In quei giorni sentii il bisogno di scrivere. Non per dare risposte definitive, ma per cercare di fissare sulla pagina le emozioni, lo smarrimento e le domande che quegli avvenimenti suscitavano. Nacque così Ci sono stati dei disordini, un romanzo scritto quasi di getto, quasi un instant book, figlio dell'urgenza di raccontare ciò che stava accadendo e ciò che rischiava di essere dimenticato.
Rileggerlo oggi significa tornare a un momento in cui molti di noi si chiesero quale fosse il confine tra ordine pubblico e diritti, tra sicurezza e democrazia. Domande che, a distanza di tanti anni, proprio in questi giorni non hanno perso la loro drammatica attualità.
Ricordare non significa riaprire vecchie ferite per il gusto della polemica. Significa fare in modo che la memoria resti uno strumento di consapevolezza, perché certi errori non abbiano più a ripetersi.
