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martedì 30 giugno 2026

Il Corriere e la fantascienza: una polemica inevitabile

La polemica divampata nei giorni scorsi attorno all’articolo di Mauro Covacich, pubblicato su la Lettura del Corriere della Sera, è tutt’altro che pretestuosa. Sostenere che la fantascienza abbia “sbagliato” il futuro perché non ha previsto gli xenotrapianti o i computer quantistici significa fraintendere la natura stessa del genere. 

La buona fantascienza non è un catalogo di profezie tecnologiche: è uno strumento per interrogare il presente, esplorare le conseguenze delle nostre scelte e riflettere sulla condizione umana. Ridurla a una gara tra previsioni azzeccate e mancate significa ignorare un secolo di letteratura che ha saputo interpretare il mondo con una lucidità spesso superiore a quella della narrativa cosiddetta realistica.

La cosa più sorprendente, in fondo, non è che uno scrittore esprima un giudizio severo sulla fantascienza. È che un quotidiano prestigioso come il Corriere della Sera dia spazio a una lettura che sembra trascurare la natura e il ruolo di uno dei generi più vitali della letteratura moderna. 

La fantascienza non ha mai avuto il compito di indovinare il futuro, ma di interrogare il presente e immaginare le conseguenze delle nostre scelte. È per questo che continua a parlare ai lettori di oggi.

martedì 3 marzo 2026

Edizioni Scudo finalista al Premio Vegetti 2026

Ogni tanto una buona notizia fa capolino tra le pieghe del quotidiano – e stavolta mi riguarda, sia pure di riflesso.

Un’antologia di Edizioni Scudo alla quale ho partecipato con un mio contributo è tra i finalisti al Premio Vegetti 2026. Il volume in questione è Visioni Fantastiche: On Demand, e io contribuisco con il racconto Il mistero di T’zaq Nah. Evidentemente questo mistero ha deciso di non restare troppo nascosto e di farsi notare anche dalla giuria.

Il merito, naturalmente, è collettivo: del curatore, ossia l'infaticabile Giorgio Sangiorgi, degli autori, numerosi ed entusiasti, e naturalmente di quella passione ostinata per la fantascienza che continua a trovare casa presso Edizioni Scudo.

Io mi limito a compiacermi con doverosa moderazione e un pizzico di autoironia: partecipare è già un onore, arrivare in finale è una gran bella soddisfazione. Vincere? Be’, siamo pur sempre nel regno della fantascienza… e lì tutto è possibile, no?



 

venerdì 5 dicembre 2025

Anni senza fine, il futuro dell’uomo secondo Clifford D. Simak

"Questa, disse Jenkins, era l'ultima città dell'uomo. Era la città che non voleva morire."

Anni senza fine (City) di Clifford D. Simak è un capolavoro della fantascienza, una sinfonia di racconti che si estendono per un milione di anni, tessendo una meditazione profonda, poetica e a tratti straziante sul destino dell'umanità e sul significato della sua eredità. Quest'opera si distingue per la sua visione quieta e rurale del futuro, un futuro dominato dal silenzio e dall'oblio.


Il dramma silenzioso dell'abbandono


Simak rovescia il cliché futuristico: l'uomo non è scacciato dalla Terra da un cataclisma, ma se ne va volontariamente, trovando le città inutili e trascendendo in forme di esistenza superiori. Questo esodo non è una tragedia rumorosa, ma una lenta, malinconica dissoluzione, dove le vestigia della nostra civiltà vengono gradualmente inghiottite dalla natura.


La nascita della civiltà post-umana


Con l'addio dell'uomo, la Terra diventa la culla di una nuova società. I protagonisti di questa nuova era sono i Cani, intelligenze canine evolute, e il robot Jenkins. Il mondo che costruiscono è una civiltà rurale e pacifica, basata sull'onore e sull'amicizia, che si sforza di non ripercorrere gli errori violenti degli "Uomini leggendari".


Jenkins: il cuore meccanico della memoria


Il robot maggiordomo Jenkins è il vero e commovente custode della fiamma umana. Egli è l'archivio ambulante della storia, che tenta disperatamente di dare contesto e significato ai miti che i Cani si raccontano sulla specie assente. La sua lealtà, che perdura per centinaia di migliaia di anni, è il simbolo più potente dell'eredità umana.


