Visualizzazione post con etichetta recensioni libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensioni libri. Mostra tutti i post

sabato 13 giugno 2026

Che succede a Baum, anzi a Woody Allen?


Woody Allen torna a fare ciò che gli riesce meglio: raccontare le nevrosi, le fragilità e le contraddizioni dell’essere umano con ironia e intelligenza.

Nel suo primo romanzo, Che succede a Baum?, incontriamo Asher Baum, scrittore in crisi e perfetto alter ego alleniano, alle prese con fallimenti, paure e un mondo che sembra correre troppo veloce. 


È un libro molto divertente, ma soprattutto sorprendentemente vitale, che suona quasi come un bilancio artistico e umano di uno degli autori più influenti degli ultimi decenni.


Se volete saperne di più, trovate qui la mia recensione.




sabato 30 maggio 2026

666 Racconti del terrore: una recensione

Oggi segnalo una recensione molto interessante dedicata a 666 Racconti del terrore, la mastodontica antologia horror pubblicata da Delos Digital e curata da Paolo Di Orazio, Marika Campeti e Claudia Myriam Cocuzza.

L’idea alla base del volume è già di per sé affascinante: 666 autori, 666 microstorie dell’orrore, ciascuna costruita in appena 666 caratteri. Un esperimento letterario decisamente insolito, a metà fra esercizio di stile, horror puro e suggestione weird.


La recensione pubblicata da Libri e Parole sottolinea proprio la varietà dei registri e delle atmosfere presenti nell’antologia: racconti fulminei, immagini disturbanti, ironia nera, poesia macabra e piccoli lampi di autentico inquietante.

Un progetto corale davvero fuori dagli schemi, che conferma la vitalità dell’horror italiano contemporaneo e la capacità di Delos di proporre esperimenti letterari insoliti e stimolanti.


Sono vieppiù lieto di ricordarvi questo volume anche perché ospita un mio racconto, inserito accanto ai testi di centinaia di colleghi scrittori che hanno partecipato a questa originale, ambiziosa e, diciamocelo, folle impresa editoriale.

sabato 9 maggio 2026

La mite di Fëdor Dostoevskij

Di recente ho recensito La mite di Fëdor Dostoevskij, uno dei racconti più intensi e inquietanti dell’autore russo. Un testo breve solo in apparenza, perché dentro quelle poche pagine si spalanca un abisso psicologico e umano di straordinaria potenza.

A colpire ancora oggi è soprattutto la modernità dell’impostazione narrativa: il lungo monologo del protagonista, frammentato, contraddittorio, quasi un flusso di coscienza ante litteram, sembra anticipare molta narrativa del Novecento e persino certa sensibilità cinematografica contemporanea. 

Dostoevskij riesce a costruire un racconto soffocante e lucidissimo, nel quale verità, autoassoluzione e senso di colpa s'intrecciano senza tregua.

La recensione completa è qui.



giovedì 9 aprile 2026

Un Twist d'emozioni

Tornare a leggere lo scrittore irlandese Colum McCann è sempre un’esperienza intensa. In Twist, l'autore ci trascina in un labirinto di emozioni e ricordi, costruito attorno a una trama intrigante e con un'ambientazione inedita.

Ho analizzato il romanzo nella mia ultima recensione per il blog magazine Libri e parole. Potete leggerla qui.



lunedì 19 gennaio 2026

Il silenzio, l'ammonimento di Don DeLillo

Il silenzio è un romanzo piccolo solo in apparenza, come spesso accade con Don DeLillo. Poche pagine, una manciata di personaggi, un evento minimo eppure assoluto: l’improvvisa interruzione di ogni flusso tecnologico, di ogni segnale, di ogni rumore digitale. Da qui DeLillo costruisce un’opera densissima, che sembra parlare sottovoce ma continua a risuonare a lungo, anche dopo l’ultima pagina.

