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venerdì 12 dicembre 2025

L'uomo più pericoloso del mondo

C’è un dato che la comunità internazionale fatica ormai a ignorare: Donald Trump non è soltanto un presidente imprevedibile. È, molto più semplicemente, un pericolo globale. La sua maldestra presenza costante al centro della scena sta incrinando gli equilibri internazionali, alimentando instabilità, normalizzando il ricatto politico e incoraggiando i peggiori impulsi autoritari in ogni angolo del pianeta.

Trump non è mai stato un uomo di Stato. È arrivato alla politica trascinandosi dietro un passato che definire opaco è un eufemismo: una lunga scia di bancarotte e imprese fallite spacciate per successi, accuse di truffa culminate in condanne civili come nel caso della “Trump University”, e un celebre giudizio del tribunale nello Stato di New York che lo ha ritenuto responsabile di violenza sessuale su E. Jean Carroll. A ciò si aggiungono decenni di comportamenti discutibili, relazioni quanto meno imbarazzanti e quell’ostentata volgarità che ha sempre accompagnato la sua immagine pubblica.

Eppure il punto non è nemmeno questo. Non è tanto l’uomo — con il suo passato torbido e i suoi vizi esibiti — quanto il ruolo che oggi esercita. Non è “l’uomo più potente del mondo”, formula che ormai dice poco. È piuttosto l’uomo più pericoloso del mondo: istintivo, rancoroso, guidato dall’ego più che dalla ragione, circondato da adulatori invece che da consiglieri. Uno che agisce come se la complessità del pianeta fosse un gioco di società e la diplomazia una puntata del suo vecchio reality.

Il problema è che questo gioco ha conseguenze reali. Sulle alleanze internazionali che vacillano. Sulla fiducia tra Stati che si sgretola. Sulla sicurezza collettiva che si assottiglia ogni giorno di più. Il suo disprezzo per l’Europa, la sua fascinazione per i leader autoritari, la sua incapacità di distinguere la politica dalla vendetta personale: tutto questo sta erodendo, pezzo dopo pezzo, l’ordine mondiale costruito negli ultimi settant’anni.

La domanda che rimbalza da una capitale all’altra è sempre la stessa: quanto potrà ancora durare? E soprattutto: quanto potrà ancora danneggiare? Perché il timore, sempre più diffuso, è che non siamo davanti a un semplice presidente mediocre, ma a un detonatore ambulante. Uno che, nel suo stato mentale sempre più instabile e ossessivo, può incendiare interi scenari internazionali nel giro di un tweet.

E forse è proprio questa la nostra tragedia: il mondo non è mai stato così interconnesso, fragile, vulnerabile. E mai, davvero mai, ha dovuto fare i conti con un uomo tanto imprevedibile quanto pericoloso seduto su una tale quantità di leve del potere.

domenica 23 novembre 2025

Kennedy parlava al futuro. Trump lo divora

[...] E così, miei concittadini americani, non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi; chiedete che cosa potete fare voi per il vostro paese. Miei concittadini del mondo, non chiedete che cosa l'America vuole fare per voi, ma che cosa insieme possiamo fare per la libertà dell'uomo [...]

Ieri ricorreva l’anniversario dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy (22 novembre 1963), il che mi offre il destro per tentare di riflettere su un’eredità che pare ormai appartenere a un’altra epoca: un’epoca di slancio ideale, speranza e responsabilità civica.

Kennedy incarnava un modello di leadership coraggiosa, basata sul servizio al Paese: nelle sue parole celebri invitava gli americani a non chiedere cosa il Paese può fare per loro, ma cosa loro possono fare per il Paese.  Il suo impegno per i diritti civili, la pace, e la cooperazione internazionale mostrava una visione alta, non guidata da interessi personali o da istinti populisti. 

Nel suo famoso discorso a Berlino, pronunciò «Ich bin ein Berliner», manifestando solidarietà con chi viveva sotto il peso della divisione e della tirannia. 

Oggi chi siede alla Casa Bianca appare a dir poco lontano da quei valori. Il contrasto è siderale: non si tratta solo di ovvie differenze politiche, ma di una discesa nella retorica divisiva, nella corrosione dell’ideale pubblico, nella costruzione del potere su paure e egoismi. Manca quell’orizzonte di responsabilità condivisa, quel senso di servizio che per Kennedy era centrale.

Ricordare JFK non è solo commemorare una tragedia: è riaffermare che un’idea di politica elevata — fatta di visione, coraggio e altruismo — non è solo nostalgia, ma una misura necessaria contro il cinismo del presente. Nel ricordare l'uomo assassinato a Dallas quel lontano giorno di novembre di sessantadue anni fa, viene spontaneo, volgendo lo sguardo a oggi, constatare con rammarico e una punta d'angoscia che al suo posto oggi compare un uomo avido e corrotto, che della grandezza presidenziale conserva solo la sagoma sformata. Un contrasto che parla da sé, e che basta da solo a far rimpiangere un’America migliore.

giovedì 6 novembre 2025

Trump, un primo anno da incubo

Un anno è bastato per rivelare tutta la portata disastrosa della presidenza Trump. Il caos regna sovrano: guerre commerciali aperte con mezzo mondo, dazi imposti e poi ritirati in una spirale di contraddizioni che ha minato la fiducia dei mercati. L’economia, un tempo solida, ora traballa; la disoccupazione cresce, mentre le disuguaglianze sociali si allargano. Il clima politico è avvelenato, il tessuto sociale lacerato da odio, intolleranza e violenza.

Sul fronte internazionale, le sbandierate “otto guerre” alle quali Trump avrebbe posto fine si sono rivelate l’ennesima colossale menzogna. Nessuna pace, nessuna stabilità: solo confusione, isolamento e propaganda. Il summit in Alaska con Vladimir Putin si è concluso in un imbarazzante nulla di fatto, mentre il recente incontro con Xi Jinping ha segnato un clamoroso fallimento diplomatico, peggiorando ulteriormente i rapporti con la Cina. Gli alleati sono stati insultati o abbandonati, le istituzioni democratiche umiliate, l’immagine degli Stati Uniti ridotta a una caricatura grottesca. Mai come oggi il mondo appare più instabile, più insicuro, più diviso.

E come se non bastasse, sul capo dello stesso presidente pendono accuse di illegalità, di corruzione, di ostruzione alla giustizia. Un bilancio desolante, quello di questo primo anno di presidenza Trump: un susseguirsi di menzogne, scandali e incompetenza che hanno trascinato l’America — e con essa il mondo — sull’orlo del baratro.

Trump contro Meloni: cronaca di un amore tossico

  Per anni ci hanno decantato la speciale sintonia tra Giorgia Meloni e Donald Trump : Giorgia "ponte" tra l'Europa e gli USA...