Simak, maestro della fantascienza pastorale


Per comprendere l'anima di City, bisogna conoscere il suo creatore. Simak, scomparso nel 1988, giornalista per gran parte della vita, è considerato il padre della "fantascienza pastorale". A differenza di autori ossessionati dalla tecnologia, Simak radicava le sue storie sulla Terra, in contesti di aperta campagna, esplorando temi di solitudine, il ritorno alla natura e un'etica di non-violenza. Le sue risposte ai grandi interrogativi si trovano nella filosofia e nell'armonia, non nelle equazioni scientifiche.


Un'eredità di quiete


City non è solo lettura, la definirei un'esperienza contemplativa. È consigliato a chi cerca una fantascienza che sappia essere al contempo tenera e profonda, e a chiunque voglia confrontarsi con l'idea di un mondo che continua, pacifico e selvaggio, anche molto tempo dopo che l'uomo se n'è andato.


Clifford D. Simak


lunedì 17 novembre 2025

L’uomo che venne dalla Terra, un piccolo grande film

Ci sono film che, pur privi di effetti speciali o budget milionari, riescono a lasciare un segno profondo nello spettatore. L’uomo che venne dalla Terra (The Man from Earth, 2007), scritto da Jerome Bixby e diretto da Richard Schenkman, appartiene a questa ristretta categoria di opere capaci di catturare l’attenzione con la sola forza del racconto.

Girato quasi interamente in una stanza, con pochi attori e nessuna azione spettacolare, il film si regge su un’idea tanto semplice quanto affascinante: un uomo, John Oldman, professore universitario, confessa ai suoi colleghi di essere un Cro-Magnon di 14.000 anni che non è mai morto. Da qui si apre un dialogo serrato, filosofico, scientifico e religioso, in cui ogni personaggio reagisce diversamente alla rivelazione.


Il fascino del film sta tutto nella parola, nella tensione intellettuale e nel dubbio costante che attraversa lo spettatore: e se fosse vero? L’uomo che venne dalla Terra è, in fondo, un esperimento teatrale in forma cinematografica, un racconto di fantascienza “da camera” che non ha bisogno di astronavi o computer grafica per sollevare domande fondamentali sul tempo, sulla memoria, sulla fede e sull’identità umana.


Straordinaria l’interpretazione di David Lee Smith nel ruolo di John, capace di dosare mistero e umanità con misura perfetta, mentre attorno a lui il gruppo di colleghi – scienziati, storici, credenti e scettici – incarna le diverse facce della razionalità e della credulità.


Alla fine, il film ci lascia sospesi tra incredulità e meraviglia, come in ogni grande storia di fantascienza: il mistero non viene risolto, ma ci accompagna ben oltre i titoli di coda.


Un piccolo capolavoro di scrittura e recitazione, che dimostra come le buone idee – anche con mezzi ridotti all’osso – possano valere più di mille effetti digitali. Un film da riscoprire, capace di far pensare e di emozionare con la sola forza della parola, e, pregio non da poco, senza annoiare.




sabato 18 ottobre 2025

Andor, la seconda stagione

La seconda stagione di Andor conferma — e in molti momenti supera — la straordinaria qualità della prima. Rara avis nel panorama delle serie legate all’universo di Star Wars, Andor si distingue ancora una volta per la regia rigorosa e cinematografica, per la recitazione intensa e misurata e per una sceneggiatura che osa affrontare temi adulti, politici, profondamente umani.

La regia costruisce con studiata lentezza e precisione ogni scena, restituendo una tensione palpabile anche nei momenti di silenzio. Diego Luna regala un’interpretazione matura e malinconica, ma è l’intero cast — da Stellan Skarsgård a Denise Gough fino alla straordinaria Genevieve O’Reilly, che dona a Mon Mothma una profondità e una dignità tragica da grande teatro politico — a offrire prove di altissimo livello, lontane anni luce dal manierismo di tanta fantascienza seriale.



Sul piano tematico, Andor è più che mai una riflessione sul potere, sulla resistenza e sulla degenerazione dei sistemi autoritari. Non stupisce, dunque, che molti abbiano colto nel discorso pronunciato al Senato in uno degli episodi finali (riportato in calce a questo post) una velata ma inequivocabile critica all’attuale amministrazione Trump. Il paradosso, tuttavia, è che la serie è stata scritta prima dello sciagurato ritorno del losco figuro alla Casa Bianca: segno di quanto la scrittura sappia intercettare, con lucidità quasi profetica, le dinamiche universali del populismo e della manipolazione politica.


