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sabato 1 agosto 2026

La morte corre sul fiume, capolavoro senza tempo

Esistono film che raccontano una storia ed esistono film che inventano un linguaggio. La morte corre sul fiume (The Night of the Hunter, 1955) appartiene senza esitazione alla seconda categoria. Unica regia di Charles Laughton, è un’opera che sfugge a qualsiasi classificazione: thriller, noir, horror psicologico, fiaba gotica, parabola religiosa e poema visivo convivono in un equilibrio irripetibile. In appena novantadue minuti, Laughton realizza uno dei più straordinari atti d’autore della storia del cinema, destinato a esercitare un’influenza immensa sulle generazioni successive.

La prima qualità che colpisce è la costruzione dell’immagine. Affiancato dal magistrale direttore della fotografia Stanley Cortez, Laughton plasma un universo che sembra appartenere contemporaneamente alla realtà e al sogno. Il bianco e nero raggiunge livelli espressivi raramente eguagliati: contrasti violentissimi, silhouette che divorano lo spazio, ombre geometriche e fasci di luce scolpiscono i personaggi come figure mitologiche. L’espressionismo tedesco di Il gabinetto del dottor Caligari, Nosferatu e M – Il mostro di Düsseldorf non è semplicemente citato, ma assimilato e rifuso in una grammatica profondamente americana, dove il paesaggio rurale assume i contorni di un incubo biblico.

domenica 21 giugno 2026

The Counselor - Il procuratore, film potente ma imperfetto

The Counselor - Il procuratore (2013) è uno di quei film che sembrano destinati a far discutere per sempre. Non è un thriller convenzionale e probabilmente non piacerà a chi cerca una narrazione lineare, ma possiede qualità difficili da ignorare.

La prima è la splendida fotografia di Dariusz Wolski, che trasforma il deserto tra Stati Uniti e Messico in un luogo affascinante e minaccioso al tempo stesso. Ridley Scott, a dire il vero negli ultimi anni un po’ altalenante quanto a ispirazione, dirige con la consueta eleganza, regalando immagini di grande impatto visivo.

domenica 31 maggio 2026

The Mastermind: il thriller anticlimatico che si prende i suoi tempi

Con The Mastermind (2025), Kelly Reichardt torna a fare quello che le riesce meglio: decostruire i generi cinematografici attraverso una lente intima, radicalmente umana e splendidamente anticlimatica. Chi si aspetta un serrato thriller d'autore o un dramma ad alta tensione potrebbe rimanesse spiazzato, ma per chi accetta di sintonizzarsi sul ritmo volutamente lento della regista il film si rivela una gemma di rara sensibilità, retta da un cast in stato di grazia che si muove in un mondo fatto di sguardi, silenzi e non detti. Una sorta di stralunata commedia nera che mostra bene l'imperfezione umana e l'irresolutezza dello stralunato protagonista.

Bisogna tuttavia essere onesti: la pellicola non è priva di imperfezioni e a tratti la narrazione si perde in evidenti lungaggini, indugiando su scene di vita quotidiana che definire superflue ai fini della trama non è un'esagerazione. Ci sono momenti in cui il film sembra quasi girare a vuoto, allungando il minutaggio senza una reale necessità e mettendo spesso a dura prova la pazienza dello spettatore.

Eppure, forse è proprio in questo "perdere tempo" che risiede il paradosso del cinema della Reichardt: quelle digressioni apparentemente inutili finiscono per stratificare l'atmosfera, trasformando la visione in un'esperienza ipnotica, supportata da una fotografia magnetica a luce naturale, con colori tenui che evocano perfettamente le tonalità anni '70. L'effetto nostalgia è assicurato.

Nonostante qualche lungaggine di troppo che avrebbe beneficiato di una robusta sforbiciata al montaggio, il film vince la sua scommessa, dimostrandosi un'opera imperfetta ma densa, che rifiuta le scorciatoie commerciali e rimane impressa ben oltre i titoli di coda.



martedì 13 gennaio 2026

Killer Joe: il noir sporco che ha reinventato McConaughey

Killer Joe del grande William Friedkin è uno di quei film che ti restano addosso come un cattivo odore: disturbante, torbido, ma anche magnetico. È un noir sudista immerso in un’America povera, violenta e moralmente devastata, dove ogni personaggio sembra pronto a tradire chiunque pur di strappare qualche dollaro in più.

