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lunedì 20 ottobre 2025

Quando la nuvola si sgonfia: AWS in tilt (e le previsioni che si avverano)

In un mio recente post avevo messo in guardia contro la fiducia cieca nelle grandi infrastrutture cloud, troppo spesso considerate infallibili. Avevo scritto che, per quanto gigantesche e sofisticate, restano pur sempre macchine — e come tali, destinate prima o poi a incepparsi. Ebbene, oggi quella previsione ha trovato conferma.

Il colosso Amazon Web Services, cuore pulsante di una parte enorme di Internet, è crollato per ore causando disservizi in tutto il mondo: da Snapchat a Fortnite, fino ad Alexa, al negozio on line di Amazon e a numerose piattaforme aziendali. La nube si è improvvisamente fatta temporale, e milioni di utenti si sono trovati tagliati fuori dai propri servizi digitali, come se qualcuno avesse spento l’interruttore del web.

L’episodio dimostra quanto sia fragile il castello di certezze su cui si regge la nostra vita connessa. Abbiamo affidato tutto — lavoro, comunicazioni, intrattenimento — a pochi giganti tecnologici, convinti che “loro” non possano cadere. Ma oggi, con AWS in ginocchio, scopriamo che basta un guasto per paralizzare intere porzioni della rete globale.

Non c’è bisogno di essere ingegneri per capire la lezione: la dipendenza da un unico colosso è un rischio, e la “nuvola” non è un luogo magico dove tutto funziona per sempre. È fatta di server, cavi, persone, errori. Esattamente come il mondo reale da cui pretendiamo di fuggire.

Il crollo di oggi non è solo un blackout tecnologico, ma anche un segnale simbolico: ci ricorda che la modernità digitale non è sinonimo di invulnerabilità.

lunedì 13 ottobre 2025

La doppia morte di Internet: il controllo e il collasso


La Rete, la spina dorsale della nostra civiltà, è sotto assedio. Non da una, ma da due minacce che, pur essendo diverse, convergono sulla stessa catastrofe: la fine di Internet come lo conosciamo.

La prima minaccia riguarda la sua libertà. Lo ha ribadito con forza Pavel Durov, fondatore di Telegram, parlando di un "tempo che sta finendo per salvare l'Internet libero". Per Durov, stiamo assistendo a un collasso ideologico: la grande promessa di scambio libero si sta tramutando nel "più potente strumento di controllo mai creato". Non si tratta di un guasto tecnico, ma di una resa morale, dove la sorveglianza e la censura, dal Regno Unito alla Germania, erodono l'anima stessa del web, trasformandolo in un panopticon digitale.

Ma c'è una seconda, terrificante possibilità, che ho prospettato in un mio recente post: il collasso fisico. Interruzione dei cavi sottomarini, un attacco cibernetico su vasta scala o un evento solare estremo potrebbero spegnere la luce della Rete. Qui il problema non è cosa facciamo online, ma se possiamo farlo. Questa crisi ci riporterebbe al medioevo digitale, paralizzando economia, sanità e logistica globale.

L'ironia del nostro tempo è proprio questa: potremmo fallire nel difendere la libertà della Rete, trasformandola in uno strumento tirannico (l'avvertimento di Durov); oppure potremmo lottare per la libertà, solo per vederla spazzata via da un cedimento strutturale (la disconnessione).

Oggi non basta che Internet "funzioni"; deve funzionare garantendo democrazia. La posta in gioco è doppia: rischiamo di perdere Internet sia nella sua essenza che nella sua esistenza.

venerdì 10 ottobre 2025

E se Internet crollasse?

Può sembrare impossibile, quasi inconcepibile, parlare di un eventuale crollo di Internet. La sua architettura è stata concepita per resistere a tutto: guerre, catastrofi naturali, blackout localizzati. Una rete distribuita, resiliente, capace di “autoripararsi” instradando i dati per vie alternative. In teoria, dunque, indistruttibile.

Eppure, proprio la complessità che ne garantisce la sopravvivenza potrebbe un giorno diventare la sua condanna. Basterebbe un intreccio di crisi — energetica, politica, tecnologica — per spezzare quella fragile armonia di server, cavi sottomarini, data center e reti di trasmissione che sorregge l’intero mondo digitale. Immaginiamo un collasso graduale, non un’esplosione improvvisa: siti che smettono di rispondere, piattaforme che vanno in tilt, servizi cloud che evaporano come nebbia.

Le conseguenze sarebbero enormi, ma non solo economiche o pratiche. Per milioni di persone, Internet è ormai una protesi mentale, un’estensione dell’identità. Un suo blackout non significherebbe soltanto perdere l’accesso all’informazione, ma anche una parte del proprio sé: i ricordi custoditi online, le tracce di relazioni, la memoria collettiva di un’intera epoca.

Ci scopriremmo improvvisamente soli, disconnessi non solo dal mondo ma da noi stessi. Forse, dopo il panico iniziale, torneremmo a guardarci negli occhi, a riscoprire la lentezza, il silenzio. Ma il prezzo psicologico del crollo di Internet sarebbe altissimo: un trauma collettivo, un lutto globale per qualcosa che, nel bene e nel male, aveva finito per diventare la nostra casa.

Lontano Lontano

Lontano Lontano è una di quelle perle rare del cinema italiano contemporaneo: un film che sa essere garbato, sottile e incredibilmente uman...