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sabato 9 maggio 2026

La mite di Fëdor Dostoevskij

Di recente ho recensito La mite di Fëdor Dostoevskij, uno dei racconti più intensi e inquietanti dell’autore russo. Un testo breve solo in apparenza, perché dentro quelle poche pagine si spalanca un abisso psicologico e umano di straordinaria potenza.

A colpire ancora oggi è soprattutto la modernità dell’impostazione narrativa: il lungo monologo del protagonista, frammentato, contraddittorio, quasi un flusso di coscienza ante litteram, sembra anticipare molta narrativa del Novecento e persino certa sensibilità cinematografica contemporanea. 

Dostoevskij riesce a costruire un racconto soffocante e lucidissimo, nel quale verità, autoassoluzione e senso di colpa s'intrecciano senza tregua.

La recensione completa è qui.



lunedì 22 settembre 2025

Delitto e castigo: un classico che ci riguarda da vicino

Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij è uno di quei libri che non si lasciano mai archiviare tra le letture “importanti” e basta.

Ogni volta che lo riprendo in mano, resto colpito da quanto sia vicino al nostro presente: la miseria che diventa ingiustizia sociale, la solitudine delle città, il peso schiacciante del senso di colpa, ma anche la possibilità — fragile, ma reale — di riscatto. La storia di Raskol’nikov, con le sue contraddizioni, i suoi errori e il suo tormento interiore, è uno specchio che ci costringe a guardarci dentro.

Non è solo un classico “da studiare”, ma un romanzo vivo, che ancora ci mette alla prova e ci chiede di interrogarci su cosa significhi davvero essere liberi, responsabili, umani.

Qui trovate la mia recensione completa.

mercoledì 27 agosto 2025

Memorie dal sottosuolo: un classico che ci riguarda ancora


Memorie dal sottosuolo di Fëdor Dostoevskij, pubblicato nel 1864, è uno di quei libri che sembrano parlare più al futuro che al proprio tempo. Non si tratta di un romanzo tradizionale, con una trama ordinata e personaggi ben delineati, ma di una sorta di confessione corrosiva, a metà tra diario intimo e pamphlet filosofico. È un’opera che rompe con i canoni ottocenteschi e inaugura una forma narrativa nuova, destinata a influenzare gran parte della letteratura del Novecento.

Il protagonista, il celebre Uomo del sottosuolo, non è un eroe e neppure un antieroe in senso classico: è un individuo marginale, isolato, contraddittorio, incapace di inserirsi nel mondo eppure ossessionato da esso. Oscilla tra orgoglio smisurato e umiliazione, tra il desiderio di superiorità e la sensazione costante di fallimento. In lui Dostoevskij mette in scena la nascita dell’uomo moderno, scisso e tormentato, lontano dalle figure armoniose che popolavano i romanzi del secolo precedente.

La modernità dell’opera si manifesta anche nella forma: frammentaria, discontinua, quasi priva di una vera trama, dominata piuttosto da un incessante flusso di pensieri e contraddizioni. In questo senso Memorie dal sottosuolo anticipa tecniche che diventeranno centrali nella narrativa del Novecento, dal flusso di coscienza di Joyce alle inquietudini kafkiane.


Ma ciò che colpisce di più è l’approfondimento psicologico. L’Uomo del sottosuolo si analizza senza tregua, mette a nudo pulsioni e pensieri che solitamente restano nascosti: il piacere della sofferenza, il gusto per l’umiliazione, la ribellione irrazionale contro la logica e il buon senso. Dostoevskij scava nei recessi della psiche umana con un’acutezza che anticipa l’indagine psicoanalitica di Freud, mostrando come l’uomo non sia mai riducibile a schemi razionali o a calcoli utilitaristici.

Il romanzo è infatti anche una polemica contro l’ottimismo razionalista e le utopie sociali del tempo: l’idea che la felicità potesse essere costruita solo su basi logiche e matematiche viene smontata pezzo per pezzo. L’Uomo del sottosuolo rivendica l’imprevedibilità, l’irrazionalità e perfino l’autodistruzione come tratti costitutivi dell’essere umano.

A distanza di più di un secolo e mezzo, il libro mantiene intatta la sua forza dirompente. L’Uomo del sottosuolo, con la sua rabbia impotente, il suo isolamento e la sua incapacità di vivere relazioni autentiche, assomiglia sorprendentemente a molti individui di oggi, alienati e divisi tra desiderio di libertà e paura del mondo. Non sorprende che Memorie dal sottosuolo venga considerato un testo che anticipa l’esistenzialismo di Sartre e Camus, oltre a dialogare idealmente con la psicoanalisi novecentesca.

