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domenica 19 luglio 2026

L'ultima missione: Project Hail Mary, un film da dimenticare


Uscito nelle sale lo scorso marzo con la regia della coppia Phil Lord e Christopher Miller, L'ultima missione: Project Hail Mary è la dimostrazione lampante di come si possa prendere un’ottima premessa di fantascienza e trasformarla in un kolossal soporifero, privo di anima e penosamente infantile.

Il difetto più imperdonabile della pellicola è la sua noia mortale. Per oltre due ore e mezza, lo spettatore è condannato a guardare il protagonista, il dottor Ryland Grace – interpretato da un Ryan Gosling dall'entusiasmo forzato e stucchevole –, che risolve equazioni alla lavagna e affronta una crisi planetaria con lo stesso pathos di un ragioniere che compila una dichiarazione dei redditi. 


Il ritmo è piatto: ogni ostacolo viene risolto nel giro di cinque minuti grazie al provvidenziale "colpo di genio" del protagonista, eliminando qualsiasi parvenza di vero dramma.


giovedì 15 gennaio 2026

Barbie, oltre il rosa e la plastica c'è di più

Barbie non è affatto il film zuccheroso e infantile che molti si aspettavano. Anzi, dietro l’estetica iper-colorata e il mondo di plastica perfetto si nasconde una delle operazioni cinematografiche più intelligenti e provocatorie degli ultimi anni. Greta Gerwig usa l’icona per eccellenza della cultura pop per smontarla dall’interno, trasformando un prodotto commerciale in una riflessione sorprendentemente amara e politica sull’identità, il genere, il potere e il bisogno di essere amati.

Il film gioca continuamente sul doppio registro. Da un lato c’è lo spettacolo visivo, il divertimento, la coreografia, la nostalgia per l’immaginario Mattel. Dall’altro, però, c’è una storia che parla di crisi, di disorientamento e di fallimento delle promesse che la società fa alle donne. La Barbie dell'incantevole Margot Robbie non è solo un giocattolo che prende vita: è una figura che scopre di non essere sufficiente, di non essere completa, di non essere “abbastanza” secondo regole che cambiano continuamente. È una condizione esistenziale, non una favola per bambini.

Ryan Gosling, con un Ken che oscilla tra comicità e tragedia, incarna alla perfezione il vuoto e la fragilità di un maschile che ha perso i propri riferimenti. Il suo personaggio è una satira feroce, ma anche una figura patetica, che cerca disperatamente uno scopo in un mondo che non glielo ha mai davvero concesso. E qui il film diventa sorprendentemente universale: Barbie non parla solo alle donne, ma a chiunque si senta schiacciato da un ruolo che non ha scelto.

Greta Gerwig riesce nell’impresa rarissima di fare un film apertamente ideologico senza trasformarlo in una predica. Le idee sono ovunque, ma passano attraverso gag, canzoni, immagini e paradossi narrativi. È un cinema che pensa e che si diverte allo stesso tempo, che critica il sistema mentre ne usa consapevolmente le forme.

Alla fine la visione della pellicola lascia addosso una strana malinconia, molto lontana dall’allegria da giocattolo che il titolo potrebbe suggerire. È un film sul desiderio di essere reali, imperfetti, liberi, anche a costo di soffrire. Ed è proprio per questo che non è un film per bambini: è una favola per adulti che hanno capito che il mondo, fuori dalla scatola, è molto più complicato e molto più interessante di quanto ci abbiano fatto credere.

martedì 30 dicembre 2025

Drive, un noir urbano di culto

Drive (2011) di Nicolas Winding Refn è uno di quei film che riescono a essere insieme eleganti e brutali, minimalisti e potentissimi. Un noir urbano immerso in una Los Angeles notturna e irreale, fatta di luci al neon, silenzi carichi di tensione e improvvise esplosioni di violenza.

Ryan Gosling costruisce un protagonista memorabile: taciturno, enigmatico, sfuggente e quasi astratto, capace di comunicare più con uno sguardo che con le parole. Attorno a lui, Refn orchestra una messa in scena rigorosa, fatta di inquadrature studiatissime, tempi dilatati e una colonna sonora synth che non accompagna semplicemente le immagini, ma le definisce, rendendo il film immediatamente riconoscibile.


Drive è cinema di atmosfera, che lavora per sottrazione e affida molto allo spettatore. La violenza, quando arriva, è secca, disturbante, mai gratuita. La storia d’amore è fragile, sospesa, più suggerita che raccontata, e proprio per questo lascia il segno.


Volendo cercare l’unica vera pecca, si può parlare di una certa lentezza, soprattutto nei passaggi più contemplativi, che potrebbe mettere alla prova chi cerca un ritmo più stringente. Ma è una lentezza voluta, che contribuisce a costruire il tono ipnotico del film.

H.G. Wells aveva previsto il futuro

Due secoli di sonno e Graham si risveglia nella Londra del 2100, scoprendo di essere diventato, suo malgrado, l'uomo più ricco e potente...