Uscito nel 1936 con la regia di William Cameron Menzies, La vita futura (Things to Come) è un'opera monumentale che occupa un posto d'onore nella storia del cinema di fantascienza. Non è un caso: la firma dietro al progetto è quella di Herbert George Wells, gigante della letteratura che qui non si limitò a fornire il soggetto (tratto dal suo romanzo The Shape of Things to Come), ma pretese e ottenne il controllo quasi totale sulla sceneggiatura, riversandovi intatta la sua filosofia.
Il risultato è un film straordinariamente visionario, capace di anticipare il futuro con una precisione che a tratti mette i brividi.
La profezia e la visione
La prima parte del film è una dimostrazione di chiaroveggenza storica impressionante. Wells profetizza con pochissimi anni d'anticipo lo scoppio di una seconda guerra mondiale mondiale, descrivendo bombardamenti aerei devastanti sulle città (la fittizia Everytown, ossia Londra) e il conseguente collasso della civiltà in una nuova e barbara era medievale.
Ma è nella seconda metà che il film rivela la sua vera anima fantascientifica e utopica. La ricostruzione dell'umanità sotto la guida degli scienziati e degli ingegneri ("Le Ali Sopra il Mondo") offre una transizione visiva spettacolare verso il XXI secolo:
— Una Everytown sotterranea, iper-tecnologica e asettica
— Architetture imponenti, costumi modernisti e un design industriale che ha fatto scuola (influenzando profondamente opere successive, da Star Trek a Star Wars
— L'iconico e gigantesco "Cannone Spaziale" progettato per lanciare i primi uomini verso la Luna.
La regia di Menzies, unita alle musiche solenni di Arthur Bliss, trasforma il film in un poema visivo sul progresso.
Le inevitabili ingenuità
Guardato oggi, La vita futura porta ovviamente i segni del suo tempo, mostrando ingenuità che un pubblico contemporaneo non può non notare:
— Fede cieca nel positivismo: La visione di Wells è intrisa di un ottimismo tecnologico quasi ingenuo. Per lui, la scienza e la tecnocrazia sono la risposta assoluta a ogni male umano, una cura infallibile per egoismi e guerre
— Recitazione e dialoghi didascalici: Gli attori (seppur teatrali e carismatici, come Raymond Massey) spesso non dialogano, ma declamano veri e proprie tesi filosofiche. I personaggi sono archetipi — lo Scienziato Illuminato, il Tiranno Antimodernista — sacrificando l'approfondimento psicologico sull'altare del messaggio sociale.
Un verdetto senza tempo
Queste imperfezioni non scalfiscono il valore dell'opera; al contrario, le donano il fascino poetico delle grandi utopie del Novecento. La vita futura non è solo un film, ma un documento storico e filosofico di immenso valore.
Il monologo finale di Raymond Massey, che guarda verso le stelle e si chiede se l'uomo sceglierà il progresso infinito o il ritorno alla bestialità, risuona oggi più potente, attuale e necessario che mai. Un capolavoro di pensiero visivo che ogni amante del cinema della mente dovrebbe riscoprire.
