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martedì 14 ottobre 2025

Addio a Vera Ambra


Con grande dolore apprendo della scomparsa di Vera Ambra, anima viva della cultura catanese e nazionale. La Catania culturale perde oggi una figura di raro spessore, un faro per quanti, come me, hanno creduto nella forza della parola e dell'editoria indipendente.

Vera non è stata solo editrice: era scrittrice, poetessa, promotrice culturale, dotata di una sensibilità capace di trasformare visione e passione in progetti che parlavano al cuore delle persone. Nei tardi anni Novanta e nei primi anni Duemila, collaborò con l’emittente televisiva Antenna Uno Lentini, dove si distinse per impegno giornalistico e divulgazione culturale, lasciando un’impronta che molti ricordano con affetto.

È però con la fondazione dell’Associazione Culturale Akkuaria e la nascita di akkuaria.com, nei primi anni 2000, che Vera ha costruito il suo lascito più duraturo. Fu una delle prime realtà editoriali indipendenti online in Sicilia: un centro di produzione, diffusione e promozione culturale che, nel tempo, ha dato voce a centinaia di autori, organizzato eventi, concorsi, pubblicazioni, presentazioni, diventando un punto di riferimento per chi cerca una cultura libera e plurale.

Vera ha scritto dell’amore per la sua terra — Catania — rendendola viva, pulsante, riconoscibile, nei suoi libri e nelle sue iniziative. La sua capacità di promuovere gli altri, di far crescere un ponte tra autori e lettori, utilizzando tra l'altro in maniera pionieristica i nascenti social, l’ha resa figura amata e stimata nell'ambiente culturale siciliano ma non solo.

A livello personale, le sarò per sempre grato per avermi dato fiducia in un tempo in cui ogni incertezza poteva fermare un progetto. È grazie a lei, tra le altre cose, che molti anni fa la mia prima raccolta di racconti, Memorie a perdere, ha visto la luce quando nessuno sembrava credere in me. La sua azione — discreta, ma intensa — ha sostenuto non solo la mia voce, ma quella di tanti scrittori che altrimenti sarebbero rimasti in ombra.

Oggi perdiamo non solo una grande intellettuale, ma una custode di sogni e parole, una costruttrice di comunità. Ma Vera resta con noi: nei libri che ha scritto, nelle collane che ha curato, negli autori che ha creduto e sostenuto. La sua voce continuerà a risuonare fra le righe, nelle pagine, nelle vite che ha toccato.

Ciao Vera. Il tuo sguardo continuerà a guidarci.

venerdì 25 luglio 2025

Bibliodiversità di facciata: la nuova ipocrisia editoriale?

Negli ultimi anni, parlare di bibliodiversità è diventato quasi un imperativo per editori, librai, festival letterari. I cataloghi si arricchiscono – almeno in apparenza – di voci dal Sud globale, di autori afrodiscendenti, di scritture queer, di storie che attraversano i confini della lingua, del genere, della geografia. Una pluralità necessaria, sacrosanta. Ma qualcosa non torna.

Come sottolinea giustamente un articolo pubblicato su Libri e Parole, troppo spesso questi titoli vengono esposti con zelo, ma restano di fatto isolati, marginali, poco letti. È il paradosso della rappresentanza simbolica: i libri ci sono, ma non entrano davvero nel dibattito pubblico, né trovano spazio nelle classifiche o nei circoli di lettura. Rimangono sullo sfondo, quasi a segnalare che sì, anche questo esiste, ma senza cambiare nulla.

Eppure la bibliodiversità non è solo una questione di vetrine o di percentuali nei cataloghi. È una sfida culturale più profonda: significa mettere in discussione il canone dominante, aprirsi al rischio dell’alterità, lasciarsi disturbare da ciò che non conosciamo. E soprattutto: leggere, davvero. Leggere per ascoltare, non solo per esibire.

Finché non colmeremo questa distanza tra ciò che pubblichiamo e ciò che leggiamo, tra ciò che mostriamo e ciò che ci interroga, la bibliodiversità resterà una promessa non mantenuta.

L'articolo completo: Bibliodiversità di facciata?

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...