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martedì 9 dicembre 2025

Live God: Nick Cave & The Bad Seeds dal vivo, pura meraviglia

Ho appena finito di ascoltare Live God di Nick Cave & The Bad Seeds e, ragazzi, che viaggio! Questo doppio album dal vivo è una testimonianza sonora che fa tremare le ossa e riaccende il cuore: un’onda potente di emozione, bellezza e pura intensità.

Fin dall’inizio, con l’apertura su Frogs e Wild God (Live God), la band mostra una tensione vibrante, un’energia selvaggia e sacra assieme. La scaletta è un percorso totale. Dentro c’è tutto: i brani nuovi tratti da Wild God e i grandi classici che hanno fatto la storia del gruppo.  


E la resa dal vivo è semplicemente magistrale. Le versioni di From Her to Eternity, Tupelo, Papa Won’t Leave You, Henry o Red Right Hand colpiscono come fulmini: crudeli, sensuali, elettriche. E quando arriva la struggente Into My Arms, con voce e piano nudi, ti ricorda perché ancora oggi Nick Cave sa toccare l’anima.  


C’è qualcosa di spirituale, quasi liturgico: cori, intensità, l’atmosfera di un rito rock che diventa preghiera. In alcuni momenti sembra che il palco sia un altare, che la musica cerchi — e trovi — una redenzione.  


In un tempo in cui tanti live suonano perfetti ma freddi, Live God fa l’opposto: suona vivo, instabile, vero — con la carne, il respiro, la voce che vibra. È un antidoto alla disperazione, come lo ha definito lo stesso Cave.  


Per me è uno dei migliori dischi dal vivo degli ultimi anni: un’opera intensa, coraggiosa, carica di passione e verità. Se amate la musica che non si accontenta di essere compiacente, ma sferza l'anima, ebbene, questo è il disco che fa per voi.




sabato 1 novembre 2025

Addio a James Senese

Scrivo questo post con colpevole ritardo, ma non potevo non ricordare il grande James Senese, scomparso il 29 ottobre. Sassofonista, cantante, anima ribollente di Napoli, è stato – insieme a Pino Daniele – l’inventore di un sound unico, un impasto irripetibile di soul, funky-jazz, rock e sangue partenopeo.

E pensare che il suo ultimo album era appena uscito, a riprova che la sua energia, la sua voglia di suonare, non si era mai spenta, a dispetto dei suoi recenti problemi di salute. 

La sua musica sapeva di strada, di sudore, di vita vera. Ci lascia un artista autentico, un pezzo di storia che continuerà a vibrare in ogni nota di quel suono inconfondibile che portava il suo nome.

domenica 9 febbraio 2025

Il ritorno di Gino Vannelli: The Life I Got (To My Most Beloved)


The Life I Got (To My Most Beloved) è il ventiduesimo album in studio di Gino Vannelli, pubblicato il 7 febbraio 2025. Questo lavoro rappresenta un tributo profondamente personale e toccante alla moglie Tricia, compagna di vita per quasi cinquant’anni, scomparsa durante la realizzazione dell’album.  

L’album, per ovvi motivi molto diverso dal precedente, magnifico Wilderness Road del 2019, si compone di undici tracce che esplorano temi di dolore, speranza e perdita, offrendo un’esperienza musicale intensa e sincera. Brani come “The Life I Got” esprimono un profondo senso di mancanza, con testi come “I just want to wake up in the morning, have you by my side”, mentre pezzi come “A Little Bit Broken” riflettono sulla fragilità umana con liriche del tipo “Everyone gets a little bit broken/No matter how strong”.  

Musicalmente, l’album fonde elementi di blues e jazz con arrangiamenti minimalisti che mettono in risalto la potente voce di Vannelli. Brani come “It’s All Good Mama” presentano groove profondi che catturano l’attenzione dell’ascoltatore, mentre “Good Neighbors” offre un tono più vivace, aggiungendo varietà all’album.  

“The Life I Got (To My Most Beloved)” si distingue come uno degli album più personali e coraggiosi di Vannelli, offrendo un viaggio emotivo che molti potranno trovare confortante. Non c’è il pop-rock-soul di suoi precedenti lavori, certo, ma è una scelta più che comprensibile dell’artista, che forse cerca nella musica un modo per sopravvivere a una perdita così grave.

L’album infatti è un’opera che celebra l’amore, la speranza e la resilienza, dimostrando ancora una volta la maestria artistica di Gino Vannelli.



mercoledì 15 maggio 2024

1971, l’anno che cambiò tutto

I vari servizi di streaming, com’è noto, propongono perlopiù film e serie televisive e stanno rapidamente cambiando le abitudini di milioni di spettatori, dalla fruizione dei film in sala alla visione dei programmi trasmessi dalla televisione generalista. 

Spesso le nuove generazioni semplicemente non concepiscono più l’idea di sottostare a orari e luoghi determinati per vedere film, telefilm e ascoltare musica. Il nuovo che avanza? Chissà.

Ma, a esplorare a fondo i cataloghi a volte sterminati di questi servizi – a volte si trascorrono decine e decine di minuti navigando tra titoli e categorie, col risultato paradossale di non vedere poi nulla per aver esaurito il tempo libero a disposizione – si possono scoprire altre tipologie di contenuti. Come ad esempio i documentari musicali.

Uno tra i migliori è a mio avviso 1971, disponibile su AppleTV+: 7 puntate realizzate con cura certosina, contenenti video, immagini, filmati, brani spesso rarissimi. Il tutto accompagnato da una narrazione precisa, ma mai noiosa.

La scheda dell’opera:

In un’epoca tumultuosa, segnata da profondi cambiamenti politici e culturali, il 1971 fu un anno di innovazione e rinascita per la musica. Mentre le star già affermate raggiungevano nuove vette, nuovi nomi invasero la scena scardinando i confini del panorama musicale.



La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...