Non è una lettura facile né consolatoria: non ci offre redenzione né risposte semplici, ma ci mette davanti a uno specchio scomodo, costringendoci a guardare le zone d’ombra che spesso preferiamo ignorare. Proprio per questo, però, resta un’opera necessaria, che continua a parlarci con urgenza e modernità, interrogandoci sul mistero più insondabile di tutti: l’animo umano.

L’edizione BUR Rizzoli, oltre a un’ottima traduzione, vanta un’eccellente prefazione firmata da Alberto Moravia.

mercoledì 19 giugno 2024

Memorie dal sottosuolo


In seguito alla criminale invasione decisa da Vladimir Putin del territorio ucraino si è scatenata una certa, immotivata e ingiusta avversione verso l'arte russa. Un atteggiamento sciocco e dannoso, com'è evidente, per la cultura in generale.

Ebbene, mi sono occupato, sulle pagine del blog magazine Libri e parole di un grande classico della letteratura russa. Sto parlando di Memorie dal sottosuolo, di Fëdor Dostoevskij.

È un romanzo breve di grande modernità, pur essendo stato pubblicato nel 1864, per come affronta, anticipandoli rispetto alla tradizione letteraria precedente, temi quali l'alienazione, il senso di colpa, la morale comune.

Chi volesse approfondire l'argomento, può farlo a partire da questo link.

venerdì 7 giugno 2024

Leggere Il sosia nell’era della “cancel culture”

L'invasione russa dell'Ucraina ha provocato, tra i tanti, tragici effetti collaterali, anche una sorta di odioso ostracismo nei confronti della cultura russa, benché suoni a dir poco paradossale il riferimento alla cosiddetta cancel culture fatto da Putin.

Vero è che si registrano censure e atteggiamenti negativi verso la cultura russa, che hanno fatto giustamente gridare allo scandalo, a una specie di maccartismo di ritorno.

Censure demenziali e inopportune a parte, è invece oggi quanto mai opportuno (ri)leggere le opere di un grande autore russo, Fëdor Dostoevskij

Una delle sue opere più celebri, anche se forse non la più riuscita almeno sul piano della forma, è certamente Il Sosia.


Si tratta di un romanzo di grande modernità per quanto attiene al tema affrontato, ossia lo sganciamento dalla realtà dell’uomo qualunque, schiacciato da un sistema di valori e da una società che lo annichiliscono. Ne parlo più diffusamente sul blog magazine Libri e Parole.

Qualche anno fa ne è stato tratto anche un discreto film, Il sosia - The Double (The Double), diretto da Richard Ayoade, con Jesse Eisenberg.

lunedì 8 aprile 2024

Delitto e castigo

Ci sono dei libri che a volte esitiamo a leggere, o anche solo a prendere in considerazione. E non mi riferisco al ciarpame commerciale da autogrill o supermercato — che pure ha tutto il diritto di esistere e vendere, beninteso — quanto ai grandi classici della letteratura.

Penso ad esempio alla letteratura russa. Molti la evitano come la peste temendo che si tratti di opere pesanti, inattuali o irrimediabilmente noiose. Ma dobbiamo farcene una ragione: il più delle volte abbiamo torto marcio, e i nostri sono solo pregiudizi, viziati come siamo magari da letture veloci o di più facile presa. 

Al contrario, se osassimo accostarci a quelle che sono autentiche pietre miliari della narrativa di tutti i tempi, potremmo rimanere stupiti dalla qualità e dall’attualità di capolavori che davvero sono senza tempo.

È il caso di Delitto e castigo, di Fëdor Dostoevskij, un romanzo che peraltro possiamo ascrivere senza problemi al genere giallo - poliziesco, e che affronta il tema del crimine e della sua espiazione con sorprendente acume e profondità.

Certo, il libro è imponente, anche in senso letterale, vista la mole delle pagine, oltre le 700. Ma vi assicuro che vale la pena di leggerle. Non vi annoierete, credetemi.

Del romanzo sono state realizzate nel corso degli anni diversi adattamenti cinematografici e televisivi. Vi segnalo al riguardo un’eccellente miniserie televisiva del 1983, curata da Mario Missiroli su sceneggiatura di Tullio Kezich, interpretata da più che valenti interpreti. Potete guardarla su RaiPlay.

Se volete approfondire l’argomento, non dovete fare altro che leggere la recensione del romanzo sul blog magazine Libri e Parole.

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