Il cuore pulsante del film è, senza dubbio, Matthew McConaughey. Nel ruolo del detective–sicario Joe Cooper, l’attore offre una delle prove più inquietanti e controllate della sua carriera. Il suo Joe è gentile e cortese solo in apparenza: sotto la superficie si muove una creatura glaciale, implacabile, capace di terrorizzare senza mai alzare la voce. McConaughey costruisce un personaggio fatto di piccoli gesti, sguardi, pause cariche di minaccia. È una performance che segna definitivamente la sua trasformazione da divo da commedia romantica a grande attore drammatico.


Ma Killer Joe funziona così bene anche grazie alla regia, asciutta e spietata. Friedkin non cerca mai di abbellire ciò che racconta: la macchina da presa osserva con freddezza, lasciando che la violenza e la miseria morale emergano da sole. I tempi sono studiati al millimetro, le scene più estreme non vengono smorzate né stilizzate: il film ti costringe a guardare, senza vie di fuga.


L’atmosfera è forse l’elemento più potente dell’opera. Ogni ambiente – le case squallide, le strade polverose, gli interni soffocanti – sembra impregnato di disperazione e degrado. È un mondo senza redenzione, dove l’avidità divora ogni cosa e la famiglia non è un rifugio, ma una trappola. Friedkin costruisce una tensione costante, quasi fisica, che cresce scena dopo scena fino a esplodere in un finale memorabile.


Killer Joe non è un film “piacevole”, ma è un film in un certo senso necessario: duro, coraggioso, feroce. E soprattutto è il film che ha consacrato McConaughey come uno degli interpreti più interessanti della sua generazione. Un noir moderno che non fa sconti a nessuno, e proprio per questo colpisce così a fondo.




giovedì 11 dicembre 2025

L'uomo di neve

L’uomo di neve (2017) è un thriller cupo e glaciale che punta tutto sull’atmosfera nordica e sulla forza del suo protagonista. 

Michael Fassbender, ancora una volta, conferma la sua statura attoriale con un’interpretazione intensa e tormentata: il suo detective Harry Hole è un uomo ferito, svuotato, ma ancora testardamente aggrappato al proprio lavoro. La sua presenza scenica è ciò che dà solidità al film, soprattutto quando la narrazione sembra sfilacciarsi.



È proprio la sceneggiatura il punto debole dell’opera: pur partendo da un romanzo strutturato e ricco di colpi di scenail film sembra perdersi tra linee narrative che si intrecciano senza mai trovare un vero equilibrio. Alcuni personaggi appaiono e scompaiono con poca motivazione, e la progressione del mistero risulta discontinua, lasciando una certa sensazione di confusione.


Nonostante ciò, L’uomo di neve non è privo di fascino. Le ambientazioni gelide, il ritmo comunque serrato e la fotografia di grande effetto riescono a creare momenti di autentica tensione. È un film che intrattiene e cattura l’occhio, pur lasciando un po’ di amarezza per ciò che sarebbe potuto essere con una sceneggiatura più coesa.


Ne consiglio la visione soprattutto a chi ama i noir nordici e a chi non vuole perdersi un’altra solida interpretazione di Fassbender. Segnalo anche che nella pellicola compare anche il compianto Val Kilmer, qui in una notevole interpretazione, crepuscolare e sofferta.



venerdì 3 gennaio 2025

The Misfits, una catastrofe di film

The Misfits è un film del 2021 che, nonostante il fascino e la professionalità di Pierce Brosnan, non riesce a lasciare il segno. Diretto da Renny Harlin, sembra voler mescolare elementi di heist movie, action e commedia, ma il risultato è un pasticcio senza identità.

La trama, prevedibile, scombinata e a tratti surreale, si muove tra cliché già visti e situazioni al limite dell'assurdo. I personaggi sono piatti, con dialoghi che oscillano tra il banale e il ridicolo. Nemmeno Brosnan, con tutto il suo carisma, riesce a salvare un copione privo di mordente.

A peggiorare le cose, la regia appare svogliata, incapace di rendere le scene d'azione davvero coinvolgenti. Anche la colonna sonora, spesso invasiva, non aiuta a sollevare l'esperienza.

In conclusione, The Misfits è un film che fallisce nel tentativo di intrattenere, lasciando lo spettatore con l'amaro in bocca e la sensazione di aver perso tempo.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...