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martedì 17 marzo 2026

Surfer, Dude: il surf come ragione di vita

Un film che cattura l’essenza più pura e spensierata del sogno californiano è Surfer, Dude (2008), una piccola perla di relax in questi nostri giorni tormentati. Merita assolutamente una visione perché, a differenza di classici carichi di pathos come il meraviglioso Un mercoledì da leoni, sceglie la strada della leggerezza totale e del sorriso costante.

La pellicola trasmette un'atmosfera solare in ogni inquadratura, trasformando il surf in una filosofia di vita basata sulla pazienza e sulla connessione con la natura, il tutto condito da una colonna sonora accattivante che spazia dal reggae al rock ritmato. Il cuore pulsante del film è l’irresistibile, mai così "piacione" Matthew McConaughey, che nel ruolo di Steve Addington incarna un eroe moderno che non combatte contro i cattivi ma contro la piattezza del mare, affiancato da un cast di volti noti come Jeffrey Nordling, Willie Nelson (proprio lui, l'inossidabile cantautore ultra novantenne) e l'immancabile Woody Harrelson.

Proprio la presenza di Harrelson aggiunge un sapore speciale al film, dato che i due attori sono legati da una chimica straordinaria che traspare in ogni scena, rendendo il loro rapporto sullo schermo incredibilmente autentico.

Oltre alla sintonia artistica, c'è un aneddoto divertente che circola da tempo e che rende la visione di Surfer, Dude ancora più curiosa: i due protagonisti sono così simili e legati da sospettare di essere fratelli biologici.

McConaughey ha raccontato che, durante una vacanza in Grecia, sua madre ha ammesso con una certa allusione di aver "conosciuto" il padre di Woody nello stesso periodo in cui lui è stato concepito. La somiglianza fisica, lo stesso spirito libero e questa incredibile coincidenza temporale hanno spinto i due a considerare seriamente il test del DNA, rendendoli per il pubblico i "quasi fratelli" più iconici di Hollywood.




domenica 4 maggio 2025

Attacco alla verità: il coraggio del giornalismo d’inchiesta

In tempi bui per la democrazia, quando la menzogna diventa metodo e la paranoia si fa programma politico, Attacco alla verità (Shock and Awe) di Rob Reiner torna ad assumere un significato urgente e attuale. 

Il film, uscito nel 2017, racconta la vera storia dei giornalisti della Knight Ridder, unico grande gruppo editoriale statunitense che, all’indomani dell’11 settembre, osò sfidare la narrativa dominante della Casa Bianca sulle armi di distruzione di massa in Iraq. Mentre i principali media si accodavano al clima bellicista imposto da Bush e Cheney, Jonathan Landay e Warren Strobel – interpretati con sobria efficacia da un magnifico Woody Harrelson e da James Marsden – scelsero il giornalismo vero: quello che verifica, indaga e mette in discussione.

Questa pellicola, che a suo tempo ricevette un’accoglienza tiepida, merita oggi di essere riscoperta, perché parla direttamente al nostro presente. Oggi, nel 2025, l’America è guidata da un presidente che ha reso sistematica la menzogna, attacca quotidianamente la stampa libera, si fa forte della propria ignoranza e governa con paranoia e impulsi autoritari. Donald Trump – figura che pare uscita da un incubo distopico – non solo nega la realtà, ma cerca di riscriverla, diffamando chiunque osi contraddirlo. In questo contesto, il film diventa un monito necessario: mostra quanto sia fragile la verità in tempi di manipolazione politica, ma anche quanto possa essere potente il coraggio di chi rifiuta di piegarsi.

Rob Reiner dirige con mano sobria e senza retorica, lasciando spazio ai volti, alle parole, ai dubbi e alle intuizioni dei suoi protagonisti. Tommy Lee Jones e Milla Jovovich completano il cast con prove solide, e la sceneggiatura di Joey Hartstone evita l’enfasi patriottica a favore di un racconto asciutto e incisivo. La forza del film sta nel ricordarci che la verità è un bene pubblico da difendere ogni giorno, e che il giornalismo d’inchiesta – oggi più che mai sotto attacco – è uno dei pochi baluardi rimasti contro il declino democratico.