Non c’è alcun gusto per l’apocalisse spettacolare, nessuna concessione al catastrofismo facile. Il blackout globale che apre il romanzo non è un pretesto narrativo, ma un vuoto: uno spazio mentale in cui i personaggi – e con loro il lettore – sono costretti a fare i conti con ciò che resta quando le parole automatiche, le statistiche, le immagini continue si spengono. DeLillo osserva questo smarrimento con il suo stile inconfondibile, asciutto e ipnotico, fatto di dialoghi ellittici, frasi brevi, ripetizioni che sembrano girare a vuoto e invece scavano sempre più a fondo.

Il silenzio del titolo non è mai davvero silenzio: è un rumore interno, un brusio di pensieri, paure, ricordi. È l’impossibilità di interpretare il presente quando vengono meno le narrazioni che ci rassicurano. DeLillo, come nei suoi libri migliori, non offre spiegazioni né soluzioni. Non gli interessa il “perché” tecnico dell’evento, ma il suo effetto sulle coscienze, sulla percezione del tempo, sulla fragilità dei legami umani.

C’è in questo romanzo una lucidità quasi spietata sul nostro rapporto con la tecnologia, ma anche una malinconia profonda. DeLillo sembra dirci che abbiamo delegato troppo al rumore di fondo del mondo, e che senza di esso restiamo nudi, esitanti, incapaci persino di raccontarci una storia coerente. Eppure, proprio in questa sospensione, affiora qualcosa di autentico: l’ascolto, l’attesa, la presenza.

Il silenzio è un libro che non cerca di piacere né di intrattenere, ma di mettere a disagio con eleganza e precisione. Un romanzo terminale e insieme essenziale, che conferma Don DeLillo come uno degli ultimi grandi interpreti del nostro tempo: uno scrittore capace di cogliere il battito segreto del presente e trasformarlo in letteratura pura, scarna, oserei dire quasi necessaria.

sabato 27 dicembre 2025

Cuore di tenebra: lo smascheramento della civiltà occidentale

È on line una mia recensione del romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad, un classico che continua a essere citato molto più di quanto venga davvero letto e compreso.

Un testo che non concede assoluzioni, smaschera l’ipocrisia della civiltà occidentale e costringe il lettore a confrontarsi con un’idea di male tutt’altro che rassicurante.

La recensione completa è disponibile qui.





venerdì 5 dicembre 2025

Anni senza fine, il futuro dell’uomo secondo Clifford D. Simak

"Questa, disse Jenkins, era l'ultima città dell'uomo. Era la città che non voleva morire."

Anni senza fine (City) di Clifford D. Simak è un capolavoro della fantascienza, una sinfonia di racconti che si estendono per un milione di anni, tessendo una meditazione profonda, poetica e a tratti straziante sul destino dell'umanità e sul significato della sua eredità. Quest'opera si distingue per la sua visione quieta e rurale del futuro, un futuro dominato dal silenzio e dall'oblio.


Il dramma silenzioso dell'abbandono


Simak rovescia il cliché futuristico: l'uomo non è scacciato dalla Terra da un cataclisma, ma se ne va volontariamente, trovando le città inutili e trascendendo in forme di esistenza superiori. Questo esodo non è una tragedia rumorosa, ma una lenta, malinconica dissoluzione, dove le vestigia della nostra civiltà vengono gradualmente inghiottite dalla natura.


La nascita della civiltà post-umana


Con l'addio dell'uomo, la Terra diventa la culla di una nuova società. I protagonisti di questa nuova era sono i Cani, intelligenze canine evolute, e il robot Jenkins. Il mondo che costruiscono è una civiltà rurale e pacifica, basata sull'onore e sull'amicizia, che si sforza di non ripercorrere gli errori violenti degli "Uomini leggendari".


Jenkins: il cuore meccanico della memoria


Il robot maggiordomo Jenkins è il vero e commovente custode della fiamma umana. Egli è l'archivio ambulante della storia, che tenta disperatamente di dare contesto e significato ai miti che i Cani si raccontano sulla specie assente. La sua lealtà, che perdura per centinaia di migliaia di anni, è il simbolo più potente dell'eredità umana.


