Visualizzazione post con etichetta The Innocents. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta The Innocents. Mostra tutti i post

sabato 7 giugno 2025

“Suspense” di Jack Clayton

Suspense (The Innocents) è uno di quei film osannati per decenni dalla critica e anche da celebri registi di genere, più per la sua patina “d’autore” che per un reale valore cinematografico. Diretto da Jack Clayton nel 1961 e tratto dal racconto (magnifico, va detto) Il giro di vite di Henry James, il film si presenta come un raffinato esercizio di ambiguità psicologica. Il problema è che, sotto la superficie levigata, non c’è molto altro.

La regia si affida a lunghi silenzi, sguardi in macchina, ombre ben piazzate e un bianco e nero che vorrebbe suggerire inquietudine ma finisce solo per rallentare il ritmo fino all’estenuazione. Deborah Kerr, bellissima e glaciale, interpreta la governante preda di allucinazioni o forse fantasmi reali mentre si aggira per la villa con occhi sgranati e pose teatrali, ma il suo personaggio resta monolitico e poco credibile. I due bambini, spesso citati come “disturbanti”, risultano più fastidiosamente affettati che davvero inquietanti.


La presunta tensione psicologica si scioglie presto in ripetizioni e allusioni stanche. L’ambiguità, anziché stimolare la riflessione, genera solo frustrazione: nessuna risposta, nessuna svolta, nessuna reale progressione narrativa. Tutto è sospeso – e non nel senso buono del termine. A voler essere generosi, si può apprezzare la fotografia elegante di Freddie Francis e qualche trovata visiva suggestiva. Ma non basta a salvare un film che oggi appare invecchiato, verboso e clamorosamente sopravvalutato.


Suspense avrebbe voluto essere un raffinato incubo gotico. Ma finisce per essere solo un incubo di noia.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...