C’è un limite sottile che separa la realpolitik dalla sottomissione, la diplomazia dal servilismo. Un limite che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sembra aver travolto con un entusiasmo sconcertante. Le recenti dichiarazioni rilasciate a margine del vertice con il Cancelliere tedesco Merz – quel «spero che un giorno potremo dare il Nobel per la Pace a Donald Trump» – non sono solo una boutade geopolitica; sono il manifesto di una destra che, in nome del "sovranismo", ha scelto di farsi ancella del potere d'oltreoceano.
Il Paradosso del "Patriottismo"
Fa specie che a invocare la massima onorificenza per l'inquilino della Casa Bianca sia proprio chi ha costruito la propria carriera politica sul culto della Patria e del Tricolore. Trump non è solo il leader che minaccia i dazi contro le eccellenze del Made in Italy; è l'uomo che, con una sprezzante mancanza di empatia, ha insultato la memoria dei soldati caduti in Afghanistan.
Tra quei caduti ci sono anche 53 militari italiani. Figli, padri e fratelli che hanno servito sotto la nostra bandiera. Il silenzio assordante di Palazzo Chigi di fronte a questi epiteti è una ferita aperta alla dignità nazionale. Come può chi si definisce "patriota" ignorare l'offesa ai propri caduti per compiacere un uomo che ha evitato la leva per ben cinque volte grazie a compiacenti certificati medici per speroni ossei?
La Pace del Più Forte
Invocare il Nobel per Trump è una distorsione della realtà che rasenta il grottesco. Se la pace di cui parla la premier è quella che deriva dallo smantellamento del diritto internazionale e dalla legge del più forte, allora siamo di fronte a un cambio di paradigma pericoloso. Trump ha apertamente dichiarato che, se non avesse ottenuto il Nobel, la pace non sarebbe stata più una sua priorità. Un ricatto infantile che la nostra diplomazia ha deciso di trasformare in un auspicio solenne.
Il merito: Quale pace? Quella dei muri, dell'isolazionismo o dell'abbandono degli alleati?
L'opportunismo: La ricerca di una "sponda" americana a ogni costo sta trasformando l'Italia nell'anello debole della coesione europea.
L'onore: Un leader che disprezza il sacrificio militare non dovrebbe trovare cittadinanza nelle lodi di chi governa in nome della "Nazione".
L'asservimento meloniano
Il governo Meloni sta confondendo l'alleanza atlantica con la subordinazione personale. Proporre per il Nobel un uomo che ha calpestato i valori della democrazia liberale e il rispetto per chi ha dato la vita per lo Stato non è "visione politica": è, molto più banalmente, una rinuncia alla propria statura morale.
L’Italia merita una guida che sappia guardare Washington negli occhi, non dal basso verso l’alto, e che sappia difendere l'onore dei suoi soldati anche quando l'offesa arriva dal "potente" di turno.