A rendere il tutto ancora più ammirevole è la precisione con cui la serie riesce a raccordare, senza alcun passo falso, tutte le sue vicende e i suoi personaggi con gli eventi che porteranno direttamente a Rogue One. È un lavoro di cesello narrativo che dà pieno senso all’intera epopea ribelle, chiudendo il cerchio con una coerenza e una cura dei dettagli raramente viste in un prequel.


Non sorprende, dunque, che Andor abbia trionfato ai recenti Emmy Awards 2025, conquistando ben cinque premi, tra cui quello più prestigioso per la miglior sceneggiatura di una serie drammatica, assegnato a Dan Gilroy per l’episodio “Welcome to the Rebellion”. Un riconoscimento meritatissimo che celebra la profondità dei dialoghi, la costruzione drammatica e la straordinaria capacità della serie di fondere introspezione psicologica e impegno politico.


Andor 2 non si limita a raccontare l’origine di una ribellione: racconta, con una forza morale e artistica rara, come nasce la coscienza di un popolo oppresso e quanto costa mantenerla viva. È, a suo modo, una delle opere più potenti e consapevoli della fantascienza contemporanea.

martedì 30 settembre 2025

Una recensione

Ho letto con piacere la recensione apparsa su LibrieParole dedicata a Visioni Fantastiche: On Demand, l’antologia curata da Giorgio Sangiorgi che raccoglie racconti capaci di spaziare tra immaginazione, tecnologia e visioni del futuro.

Il pezzo mette bene in luce la varietà e la qualità delle storie, restituendo il senso di un progetto che intreccia sguardi diversi sul fantastico contemporaneo.

Tra gli autori figura anche il sottoscritto, e non posso che essere orgoglioso di far parte di questa raccolta.

👉 Qui trovate la recensione completa.



giovedì 11 settembre 2025

Universi Paralleli: un’occasione sprecata

La serie Universi Paralleli miniserie francese di fantascienza per ragazzi scritta e creata da Quoc Dang Tran per The Walt Disney Company, si presenta con un’idea intrigante, ma naufraga quasi subito. La trama, che dovrebbe giocare con viaggi e mondi alternativi - abbastanza evidente il richiamo a serie ben più riuscite come la tedesca Dark - procede lenta, prevedibile e confusa, senza mai trovare un vero ritmo. 

I personaggi, poco caratterizzati, finiscono per sembrare macchiette e non suscitano alcuna empatia nello spettatore. L’estetica è piatta, senza guizzi, e anche fotografia e regia non riescono a conferire un’identità visiva forte al racconto.

Il risultato è un prodotto che, invece di aprire porte su affascinanti realtà parallele, resta intrappolato in un universo di noia che difficilmente, temo, conquisterà l'esigente pubblico giovanile. 

domenica 7 settembre 2025

Thunderbolt, il tramonto definitivo del MCU?

Thunderbolts, a dispetto di un trailer abbastanza accattivante, è l’ennesimo tassello stanco e privo di energia nell’universo Marvel: un film che pretende di raccontare l’inedito lato oscuro degli eroi, ma che finisce invece intrappolato in una trama noiosa, prevedibile e incapace di emozionare. 

I personaggi, già logori di loro, vengono riproposti senza guizzi né sviluppo, mentre la regia procede con il pilota automatico, tra dialoghi svogliati e scene d’azione svuotate di qualsiasi impatto. 

Più che un film di supereroi, sembra un compitino stanco, concepito per allungare artificialmente la vita di un franchise ormai in evidente declino.

venerdì 5 settembre 2025

E se il Papa fosse un robot?

È da poco on line sul blog magazine Librieparole una mia nuova recensione: questa volta mi sono occupato di un racconto particolare, molto provocatorio, del grande Robert Silverberg, Buone notizie dal Vaticano.

Silverberg è uno dei grandi maestri della fantascienza del Novecento, autore capace di spaziare tra space opera visionarie, romanzi distopici e racconti dall’ironia pungente. In questo caso, immagina un futuro in cui viene eletto Papa un robot: un’idea che, concepita nei lontani anni Settanta, suona oggi quasi profetica.