Simak, maestro della fantascienza pastorale


Per comprendere l'anima di City, bisogna conoscere il suo creatore. Simak, scomparso nel 1988, giornalista per gran parte della vita, è considerato il padre della "fantascienza pastorale". A differenza di autori ossessionati dalla tecnologia, Simak radicava le sue storie sulla Terra, in contesti di aperta campagna, esplorando temi di solitudine, il ritorno alla natura e un'etica di non-violenza. Le sue risposte ai grandi interrogativi si trovano nella filosofia e nell'armonia, non nelle equazioni scientifiche.


Un'eredità di quiete


City non è solo lettura, la definirei un'esperienza contemplativa. È consigliato a chi cerca una fantascienza che sappia essere al contempo tenera e profonda, e a chiunque voglia confrontarsi con l'idea di un mondo che continua, pacifico e selvaggio, anche molto tempo dopo che l'uomo se n'è andato.


Clifford D. Simak


domenica 9 novembre 2025

La tuffatrice, distopia o realtà?

Ho recensito La tuffatrice di Julia von Lucadou, un romanzo d’esordio forse a tratti un po’ acerbo, ma senza dubbio interessante e, temo, anche premonitore nei contenuti. 

L'autrice è nata a Heidelberg nel 1982, ha studiato all’Università di Mainz e alla Victoria University di Wellington, e lavorato come assistente alla regia e come redattrice televisiva. Il che spiega il taglio a tratti cinematografico del suo libro.

Distopico, inquietante e fin troppo attuale, descrive una società molto simile alla nostra, ma ossessionata a livelli parossistici dal controllo, dalla performance e dall’immagine, dove una giovane atleta decide improvvisamente di sottrarsi al sistema che la idolatra. Gli esiti di questa decisione saranno... ah no, mi dispiace, ma non ve lo posso dire, pena spoiler


👉 Leggi la mia recensione su Libri e Parole



sabato 11 ottobre 2025

“Vajont - La diga del disonore”: la tragedia raccontata con potenza visiva e intensità umana

Vajont - La diga del disonore (2001) è uno di quei film che riescono a fondere il grande spettacolo cinematografico con l’impegno civile, restituendo la dimensione umana di una tragedia annunciata senza rinunciare alla forza del racconto. 

Il ritmo del film è sostenuto, teso, con un crescendo narrativo che accompagna lo spettatore fino all’inevitabile disastro, ma senza mai scadere nel melodramma o nel sensazionalismo.

La regia costruisce una tensione costante, fatta di sguardi, silenzi e presagi. Le inquadrature, spesso sghembe e oblique, restituiscono alla perfezione l’instabilità di un mondo che sta per crollare: una scelta visiva coraggiosa e di grande effetto, che amplifica la sensazione di precarietà e destino imminente. Anche la fotografia gioca un ruolo fondamentale: luci livide, colori spenti e contrasti netti che evocano la montagna come presenza viva, minacciosa, quasi ostile.

Daniel Auteuil offre come sempre una prova d’attore di rara intensità, tratteggiando un personaggio complesso, diviso tra ambizione, spregiudicatezza e (tardivo) rimorso. Accanto a lui, tutto il cast brilla per autenticità e misura: interpretazioni credibili, mai sopra le righe, che rendono il dramma ancora più vicino e reale.

Il film si ispira alla vera tragedia del Vajont, avvenuta il 9 ottobre 1963, quando una frana precipitò nel bacino artificiale della diga, provocando un’onda gigantesca che distrusse interi paesi e causò quasi duemila vittime. Un disastro annunciato, frutto di errori, negligenze e silenzi colpevoli: il film lo racconta con rispetto, evitando la retorica, ma restituendo tutta la portata dell’orrore e della responsabilità umana.

