Visualizzazione post con etichetta dazi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dazi. Mostra tutti i post

sabato 2 maggio 2026

Trump, sempre più fuori controllo, impone nuovi dazi all'Europa

L’ennesima, delirante minaccia del presidente pazzo Donald Trump — dazi al 25% sulle auto europee — arriva con la consueta miscela di arroganza e pretesto.

Ufficialmente, l’Europa “non rispetta gli accordi”. In realtà, il contesto è molto più chiaro: tensioni crescenti anche per il mancato allineamento europeo alla sua scriteriata e illegale guerra contro l’Iran, mai davvero legittimata e sempre più contestata.

E così il commercio diventa arma di ricatto politico. Non cooperazione tra alleati, ma ritorsione. Non diplomazia, ma ultimatum.

È una logica rozza, infantile: se non combatti le mie guerre, pagherai i miei dazi. Il problema è che queste “punizioni” non colpiscono governi astratti, ma economie reali, lavoratori, equilibri globali già fragili. E trasformano un’alleanza storica in un campo minato. Più che una strategia, è un riflesso: aggressivo, scomposto, pericolosamente miope. E il conto, come sempre, non lo pagherà chi urla di più.

venerdì 31 ottobre 2025

La stretta di mano del perdente: Trump festeggia, Xi incassa

Il solito Donald Trump lo ha definito “il più grande accordo commerciale della storia”, “una vittoria straordinaria per l’America” e, naturalmente, “un capolavoro negoziale come nessuno aveva mai saputo fare prima”. Con la solita enfasi da televendita, ha raccontato al suo pubblico che la Cina “ha finalmente capitolato”, “ha riconosciuto la nostra forza” e “ha accettato di rispettare l’America”.

Peccato che, osservando bene le carte — e soprattutto i volti — la scena fosse ben diversa. Alla stretta di mano di rito, Xi Jinping non sorrideva granché: sguardo fisso, espressione imperscrutabile, la calma di chi sa esattamente chi ha davvero vinto. Un po’ come un maestro di scacchi che lascia al dilettante l’onore della stretta finale, sapendo che la partita era decisa da dieci mosse.

Trump, invece, gongolava, agitava le mani, proclamava il trionfo davanti ai flash. E mentre a Washington si applaudiva lo “storico successo americano”, a Pechino si contavano i vantaggi strategici, ben più solidi dei tweet. In fondo, Trump aveva ragione su un punto: l’accordo è davvero storico — solo che passerà alla storia come l’ennesimo autogol travestito da vittoria.

domenica 26 ottobre 2025

Trump contro Reagan

L’ennesima farsa trumpiana si arricchisce di un nuovo capitolo grottesco. Dopo aver reagito con rabbia e insulti a un vecchio video in cui Ronald Reagan — un vero presidente repubblicano, dotato di visione e decenza — metteva in guardia contro i dazi, il "presidente pazzo" Trump ha deciso di superarsi: bloccare i negoziati commerciali con il Canada. Un gesto folle, autolesionista e totalmente privo di logica economica, che danneggerà prima di tutto gli Stati Uniti.

È il solito copione: l’ego smisurato al posto del pensiero, la propaganda al posto della politica, l’arroganza che soppianta ogni competenza. Vedere un presidente degli Stati Uniti prendersela con Reagan e, nello stesso tempo, sabotare i rapporti con uno dei più solidi alleati americani è insieme comico e tragico. 

Ma più di tutto è rivelatore: Trump non ha ideali, non ha coerenza, non ha neppure la minima cognizione storica. Ha solo sé stesso — e la sua follia narcisistica, ormai fuori controllo.

martedì 8 luglio 2025

Dazi, minacce e deliri: il circo tariffario del presidente pazzo

© Getty Images

Ah, il grande “presidente dagli artigli d'acciaio” Trump, che gioca alla guerra commerciale come un bambino con i Lego! prima annuncia dazi fino al 70 %, poi li posticipa al 1° agosto perché i tempi “potrebbero cambiare”, poi espande la lista a 14 Paesi, minaccia nuovi 10 % aggiuntivi a chi si allea con i BRICS… e intanto i mercati affondano come barche alla deriva, con il Dow in rosso per oltre 600 punti.

Questa rincorsa di email minacciose — annunciate come se fossero missivi nuclear-politici — è la quintessenza della “tariffa-terapia”: fumo e nervosismo, ma nessuna strategia seria. Il problema? Trump sembra ignorare che i dazi picchiano sui portafogli degli americani, non sulle economie straniere. E, ciliegina sulla torta, molto di ciò è illegale: un tribunale lo ha nuovamente accusato di aver oltrepassato i suoi poteri esecutivi.

Insomma: è il remake del bizzarro show “Liberation Day”, con Trump che oscilla tra minacce, proroghe e ritiri, e i Paesi si chiedono se il dialogo sia reale o solo un’altra puntata di questa soap protezionista. Alle sue sporche mani da bambino che gioca col fuoco, il mondo risponde con timori sui costi di gas, auto e uova, mentre le borse sprofondano e la credibilità va in vacanza.

In sintesi, assistiamo a un balletto costoso, destabilizzante, legale grigio e – sopra ogni cosa – profondamente incoerente. Una dimostrazione lampante di come non si governa l’economia globale: dazi sì, no, con calma poi forse, a meno che non vi si alleino coi BRICS… e alla fine gli unici a rimetterci sono cittadini, imprese e investitori.

martedì 11 marzo 2025

Il lunedì nero di Wall Street? Colpa del presidente pazzo

Il crollo delle borse del 10 marzo 2025 è stato innescato dalle sconsiderate politiche commerciali dell'amministrazione Trump, in particolare dall'imposizione di dazi elevati su diversi partner commerciali come Cina, Canada e Messico.

Queste misure hanno alimentato i timori di una recessione negli Stati Uniti, causando una forte reazione negativa nei mercati finanziari. Il Nasdaq ha registrato una perdita del 4%, trascinato dal crollo di titoli tecnologici come Tesla, che ha subito una flessione del 15%, e altre grandi aziende del settore. Anche il Dow Jones e l'S&P 500 hanno chiuso in calo rispettivamente del 2,08% e del 2,7%. 

Le successive dichiarazioni del "presidente pazzo" Trump, che non ha escluso la possibilità di una recessione a breve termine, hanno ulteriormente accentuato l'incertezza tra gli investitori. 

La combinazione di politiche protezionistiche e l'assenza di segnali rassicuranti da parte dell'amministrazione ha contribuito a un clima di sfiducia nei mercati, evidenziando la fragilità dell'economia globale di fronte a tensioni commerciali e decisioni politiche imprevedibili.

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono ...