Visualizzazione post con etichetta Stretto di Messina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stretto di Messina. Mostra tutti i post

giovedì 30 ottobre 2025

Quando la «burocrazia» diventa alibi: la figuraccia del Governo sul ponte sullo Stretto

Oggi la Corte dei Conti ha fatto ciò che tutti i cittadini che non sono disposti a farsi prendere in giro si aspettavano: ha rifiutato il visto di legittimità alla delibera del CIPESS n. 41/2025 relativa al progetto del ponte sullo Stretto di Messina.  

Non si tratta di un semplice ritardo o di una quisquilia procedurale: la Corte solleva dubbi gravi su costi, iter, trasparenza e conformità normativa.  

Ebbene, chi governa – in primo luogo la premier Giorgia Meloni – preferisce bollare tutto come “burocrazia” o “ingerenza” di giudici che rallenterebbero la realizzazione del grande sogno infrastrutturale. Ma questa è la classica mistificazione della realtà: non è la burocrazia a essere l’ostacolo, bensì l’operazione stessa – così come è condotta – ad essere inadeguata, rischiosa e ideologicamente viziata.

Le ragioni della critica

  1. Non è solo un ritardo tecnico – La Corte non ha chiesto informazioni di routine: ha sollevato questioni su stime di traffico, modalità di scelta dei consulenti, coerenza economica dei costi di progetto.  
  2. Non è un capriccio dei magistrati contabili – In un paese normale controlli come quelli della Corte dei Conti servono a garantire che le opere pubbliche siano effettivamente utili, efficienti e rispettose delle leggi. Qui, tali controlli fanno emergere che il dossier potrebbe non reggere sotto il profilo giuridico, tecnico e finanziario.  
  3. La retorica di “burocrazia” serve a nascondere problemi ben più seri – Se davvero l’ostacolo fosse la lentezza di qualche ufficio, basta snellire i passaggi e far continuare l’iter. Invece, ci troviamo davanti a un via libera annunciato, a una delibera definita strategica, ma che non supera i controlli minimi di legittimità. È evidente che qualcosa non torna.
  4. Il discorso pubblico è fuorviante – Quando la premier parla di “invasione della giurisdizione”, sta tentando, come suo solito, di spostare l’attenzione dal merito al contenzioso istituzionale. Ma l’argomento non è “chi decide”, bensì “come si decide e perché”.
  5. Rischio concreto di spreco pubblico e di malaffare – Un’opera del valore stimato di oltre 13 miliardi di euro che non risponde con chiarezza a domande fondamentali (tra cui: chi pagherà, con quali ritorni, quali garanzie ambientali e sismiche) rischia di diventare un buco nero per la finanza pubblica e un’occasione persa per il Sud.

Perché non basta dire “facciamolo subito”

  • Per un’opera di queste dimensioni, l‘affermazione “serve sviluppo” non è un lasciapassare: serve pianificazione credibile, dati certi, gara trasparente.
  • Chiamare “burocrazia” ciò che invece è controllo significa delegittimare il principio per cui ogni euro pubblico deve essere giustificato.
  • Il Sud non si rialza con la propaganda, ma con infrastrutture ben integrate, manutenzione costante, logistica funzionante: e non con un progetto monolitico che sembra concepito più per effetto mediatico che per utilità concreta.

La decisione della Corte dei Conti è una spia rossa – non un ostacolo da aggirare, bensì un campanello d’allarme. Se il governo insiste nel liquidare come “burocrazia” ciò che è invece controllo di legittimità e merito vuol dire che non ha voglia di rendere conto, ma solo di “fare ciò che si è promesso”. E quando si promettono ponti colmare la distanza tra Sicilia e Calabria, non basta lo slideshow della propaganda: servono numeri, garanzie, e trasparenza.

Altrimenti, quel ponte rischia di rimanere non solo inutile, ma dannoso: per le risorse spese, per le opportunità mancate, per la fiducia nelle istituzioni.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...