Vajont non è solo un film storico o un racconto di catastrofe, ma una riflessione sul prezzo dell’arroganza e sull’indifferenza di fronte ai segnali del disastro. Un’opera di grande potenza visiva ed emotiva, capace di lasciare nello spettatore un segno profondo e di far rivivere una delle pagine più drammatiche della nostra storia recente.

martedì 30 settembre 2025

Una recensione

Ho letto con piacere la recensione apparsa su LibrieParole dedicata a Visioni Fantastiche: On Demand, l’antologia curata da Giorgio Sangiorgi che raccoglie racconti capaci di spaziare tra immaginazione, tecnologia e visioni del futuro.

Il pezzo mette bene in luce la varietà e la qualità delle storie, restituendo il senso di un progetto che intreccia sguardi diversi sul fantastico contemporaneo.

Tra gli autori figura anche il sottoscritto, e non posso che essere orgoglioso di far parte di questa raccolta.

👉 Qui trovate la recensione completa.



martedì 13 maggio 2025

L’ultimo giorno di un condannato di Victor Hugo

È da poco apparsa sul blog magazine Libri e Parole una mia recensione di uno dei testi più intensi e sconvolgenti della letteratura francese: L’ultimo giorno di un condannato di Victor Hugo.

È un’opera breve ma potentissima, forse non conosciuta come merita, ed è allo stesso tempo un grido contro la pena di morte e una riflessione profonda sull’umanità, la giustizia e la solitudine.


Potete leggerla qui:

venerdì 11 aprile 2025

Vite che non sono la mia

Di recente ho scritto una recensione di Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, un libro che mescola reportage, autobiografia e dolore condiviso con una lucidità disarmante. 

Carrère ci accompagna in un viaggio nelle esistenze altrui – amici, parenti, vittime dello tsunami – per parlare in realtà di noi stessi, delle nostre fragilità e del senso (o nonsenso) della perdita.

➡️ Leggi la recensione completa sul blog magazine Libri e parole.

lunedì 24 giugno 2024

I contendenti, un Grisham in tono minore

Che John Grisham, autore di bestseller da vari decenni cominci a esaurire la vena narrativa? La domanda appare legittima dopo aver letto, non senza fatica, un suo romanzo di pochi anni fa, I contendenti.

Intendiamoci, gli argomenti trattati sono interessanti: si parla delle sempre più diffuse class action, cavalcate senza scrupolo da studi legali che agiscono solo per pura avidità.

J.G. evidenzia poi la macchinosità del sistema giudiziario americano, che quindi si presta bene a manovre più o meno torbide da parte di avvocati e giudici spregiudicati.

E fin qui tutto bene, direte voi. La lettura sembra promettente. Certo. Il problema è che stavolta il peggior nemico degli scrittori - ma anche dei lettori, eh! - sembra prevalere sulla pur consueta abilità narrativa dell’autore. Alludo alla noia, che affiora a più riprese nella lettura del libro.

Ad ogni modo, per chi volesse approfondire, trovate la recensione completa qui, sulle pagine sempre più ricche del blog magazine Libri e Parole.

mercoledì 5 giugno 2024

Castelli maledetti, una recensione



Sul blog magazine Libri e parole è presente una lusinghiera recensione dell’antologia Castelli maledetti, edita da Nero Press Edizioni, alla quale partecipo, assieme ad altri nomi ben conosciuti del panorama fantastico e noir, con un racconto dal sapore apocalittico. 

Ambientato durante una terribile pestilenza, vede protagonisti uno scrittore in crisi e una ragazza in fuga, costretti loro malgrado a una convivenza tanto inaspettata quanto difficile. Macoli tempo le cose cambieranno, eccome se cambieranno...


Un piccolo assaggio della recensione:

Se amate le ghost story di stampo britannico, se adorate le atmosfere gotiche, se ricordate con affetto le prime volte in cui avete letto le opere di Henry James dedicate ai fantasmi e al sovrannaturale in generale, Castelli maledetti potrebbe intrigarvi.


La recensione completa:

https://librieparole.it/recensioni/3830/castelli-maledetti-antologia-angelo-marenzana/

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...