Visualizzazione post con etichetta show business. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta show business. Mostra tutti i post

giovedì 30 luglio 2026

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono la presenza scenica e l'intensità di Anna Magnani o l'illimitata gamma espressiva di Meryl Streep. Basta saper fare bene due cose: la faccia molto corrucciata e la faccia moderatamente sorridente.


Zendaya è la regina incontrastata di questa nuova era di minimalismo recitativo. Definirla attrice è forse un atto di generosità semantica: la sua presenza sullo schermo si riduce a un raffinato esercizio di immobilità facciale. Nel 90% delle sue interpretazioni sfoggia lo sguardo da "ho lasciato la macchina sul passo carrabile e adesso sento un carro attrezzi in lontananza". Per il restante 10%, regala al pubblico un sorriso scialbo, di quelli che si riservano ai parenti di terzo grado quando ti regalano l'ennesimo bagnoschiuma a Natale. 


E la cosa straordinaria è che funziona. Registi acclamati la rincorrono, i marchi di alta moda se la contendono, la critica applaude commossa davanti alla sua incredibile capacità di stare in piedi dentro abiti meravigliosi guardando il vuoto. Un’apparente normalità estetica trasformata in marchio globale, grazie a quella costruita semplicità che lo star system contemporaneo ha furbescamente imparato a spacciare per autenticità.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...