Attacco alla verità non è solo un film sul passato. È una chiamata al presente. E un avvertimento per il futuro.

domenica 19 gennaio 2025

Il castello di vetro: un’occasione mancata

Nonostante la straordinaria prova di Woody Harrelson (ma sono efficaci anche le prove di Brie Larson e Naomi Watts) che regala un’interpretazione intensa e sfaccettata nel ruolo del protagonista, Il castello di vetro si rivela un film deludente. 

La regia è pesante e statica, incapace di dare respiro alla narrazione o di coinvolgere realmente lo spettatore. Anche i temi, pur importanti e potenzialmente toccanti, perdono forza in una messa in scena che risulta noiosa e respingente. 

Un’occasione mancata, soffocata da uno stile che appesantisce ciò che avrebbe potuto essere un racconto vibrante e commovente.

lunedì 1 luglio 2024

Triangle of Sadness, anzi di noia

Triangle of Sadness, film del 2022 diretto da Ruben Östlund, nonostante le ambizioni, non riesce a mantenere il ritmo né, ciò che è più grave, l'interesse dello spettatore. Inoltre la sua durata è davvero eccessiva, circa 150 (!) minuti, quando già dopo i primi 10 la noia si fa opprimente.

La trama, che prometteva una satira tagliente del mondo della moda e delle élite, si perde in una narrazione disordinata e personaggi poco sviluppati. I dialoghi spesso risultano forzati e le situazioni, che nelle intenzioni dovrebbero risultare satiriche o grottesche, appaiono più imbarazzanti che divertenti. Di certo mai comiche, anzi spesso irritanti.

I personaggi appaiono di nessun interesse per lo spettatore, il quale inesorabilmente è destinato a sprofondare nel sonno più profondo.

Anche la consueta bravura di Woody Harrelson, che offre una performance solida, non riesce a salvare il film dalla sua superficialità e presunzione. Un'opera insomma da evitare accuratamente e da dimenticare.

mercoledì 22 maggio 2024

The Walker

The Walker è un film del 2007 diretto dal leggendario Paul Schrader, uno dei principali esponenti della cosiddetta New Hollywood, in questi giorni a Cannes col suo nuovo film, che ci porta nel mondo intrigante e complesso della politica e del potere a Washington D.C. 

La pellicola segue le vicende di Carter Page III, interpretato magistralmente da Woody Harrelson, un uomo di mondo che si guadagna da vivere accompagnando ricche signore dell’alta società.

Woody Harrelson, in questo ruolo, offre una performance di rara intensità e raffinatezza. Il suo personaggio, Carter Page III, è sofisticato, elegante e profondamente umano. Harrelson riesce a trasmettere la vulnerabilità e il conflitto interiore di Carter con una naturalezza che solo i grandi attori sanno mettere in scena. Il suo carisma e la sua capacità di dominare lo schermo fanno di lui il cuore pulsante del film. Harrelson, con la sua interpretazione, dimostra ancora una volta la sua versatilità e il suo talento innato.



Accanto a lui troviamo un cast eccezionale, tra cui spicca la leggendaria
Lauren Bacall. Bacall, un'icona del cinema hollywoodiano del tempo che fu, porta con sé una presenza scenica ineguagliabile. Nel ruolo di Abigail Delorean, una delle amiche di Carter, Bacall riesce a incarnare con grazia e autorità la sofisticazione e il mistero della vecchia Hollywood. La sua performance è una delizia per gli appassionati di cinema, offrendo un richiamo nostalgico ai giorni d'oro del grande schermo.


La trama del film si sviluppa attorno a un mistero che coinvolge un omicidio e gli intrighi politici, con Carter che si trova invischiato in una situazione che minaccia di distruggere il suo mondo ben curato. La regia di Paul Schrader, noto per il suo lavoro su film come Taxi Driver e American Gigolò, è precisa e attenta ai dettagli, creando un'atmosfera tesa e avvincente. I tempi sono quelli di un film "classico", non forsennati e convulsi come in certi thriller fracassoni di oggi. Il che è un bene: una lezione di cinema da uno dei più grandi cineasti ancora in attività.


Forse uno dei limiti del film si può rinvenire nella risoluzione un po' confusa e frettolosa della trama gialla, ma The Walker non è solo un thriller politico, ma anche e direi soprattutto un ritratto profondo di un uomo che vive ai margini del potere, con la costante sensazione di essere fuori posto nel mondo che lo circonda. Schrader utilizza infatti questa storia per esplorare temi a lui cari come la solitudine, la lealtà, la corruzione e la decadenza morale.

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono ...