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martedì 23 settembre 2025

Il vuoto dei talent show

I talent show vengono spesso presentati come fucine di talento, palcoscenici democratici dove chiunque può emergere. In realtà sono il trionfo della finzione, del format preconfezionato, dell’emozione a comando. Non scoprono nulla di nuovo: bruciano ragazzi e ragazze illudendoli con luci e applausi, salvo dimenticarli il giorno dopo.

Dietro le quinte, il talento conta meno del personaggio televisivo, della storia strappalacrime o del colpo di scena costruito ad arte. Il risultato? Un grande spettacolo di plastica, che si nutre della voglia di fama immediata e dell’idea tossica che basti un provino per cambiare la propria vita.

Il pubblico applaude, ride e piange secondo copione, a comando, mentre la musica e l’arte vengono ridotte a merce usa e getta, misurata a colpi di televoto e share. A conti fatti, i talent non fanno emergere veri artisti, ma solo meteore, funzionali al consumo rapido e all’oblio televisivo.

Forse è tempo di smettere di chiamarli “talent”: la parola talento merita rispetto.

mercoledì 20 agosto 2025

Il descrittivismo come degenerazione della scrittura

Ho scritto una nuova riflessione sul sito Libri e Parole, dedicata a un tema che mi sta  molto a cuore: l’eccesso descrittivo in letteratura (e non solo, visto che la tendenza dilaga anche nei film e nelle serie televisive).

Mi spiego meglio: sempre più spesso, leggendo romanzi contemporanei, si ha la sensazione che gli autori non si fidino del lettore, saturando ogni pagina di dettagli, spiegazioni e descrizioni minuziose, al limite della pedanteria. Ma cosa succede alla narrativa quando non lascia più spazio al silenzio, all’intuizione, al mistero, al "non detto"?

Nel mio editoriale provo a mettere a fuoco questo problema, chiedendomi se non sia anche il frutto di un tempo dominato dal Web, dalle serie tv e da un bisogno costante di chiarezza immediata, col rischio di cadere facili prede di una frettolosa superficialità.

domenica 17 agosto 2025

Il re della televisione non c'è più

Pippo Baudo ci ha lasciato ieri, e con lui un pezzo della nostra storia. La sua presenza ha accompagnato le nostre vite fin dall’infanzia, con quella naturalezza che solo i grandi sanno avere: il volto rassicurante delle domeniche in famiglia, delle grandi prime serate, dei Festival di Sanremo che restano incisi nella memoria collettiva.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e di apprezzarne la cordialità e la signorilità: un uomo colto, curioso, appassionato non solo di musica, ma anche di teatro, letteratura, arte. La sua grandezza stava anche nella capacità rara di coniugare “il basso” e “l’alto”, la leggerezza popolare e l’approfondimento culturale, senza mai far percepire stonature.

Fu anche un infallibile talent scout, che lanciò al grande pubblico artisti destinati a lasciare il segno: da Andrea Bocelli a Laura Pausini, da Al Bano a Beppe Grillo, da Heather Parisi a Lorella Cuccarini, da Giorgia a Eros Ramazzotti. Intuizioni felici che raccontano la sua sensibilità e la sua capacità di leggere il futuro.

Negli anni ’80 subì un’accusa velenosa da parte dell’allora presidente Rai Manca,  di fare una televisione "nazional-popolare", ma seppe trasformare quella ferita in un motivo di vanto, affrontando la vicenda con la dignità e la tempra che lo contraddistinguevano.

Senza Baudo la nostra televisione e la nostra cultura popolare non sarebbero state le stesse. È un dato di fatto. Nell'attuale panorama televisivo, sguaiato e volgare, dominato da mezze tacche assurte al rango di pseudo star, la sua mancanza lascia un vuoto temo incolmabile.

sabato 6 aprile 2024

Luci e ombre di Apple TV+


Quando si tratta di piattaforme di streaming video, la qualità è un aspetto fondamentale. La nostra esperienza televisiva è sempre più definita dalla qualità delle immagini, dalla cura della produzione e dalla profondità delle storie raccontate. 

E tra le varie opzioni disponibili, Apple TV+ si fa notare per la sua alta qualità formale, che spesso richiama il prestigioso modello di HBO. Tuttavia, ci sono aspetti che distinguono le due piattaforme, e uno di questi è una certa vocazione snobistica a una sorta di sperimentazione intellettualistica.

Apple TV+ è indubbiamente una piattaforma con produzioni di alto livello, come ad  esempio WeCrashed o The Morning Show, entrambe interpretate da attori di gran fama. 

Le sue serie e i suoi film sono spesso un piacere per gli occhi, con una cura meticolosa per ogni dettaglio visivo. L'attenzione alla fotografia, alle scenografie, alla colonna sonora e agli effetti speciali è evidente in ogni produzione. Tuttavia, dove AppleTV+ si discosta è nell'approccio alle storie e ai contenuti. 

Mentre i servizi concorrenti offrono una gamma di programmi che spaziano da film e fiction ai documentari, ma perlopiù tendenti alla massima fruibilità, AppleTV+ sembra incline a un approccio più intellettuale e sperimentale. Le sue serie e i suoi film tendono ad affrontare temi complessi e adottano spesso una narrazione non lineare o più astratta. Questo rappresenta un punto di forza, certo, ma allo stesso tempo può risultare alienante per il pubblico più mainstream.

Questo è abbastanza evidente in produzioni come Scissione (pur interessante), Roar, Servant, Teheran e Defending Jacob, che affrontano temi geopolitici, di fantaecologia, SF o tematiche impegnate senza cedere a facili compromessi. 

Mentre queste serie possono essere apprezzate da un pubblico più sofisticato, tuttavia a volte risultano pesanti e involute a un certo tipo di pubblico "generalista" o semplicemente in cerca di evasione.

La piattaforma creata da Apple si distingue per le sue produzioni nel genere della fantascienza, che spesso si rivelano sorprendenti e coinvolgenti. Serie come Foundation, ispirata all'epopea di Isaac Asimov, hanno ricevuto elogi per la loro ambizione e la loro capacità di trasportare gli spettatori in mondi fantastici e futuristici. 


Tuttavia, anche in questo genere, Apple TV+ manifesta alti e bassi. Mentre alcune serie si sono distinte per la loro originalità e la loro capacità di catturare l'attenzione e il gradimento del pubblico, altre hanno deluso nel tentativo di affrontare i temi complessi della fantascienza più impegnativa ed evoluta.

L'approccio di cui sopra può spiegare almeno in parte perché le produzioni della Casa di Cupertino non sempre ricevano giudizi lusinghieri da parte del pubblico e della critica. Mentre la piattaforma offre indubbiamente contenuti di alta qualità, talvolta può mancare il riscontro che piattaforme magari meno blasonate tuttavia ricevono in virtù di proposte più accessibili.

In conclusione, Apple TV+ offre indubbiamente una qualità visiva e formale di alto livello. Tuttavia il suo approccio più intellettuale e sperimentale alle storie non sempre influisce positivamente sul risultato finale.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...