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sabato 5 settembre 2026

Cachistocrazia, la definizione perfetta per Trump (e non solo)

George Clooney l’ha pronunciata a Venezia con l’aria di chi, tra un Leone d’oro e uno spritz, ha finalmente trovato la parola giusta per descrivere il presente. E forse, nei giorni precedenti, aveva dato un’occhiata anche a Paul Krugman, che proprio di recente è tornato a scrivere di kakistocracy e della sua evoluzione in qualcosa di ancora più sconfortante: la cheatistocracy, il governo dei peggiori accompagnato dal premio ai più disonesti. Un progresso, insomma. Sempre verso il basso, naturalmente.

C’è una parola che George Clooney ha rispolverato nei giorni scorsi a Venezia e che meriterebbe di essere adottata con entusiasmo anche da noi, magari prima che qualcuno decida di metterla al bando perché troppo poco patriottica: cachistocrazia. Deriva dal greco e, in sostanza, indica un Paese governato dai peggiori, o comunque dalle persone meno qualificate per farlo. Clooney l'ha usata, neppure troppo velatamente, per l’America di Trump. E diciamolo: difficile dargli torto.

lunedì 8 giugno 2026

Erano ragazzi in barca: un raro esempio di sobrietà e cuore

Erano ragazzi in barca è un piccolo gioiello di compostezza cinematografica. Il film racconta l'incredibile storia vera della squadra di canottaggio dell'Università di Washington: un gruppo di giovani della classe operaia che, in piena Grande Depressione, unisce le forze fino a rappresentare gli Stati Uniti alle Olimpiadi di Berlino del 1936.

George Clooney firma una regia solida e priva di fronzoli, preferendo la forza drammatica del racconto agli eccessi del melodramma. A dare vita a questa impresa è un cast di giovani attori straordinariamente in parte, guidato da un intenso Callum Turner nei panni del protagonista Joe Rantz, e supportato dalla carismatica presenza di Joel Edgerton nel ruolo del coach Al Ulbrickson. La chimica e l'affiatamento tra gli interpreti trasmettono alla perfezione il vero spirito di squadra.

A valorizzare la pellicola ci pensa una fotografia splendida, capace di catturare la poesia dello sport all'aurora sull'acqua, il tutto scandito da una colonna sonora incredibilmente coinvolgente, composta da Alexandre Desplat, che detta il ritmo emotivo della narrazione. 

Si tratta di un film sobrio, elegante e profondo, che sa emozionare con autentica classe. Da vedere senz'altro: non date retta a certi stroncatori di professione, ormai assuefatti ai ritmi forsennati degli action movie più beceri.



venerdì 24 maggio 2024

The Midnight Sky, deludente film post apocalittico

The Midnight Sky, diretto e interpretato da George Clooney è un film di fantascienza tratto dal romanzo La distanza tra le stelle (Good Morning, Midnight) di Lily Brooks-Dalton e distribuito suNetflix a fine dicembre 2020, in piena pandemia. Il che ha probabilmente contribuito al suo successo, per i ben noti motivi.

Ambientato in un futuro post-apocalittico, il film trasporta gli spettatori in paesaggi glaciali suggestivi e desolati, che sono uno dei suoi punti di forza principali. La scenografia e la fotografia catturano l'immensità e la bellezza dell'ambiente artico, creando un'atmosfera di isolamento e disperazione che permea l'intera pellicola.

Il cast si impegna notevolmente. Clooney, nel ruolo del solitario scienziato Augustine Lofthouse, offre una buona performance, a dispetto di un disturbante aspetto da burbero eremita. Felicity Jones e gli altri membri del cast, inclusi David Oyelowo, Tiffany Boone, Demián Bichir e Kyle Chandler, si sforzano di dare profondità ai loro personaggi, cercando di trasmettere emozioni autentiche in un contesto di sopravvivenza e speranza.

Tuttavia, nonostante questi aspetti positivi, il film nel complesso delude. La trama risulta essere prevedibile e poco coinvolgente. La narrazione manca di ritmo, con lunghe sequenze che sembrano trascinarsi senza apportare reale sviluppo alla storia o ai personaggi. La connessione emotiva con i protagonisti è spesso debole, rendendo difficile per gli spettatori appassionarsi alle loro vicende.

The Midnight Sky cerca di affrontare temi profondi come la solitudine, la redenzione e il futuro dell'umanità, ma lo fa in modo superficiale e didascalico. I dialoghi a tratti appaiono forzati e poco naturali, impedendo una piena immersione nella trama. Inoltre alcune scelte narrative sembrano esagerate e poco credibili, compromettendo ulteriormente l'esperienza complessiva.

Si tratta insomma di un film che, nonostante una messa in scena visivamente splendida e un cast volenteroso, non riesce a emergere dalla mediocrità a causa soprattutto di una narrazione poco avvincente. 



venerdì 3 maggio 2024

Ticket to Paradise, B-movie di lusso

 

Il film Ticket to Paradise, commedia romantica di buona fattura, presenta un'ambientazione straordinaria e un cast di attori volenterosi, con George Clooney in particolare che offre una performance piacevole. 

Il suo personaggio ricorda quelli interpretati in alcune fortunate commedie degli anni ‘50/‘60 dal grande Cary Grant. Penso ad esempio a classici come La casa dei nostri sogni (da recuperare, se potete).

Al contrario, Julia Roberts appare un po’ fuori ruolo qui, fin troppo sopra le righe per risultare credibile. L’intesa tra i due è come sempre ottima, ma sono la storia e lo svolgimento a risultare fiacchi e prevedibili.

Nonostante gli sforzi dei protagonisti, il film soffre infatti di una trama mediocre e di una narrazione poco coinvolgente, lasciando gli spettatori con una sensazione di pochezza. Un innocuo filmetto per poltrire sul divano dopo cena, insomma.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...