Nella mia recensione racconto perché questo testo breve ma incisivo riesce ancora a colpire, con la sua miscela di satira, fantascienza e riflessione sulla religione e sul potere.

👉 Qui il link alla recensione completa.


sabato 23 agosto 2025

Realtà che si incrinano: Sfasamenti

Ci sono storie che giocano con l’inquietudine del paranormale, e altre che osano spingersi oltre, insinuandosi nei territori del possibile e dell’alternativo. Sfasamenti, uscito nella collana Innsmouth di Delos Digital, appartiene a entrambe le categorie: un racconto che mette in scena non solo il ritorno di presenze dall’aldilà, ma anche la vertigine di un universo che potrebbe sdoppiarsi, moltiplicarsi, disallinearsi sotto i nostri occhi.

Anna, la protagonista, inizia a percepire anomalie nella sua vita quotidiana: ambienti che cambiano consistenza, figure amate e perdute che sembrano tornare a camminare accanto a lei, una voce che la raggiunge al telefono da un altrove inspiegabile. Non è più chiaro se si tratti di fantasmi, allucinazioni… o di realtà parallele che si insinuano nella sua esistenza.

Il racconto procede come un varco che si apre a poco a poco: non offre certezze, ma inquietanti possibilità. La dimensione paranormale si intreccia con l’ipotesi di mondi alternativi, lasciando al lettore il brivido del dubbio e la sensazione di aver sfiorato qualcosa di più grande, e di più oscuro, della semplice realtà.

Per chi ama i racconti che oscillano tra la ghost story e il fascino del multiverso, Sfasamenti è una lettura intensa, capace di lasciare tracce sottili e persistenti.

👉 Maggiori dettagli qui: Delos Digital – Sfasamenti

domenica 22 dicembre 2024

Megalopolis, il capolavoro imperfetto di Francis Ford Coppola

Con Megalopolis, il grande Francis Ford Coppola firma un'opera che sfida ogni convenzione cinematografica, un film che si erge come un monolite caotico e visionario nel panorama del cinema contemporaneo. 

Già dalle prime immagini, è chiaro che ci troviamo di fronte a un'opera d'arte che punta a trascendere il mezzo stesso, un'orgia visiva per gli occhi che non teme di spingersi oltre i limiti dell'immaginazione.

Il film, ascrivibile al genere distopico fantascientifico, è un tripudio di scenografie grandiose e di effetti visivi mozzafiato che avvolgono lo spettatore in un mondo a metà tra il sogno e la follia. Coppola dimostra ancora una volta di essere un maestro nella costruzione di atmosfere, creando un universo filmico che sembra pulsare di vita propria. La fotografia è ricca di colori vibranti e contrasti audaci, mentre la regia è un susseguirsi di invenzioni stilistiche che mescolano il sublime e il surreale in un mix indimenticabile.

Gli attori s'impegnano come possono e Adam Driver giganteggia nel ruolo difficilissimo del protagonista. Non meno efficace è Giancarlo Esposito nel ruolo dell'antagonista. Tuttavia, non si può negare che l'opera di Coppola sia afflitta da alcuni seri difetti. 

La sceneggiatura è approssimativa, con scelte narrative spesso discutibili e dialoghi che oscillano tra il bizzarro e il puerile. Eppure, queste imperfezioni sembrano quasi diventare parte del fascino del film, un esempio lampante del rischio e della vulnerabilità che derivano dall'atto creativo.

Il risultato è un film che divide, che può infastidire per le sue incongruenze ma che lascia anche senza fiato per la sua ambizione. Probabilmente sarà ricordato come il canto del cigno di Coppola, un maestro che, alla veneranda età di 85 anni, dimostra di non aver perso il coraggio di sperimentare e stupire. 

Megalopolis è un'opera consapevole dei suoi rischi, un film che si espone senza compromessi, sapendo che il fallimento era una possibilità concreta.

Non sorprende, quindi, che il film si sia rivelato un cocente flop al botteghino. Il suo linguaggio, le sue scelte artistiche e narrative, sono lontane dall'intrattenimento mainstream e richiedono una certa disponibilità a lasciarsi trasportare dalla visione di Coppola. Ma la storia del cinema è piena di esempi di opere incomprese al momento della loro uscita che hanno trovato il loro posto nel tempo, diventando pietre miliari del medium.

