pigra e l’immagine, per giunta stereotipata, si riduce a sterile rumore visivo, che non esprime né mostra  più nulla.


venerdì 22 agosto 2025

Franco Fontana all’Ara Pacis

FRANCO FONTANA© PHOENIX ARIZONA

Il Museo dell’Ara Pacis dedica una grande retrospettiva a Franco Fontana, maestro della fotografia a colori. Le sue immagini, spesso vicine all’astrattismo, trasformano paesaggi e architetture in giochi di linee e cromie vibranti. Una ricerca tecnica e stilistica instancabile che, dagli anni ’70 a oggi, ha saputo ridefinire il nostro modo di guardare il mondo.

Si tratta di una mostra interessante e stimolante, che vale senz’altro la visita. Con un piccolo consiglio pratico: presentatevi ben coperti, visto che l’aria condizionata è impostata su temperature glaciali, quasi a voler trasformare il percorso espositivo in un’esperienza “polare”.

👉 Scopri di più qui.

Piscina, 1983 ©Franco Fontana


sabato 9 agosto 2025

Addio al grande Berengo Gardin


Gianni Berengo Gardin è stato uno dei più grandi maestri della fotografia italiana e internazionale. Anni fa ebbi la fortuna di visitare una bella mostra a lui dedicata al Palazzo delle Esposizioni di Roma: un viaggio emozionante attraverso il suo sguardo lucido e poetico, capace di raccontare l’Italia, la sua gente, le sue città e le sue trasformazioni.

Berengo Gardin non è stato solo un fotografo di straordinario talento, ma anche un uomo di profondo impegno civile. Le sue immagini hanno denunciato, documentato, testimoniato: dai manicomi prima della legge Basaglia, alle grandi opere contestate, fino ai cambiamenti sociali e ambientali del nostro Paese.

Coerente fino in fondo con la propria visione, non amava il colore, la fotografia digitale e l'utilizzo di Photoshop, convinto che la fotografia dovesse essere verità, non manipolazione. In un’epoca in cui le immagini vengono continuamente manipolate, la sua fedeltà al bianco e nero e alla purezza dello scatto resta un atto di coraggio e di integrità artistica, che sa di sana ribellione.

Lo salutiamo con ammirazione sconfinata e gratitudine, sapendo che le sue fotografie continueranno a parlarci, a interrogarci e a ricordarci che guardare il mondo con attenzione è il primo passo per capirlo e tentare di cambiarlo.

Su RaiPlay è presente un bel documentario sul grande fotografo, che vi consiglio di vedere. Non è lungo ed è ben fatto.


La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...