Se l'obiettivo di Darren Aronofsky con L'albero della vita - The Fountain (2006) era creare un capolavoro spirituale in grado di svelare i segreti della vita e della morte, il risultato assomiglia molto di più a una sessione intensiva di meditazione andata decisamente male.
Il film è un bizzarro pasticcio new age che pretende di essere profondo complicando l'ovvio. La trama si trascina faticosamente lungo tre linee temporali intrecciate, che mettono a dura prova la pazienza e la resistenza al sonno dello spettatore:
- un conquistador spagnolo del Cinquecento alla ricerca della giovinezza eterna
- un medico contemporaneo ossessionato dal trovare una cura per il cancro della moglie
- un astronauta del futuro calvo che fluttua nello spazio profondo dentro una gigantesca bolla dorata insieme a un albero morente.
I volenterosi Hugh Jackman e Rachel Weisz fanno del loro meglio, ma finiscono schiacciati da un simbolismo talmente ridondante e compiaciuto da risultare stucchevole. Tra nebulose dorate che esplodono, succo di corteccia miracoloso e primi piani drammatici, la pellicola scambia la confusione narrativa per complessità filosofica e l'estetica da salvaschermo per arte trascendentale.
Invece di toccare le corde dell'anima, la continua ricerca dell'immortalità di Aronofsky finisce per far sembrare immortale e infinita solo la durata della visione. Alla fine si salva solo la splendida colonna sonora di Clint Mansell: l'unico elemento davvero celestiale in un mare di pretenziosa fuffa metafisica.