Chi può dire che il destino di Megalopolis non sarà lo stesso? In un'epoca in cui il cinema sembra sempre più uniforme, Coppola ci ricorda cosa significa osare, creare senza rete di protezione. Forse il tempo gli renderà giustizia, come già accaduto in passato. Nel frattempo, non possiamo che inchinarci di fronte al coraggio di un grande maestro.

mercoledì 18 dicembre 2024

Ucciderò il Führer


Sono entusiasta di annunciare la pubblicazione di un mio nuovo racconto lungo per i tipi di Delos Digital, Ucciderò il Führer, disponibile ora su Delos Digital.

Si tratta di un’ucronia, un genere che immagina realtà alternative partendo da eventi storici divergenti. La storia ruota attorno a una possibilità che ho trovato affascinante e inquietante: cosa sarebbe accaduto se qualcuno avesse avuto l’opportunità di eliminare Adolf Hitler prima che si trasformasse nel dittatore che insanguinò il Novecento?


In Ucciderò il Führer, la protagonista Marlene Dietrich si trova ad affrontare il peso di una missione impossibile e moralmente ambigua nel tentativo di cambiare la Storia. Ma cambiare il corso degli eventi è davvero la soluzione? Quali conseguenze si scatenano nel farlo? E, soprattutto, cosa succede quando ci si rende conto che il confine tra giusto e sbagliato non è mai netto?


Ho cercato di intrecciare tensione narrativa, riflessione storica e dilemmi morali per costruire una storia che non fosse solo un’avventura, ma anche un’occasione per interrogarsi sul valore delle scelte individuali e sul ruolo del destino.


Se amate le storie che uniscono storia e immaginazione, che giocano con i “se” e che fanno riflettere sulle conseguenze di ogni gesto, credo, o almeno spero, che Ucciderò il Führer vi catturerà fino all’ultima pagina.


Potete leggere il racconto acquistandolo, nel formato che preferite, qui o sulle principali piattaforme digitali on line. Sono curioso di sapere le vostre impressioni: lasciate un commento o scrivetemi, il vostro parere è prezioso!


Il link dell'editore:


https://delos.digital/9788825431308/uccidero-il-fuehrer



sabato 21 settembre 2024

Oltre l'invisibile

Oltre l'invisibile (Time and Again, 1951), di Clifford D. Simak (Urania Mondadori n. 215) è un romanzo che sfrutta ampiamente il tema dei viaggi nel tempo e degli inevitabili, affascinanti paradossi temporali. Ma allo stesso tempo esplora temi profondi come il destino umano e il potere della conoscenza. 

Il protagonista, Asher Sutton, torna sulla Terra dopo una missione fallita e si trova in possesso di un libro che potrebbe cambiare il corso dell'umanità. L'autore mescola space opera e filosofia, affrontando questioni come il significato dell'evoluzione e il potenziale spirituale dell'umanità.

Simak, uno dei più prolifici autori di fantascienza, è noto per il suo approccio umanistico al genere. Nato nel 1904, ha creato opere che esplorano temi esistenziali, spesso con una prospettiva tranquilla e riflessiva, con frequenti, nostalgici richiami alla dimensione della provincia rurale americana. 

Il suo stile si distingue per la fusione tra scenari fantascientifici e profondi dilemmi morali e filosofici. Tra le sue opere più celebri, oltre a Oltre l'invisibile, figurano La casa dalle finestre nere e la magnifica City.

È considerato un maestro della fantascienza classica e la sua vasta produzione letteraria continua a essere rilevante grazie all’attenzione rivolta all'umanità dei personaggi e alla capacità di riflettere su temi universali. Ecco perchè la gran parte delle sue opere sono apprezzabili ancora oggi.

martedì 2 luglio 2024

Libri da leggere a luglio

Piacevolmente implacabile, è tornata puntuale all'appuntamento la rubrica dei libri da leggere a luglio. Stavolta il tema conduttore, è proprio il caso di dirlo, è la musica, con un libro firmato da Luca Barbarossa (Cento storie per cento canzonie un altro che riguarda le strette connessioni tra musica e fantascienza, scritto da Maurizio Galli.

Ma ci sono anche romanzi e saggi di argomento letterario, per non farci mancare nulla.

