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sabato 27 settembre 2025

Dalla guerra mondiale a pezzi alla guerra globale

Il mondo trattiene il respiro sull’orlo dell’abisso. Le mosse di Putin hanno scatenato un’escalation che non è più soltanto guerra locale, ma minaccia di trasformarsi in un incendio globale. Ogni giorno che passa si accresce la sensazione che il fragile equilibrio planetario stia cedendo, che la catastrofe non sia più un’ipotesi remota ma una possibilità concreta.

Papa Francesco parlava di una “terza guerra mondiale a pezzi”, intuendo con lucidità profetica che i conflitti disseminati sul pianeta erano frammenti di un’unica, immane tragedia. Quelle parole oggi risuonano come un testamento amaro: i pezzi stanno lentamente ricomponendosi, saldandosi in un mosaico di fuoco e distruzione che rischia di trascinarci verso la guerra vera, totale, definitiva.

Il dramma non è solo nelle armi che si accumulano, nelle testate nucleari pronte a essere brandite come strumenti di ricatto: è nella perdita stessa dell’idea di futuro. Ogni minaccia, ogni atto di forza, ogni passo falso ci avvicina all’abisso. L’umanità sembra cieca davanti al proprio destino, come un convoglio lanciato a tutta velocità contro un muro che già si intravede.

Se la guerra a pezzi era l’anticamera, ciò che ci attende potrebbe essere l’ultima guerra che il genere umano sarà in grado di combattere. Dopo, resterebbe soltanto il silenzio delle macerie.


sabato 23 agosto 2025

Trump, tra delirio e farsa

Trump, il presidente pazzo degli Stati Uniti, inanella una sequenza di mosse sciagurate, che rasentano il delirio politico. Il fallimentare incontro con Putin, che lo ha lasciato isolato e screditato; il “finto” summit con Zelensky e i leader europei, privo di sostanza e ridotto a una passerella d’immagini; le improvvisazioni autoritarie su Washington, più simili a colpi di teatro che a scelte di governo. 

A questo si aggiunge l’annunciata imposizione di dazi sui mobili importati, un provvedimento tanto assurdo quanto inutile, che rivela un’idea di politica economica ridotta a slogan. 

Il tutto accompagnato da uno stato mentale che appare sempre più alterato: un mix pericoloso di arroganza e confusione che non promette nulla di buono per gli Stati Uniti e per il mondo.



sabato 22 marzo 2025

La politica della prepotenza: il declino della diplomazia nell'era di Trump e Putin

C'era un tempo in cui la politica internazionale era, almeno sulla carta, guidata dal dialogo, dalla diplomazia e da un'idea di progresso collettivo. Certo, i giochi di potere e gli interessi economici hanno sempre avuto un peso determinante, ma la politica non era ridotta a una mera esibizione di forza e arroganza. Oggi, con figure come il "presidente pazzo" Donald Trump e Vladimir Putin, assistiamo a un pericoloso declino di questi principi, sostituiti da una logica primitiva di prepotenza, autoritarismo e sfruttamento economico spietato.

Trump ha costruito il suo impero politico sull'insulto, sulla menzogna e sulla manipolazione delle masse attraverso la paura e la disinformazione. La sua presidenza ha smantellato il concetto stesso di leadership responsabile, sostituendolo con una versione caricaturale del potere, in cui il narcisismo e il personalismo contano più della stabilità e della coesione nazionale. Ha screditato alleanze storiche, favorito regimi autoritari e anteposto il proprio tornaconto a qualsiasi principio etico o istituzionale.

Dall'altra parte, Putin incarna l'archetipo del leader autocratico che vede la politica come un campo di battaglia. La sua strategia è chiara: usare la forza, il ricatto energetico e la propaganda per annientare ogni opposizione, sia interna che esterna. L'invasione dell'Ucraina è la manifestazione più brutale di questa visione del mondo, in cui il diritto internazionale viene calpestato senza esitazione e la vita umana è sacrificata sull'altare di un'illusoria grandezza imperiale.

Ciò che accomuna questi due personaggi è il disprezzo per il dialogo e la diplomazia, sostituiti da una retorica muscolare che mira a dividere piuttosto che a unire. Entrambi hanno trasformato la politica in un'arena di scontri senza regole, in cui la menzogna è normale amministrazione e la violenza, fisica o verbale, è un metodo accettabile per raggiungere i propri obiettivi.

Il problema non è solo la loro esistenza, ma il fatto che milioni di persone abbiano accettato e, anzi, abbracciato questa visione. Il successo di Trump negli Stati Uniti e il controllo ferreo di Putin sulla Russia dimostrano che la politica della prepotenza ha trovato terreno fertile in un mondo sempre più frammentato e impaurito. E finché non si riscoprirà il valore del confronto civile e della cooperazione, questa deriva continuerà ad avvelenare il panorama internazionale.

