Il mondo dietro di te, film prodotto da Netflix e dai coniugi Obama (!), parte con una premessa intrigante, ma si rivela ben presto un tentativo fallito di thriller psicologico apocalittico.
La tensione che dovrebbe crescere tra i protagonisti si disperde in dialoghi privi di spessore e in una narrazione lenta e confusionaria. Le svolte narrative appaiono forzate, mentre il finale lascia con un senso di vuoto e incompiutezza.
Nonostante un cast di talento, costituito da Julia Roberts, Ethan Hawke, Oscar Maharshala Ali e Kevin Bacon, il regista Sam Esmail, reduce dal successo di Mr. Robot, una delle serie TV più innovative degli ultimi anni, non riesce a mantenere la promessa di un dramma coinvolgente, risultando piuttosto noioso e pretenzioso.
Il film Atlas, uscito lo scorso maggio su Netflix, con la sempre procace Jennifer Lopez, qui nelle vesti anche di co-produttrice della pellicola, tenta di fondere fantascienza e azione, ma finisce per essere un prodotto senz'anima, privo di originalità e tensione.
La trama, che ruota intorno a una IA ribelle, è prevedibile e piatta, incapace di offrire spunti innovativi o scene memorabili. I dialoghi suonano sciatti, l'umorismo è datato.
La Lopez non riesce a dare profondità al suo personaggio di scienziata risoluta e con un passato tormentato, perdendosi invece un susseguirsi di cliché e dialoghi scontati.
Atlas cerca di stupire l'incauto spettatore con appariscenti effetti visivi, ma è carente completamente di sostanza.
Insomma, un altro flop per l'ambiziosissima e irriducibile Lopez, dopo gli ultimi, clamorosi insuccessi e le solite peripezie sentimentali.
Kaos, serie televisiva britannica prodotta da Netflix e distribuita sulla piattaforma a fine agosto 2024, si propone di reimmaginare la mitologia greca in chiave moderna e volutamente kitsch, ma finisce per perdersi in una narrazione caotica e disorganizzata, volta a stupire (scandalizzare?) lo spettatore.
La trama salta tra personaggi e sottotrame senza una direzione chiara, rendendo difficile seguire il filo conduttore. Le prime puntate in tal senso appaiono più centrate, salvo poi perdersi in una narrazione sfilacciata e non di radio tediosa.
In più, l'eccessiva enfasi su temi woke, spesso inseriti in modo quasi posticcio, soffoca qualsiasi potenziale profondità narrativa, trasformando la serie in un esercizio di moralismo più che in un racconto coinvolgente. Non a caso, la serie, tra le proteste dei suoi estimatori, non è stata rinnovata per una seconda stagione.
Un plauso tuttavia alla buona prova recitativa dei vari attori, con un Jeff Goldblum particolarmente efficace nel ruolo istrionico di Zeus, reso con ironia, svagatezza e un bel po' di follia.
Das Signal - Segreti dallo spazio è una nuova aggiunta al catalogo di Netflix. La miniserie tedesca, composta da una sola stagione di quattro episodi di un'ora circa, offre uno spettacolo visivo e una trama sufficientemente avvincenti.
La trama:
Paula è una scienziata mandata nella stazione spaziale internazionale per conto di un importante istituto di ricerca per studiare la riproduzione cellulare e la possibilità di far rigenerare i ricettori dell’udito. Proprio quando la missione è conclusa e insieme al suo collega dovrebbero tornare a riabbracciare i loro cari in Germania, accade qualcosa d'imponderabile e la riunione con la famiglia sembra divenire impossibile. Sven e la figlia non udente Charlie si ritroveranno al centro di un evento più grande di loro.
Il cast e le ambientazioni
Il cast offre interpretazioni abbastanza convincenti, con attori che riescono a trasmettere l'angoscia, la determinazione e la meraviglia dei loro personaggi di fronte agli eventi straordinari che si susseguono. Le ambientazioni sono realistiche e ben realizzate, aggiungendo un ulteriore livello di immersione nell'ambientazione della serie.
Chiavi di lettura
Uno degli aspetti più intriganti della serie è il modo in cui mescola elementi di fantascienza con tematiche più profonde, come l'esplorazione dell'ignoto, la ricerca di significato nell'universo e la lotta per la sopravvivenza.
Le somiglianze con Constellation
Ci sono punti di contatto con Constellation di Apple TV+ e le atmosfere a tratti possono ricordare un'altra produzione tedesca di grande successo di qualche anno fa, Dark, ma personalmente ho apprezzato di più Das Signal rispetto alla pur più blasonata serie di Apple (oltretutto, l'ammetto, non nutro grande simpatia per la protagonista, Noomi Rapace), in virtù di una maggior linearità della storia e di una minor pretenziosità.
Intendiamoci, non mancano qualche incongruenza e forzatura nella sceneggiatura, ma niente che non si possa tollerare. Accade di peggio in altisonanti produzioni hollywoodiane, lo sappiamo.
La serie sorprende con un colpo di scena finale che lascia lo spettatore con il fiato sospeso, confermando la sua abilità nel tenere alta la suspense fino all'ultimo momento.
In conclusione
Das Signal non delude le aspettative degli amanti della fantascienza, beninteso a patto di non pretendere troppo. Con una trama interessante, effetti speciali validi e un cast mediamente all'altezza, rappresenta in definitiva un buon prodotto.
Il doppiaggio
Nota di demerito invece per il doppiaggio italiano, per quanto concerne la voce dell piccola Yuna Bennett, peraltro bravissima: non si comprende perchè da anni si utilizzi una vocina italiana lagnosa e dal marcato accento romanesco. Ascoltate la voce in originale e noterete l'abisso.