Ogni libro offre riflessioni e letture avvincenti per il mese di luglio. Per maggiori dettagli, leggi l'articolo completo qui.



martedì 21 maggio 2024

Estraneo a bordo (e noia davanti allo schermo)


Estraneo a bordo, film del 2021 diretto da Joe Penna, si presenta come un thriller di fantascienza, ma delude su più fronti. La trama è prevedibile fin dall'inizio: l'ennesima missione spaziale verso Marte viene complicata dalla presenza di un clandestino a bordo. 

La narrazione non offre nulla di nuovo, seguendo pedissequamente gli stereotipi del genere senza introdurre alcuna innovazione, se non una blanda tensione di fondo.

L'ambientazione, sebbene tecnicamente ben realizzata, risulta già vista troppe volte e manca di originalità. Lo sviluppo degli eventi è scontato, con colpi di scena telefonati che non riescono a sorprendere lo spettatore. 

I personaggi, interpretati da un cast volenteroso, non riescono a brillare a causa di dialoghi banali e una sceneggiatura sonnacchiosa. 

Tra gli attori segnalo la prova, come sempre professionale, di Daniel Dae Kim, volto noto agli appassionati di serie televisive (Hawaii Five-O, New Amsterdam, Lost).

Per farla breve, Estraneo a bordo è un film che non riesce a decollare, restando intrappolato in una formula già stanca e prevedibile. Chi cerca una storia avvincente e originale farebbe meglio a cercare altrove per non sprofondare nella noia.

venerdì 10 maggio 2024

Alienoid, un caos di film

Alienoid, film coreano del 2022, prometteva di essere un'avventura audace nel territorio del cinema fantascientifico, ma purtroppo, si perde irrimediabilmente nel caos. Il film si vanta di essere un furbo mix di generi, compreso quello supereroistico, ma questa mescolanza risulta più frustrante che coinvolgente.

La trama è un groviglio confuso di situazioni, personaggi e sottotrame, che lascia lo spettatore più perplesso che intrigato. I tentativi del regista di creare tensione e suspense cadono piattamente, travolti dalla frenesia e dall'irritante caos che permea ogni scena.

Ci sono momenti in cui sembra che il film, coadiuvato dalla ricchezza di mezzi, stia per decollare, ma viene trascinato indietro da una sceneggiatura puerile e da dialoghi che si sforzano troppo di essere spiritosi ma finiscono per risultare forzati.

In definitiva si tratta di un'esperienza deludente, che cerca furbescamente di accontentare troppi gusti diversi, ma senza riuscire a soddisfare davvero nessuno. 

Non lasciatevi ingannare dal trailer accattivante o da certe recensioni gonfiate ad arte. Se cercate un film che vi intrighi e vi coinvolga, sarebbe meglio guardare altrove.

domenica 28 aprile 2024

Simulant, una simulazione di un buon film Sci-fi


Simulant - Il futuro è per sempre, film di genere thriller fantascientifico del 2023, prometteva un viaggio entusiasmante attraverso i meandri dell'identità e dell'umanità artificiale. Tuttavia, ciò che si rivela sullo schermo è una deludente sequela di cliché senza alcun contributo significativo al genere.

La trama, un mosaico di trame già sfruttate e riciclate da opere precedenti come l'archetipico Blade Runner, è un collage di idee rubate che non riescono mai a trovare una propria voce. Invece di offrire una riflessione profonda sull'essenza dell'umanità e sull'etica dell'intelligenza artificiale, Simulant si accontenta di ripercorrere sentieri già battuti, senza mai approfondire veramente i temi che pretende di affrontare.

Le performance del cast sono al massimo mediocri, con attori che sembrano disinteressati alla trama e alle proprie parti. Persino le presunte scene d'azione, che dovrebbero dare un po' di vigore al film, risultano piatte a causa di una regia confusa e di effetti speciali che sembrano appartenere a un'altra era cinematografica.

La fotografia, seppur decente, non riesce a salvare un film che soffre di una mancanza totale di coesione e di un ritmo così lento da far addormentare persino il più accanito degli appassionati di cinema di fantascienza. 

In conclusione, Simulant è un film che, anche in virtù di un cast di volti noti, prometteva tanto e consegna poco. Una delusione Sci-Fi senza sostanza, destinata a finire nel dimenticatoio insieme a tante altre produzioni che hanno tentato di cavalcare l'onda del successo di opere ben più meritevoli. Evitate questo film se non volete perdere due ore preziose della vostra vita.



La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...