Se vogliamo invertire questa tendenza, dobbiamo smettere di considerare la politica come un gioco di potere fine a sé stesso e tornare a vederla come un mezzo per migliorare la società. Solo così potremo sottrarre il futuro dalle mani di chi, come Trump e Putin, lo usa come un'arma per i propri interessi personali.

sabato 1 marzo 2025

L'America di Trump nemica dell'Occidente

(© Afp)

L'incontro tra il Presidente "pazzo" degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha rappresentato un punto di svolta inquietante nella politica estera americana. La Casa Bianca, un tempo simbolo della difesa dei valori occidentali, è diventata teatro di un attacco senza precedenti contro un alleato in difficoltà. 

Trump ha accusato Zelensky di "giocare con la Terza Guerra Mondiale", interrompendo bruscamente le trattative per un accordo sulle terre rare, fondamentale per l'economia ucraina e la sua resistenza all'aggressione russa.

Questo episodio non è un caso isolato, ma si inserisce in una preoccupante tendenza dell'amministrazione Trump a riallinearsi con Mosca. Recentemente, gli Stati Uniti hanno votato contro una risoluzione delle Nazioni Unite che condannava l'invasione russa dell'Ucraina, schierandosi al fianco della Russia per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale. 

Inoltre, durante colloqui a Istanbul, la Russia ha proposto di ripristinare i collegamenti aerei diretti con gli Stati Uniti, segno di un disgelo nelle relazioni bilaterali che preoccupa gli alleati europei.

L'America, un tempo baluardo dell'Occidente, sembra ora voltare le spalle ai suoi principi fondamentali, abbracciando una politica filo-russa che mina la stabilità e la sicurezza dell'Europa. Questo tradimento degli ideali democratici e dei diritti umani rappresenta una minaccia non solo per l'Ucraina, ma per l'intero ordine internazionale basato su regole condivise.

sabato 15 febbraio 2025

La farsa dei negoziati: Trump regala l’Ucraina a Putin

Trump e Putin © Ansa

La recente telefonata tra Trump e Putin, sbandierata dal presidente USA come un passo verso la pace, è in realtà l’ennesimo capitolo di un copione già scritto: un leader americano disposto a piegarsi davanti a un dittatore russo, mascherando la resa sotto il velo di una presunta diplomazia. 

Mentre Trump nella sua sgangherata campagna elettorale si vantava di poter risolvere la guerra in Ucraina “in 24 ore”, il vero messaggio che oggi invia a Putin è che gli Stati Uniti sono pronti a chiudere un occhio sulle sue pretese imperialiste, in cambio dello sfruttamento per Washington delle cosiddette terre rare.

Un patetico teatrino in cui l’unico vero accordo è la loro comune inclinazione all’inganno e alla manipolazione. Trump, nel suo consueto ruolo di venditore di fumo, si atteggia a grande negoziatore mentre, in realtà, spalanca le porte alla resa. 

Il suo "piano di pace" è poco più di un salvacondotto per Putin, un via libera alla spartizione dell’Ucraina sotto il pretesto di una soluzione diplomatica. Il tutto condito da vuoti proclami e sceneggiate mediatiche, mentre la democrazia viene svenduta come un lotto fallimentare in un'asta truccata.

venerdì 7 giugno 2024

Leggere Il sosia nell’era della “cancel culture”

L'invasione russa dell'Ucraina ha provocato, tra i tanti, tragici effetti collaterali, anche una sorta di odioso ostracismo nei confronti della cultura russa, benché suoni a dir poco paradossale il riferimento alla cosiddetta cancel culture fatto da Putin.

Vero è che si registrano censure e atteggiamenti negativi verso la cultura russa, che hanno fatto giustamente gridare allo scandalo, a una specie di maccartismo di ritorno.

Censure demenziali e inopportune a parte, è invece oggi quanto mai opportuno (ri)leggere le opere di un grande autore russo, Fëdor Dostoevskij

Una delle sue opere più celebri, anche se forse non la più riuscita almeno sul piano della forma, è certamente Il Sosia.


Si tratta di un romanzo di grande modernità per quanto attiene al tema affrontato, ossia lo sganciamento dalla realtà dell’uomo qualunque, schiacciato da un sistema di valori e da una società che lo annichiliscono. Ne parlo più diffusamente sul blog magazine Libri e Parole.

Qualche anno fa ne è stato tratto anche un discreto film, Il sosia - The Double (The Double), diretto da Richard Ayoade, con Jesse Eisenberg.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...