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sabato 18 aprile 2026

Mona Lisa Smile, quando il messaggio suona finto

Mona Lisa Smile (2003) è uno di quei film che sembrano costruiti a tavolino per dire qualcosa d'importante senza avere però davvero nulla da dire. Diretto da Mike Newell e interpretato da un cast volenteroso guidato da Julia Roberts, il film mette in scena una storia di emancipazione femminile ambientata nel rigido ambiente accademico del Wellesley College negli anni ’50. Sulla carta, materiale interessante. Sullo schermo, un esercizio di stile senz’anima.

Il problema non sono gli attori. Julia Roberts fa il possibile per dare credibilità alla sua insegnante anticonformista; Kirsten Dunst e Julia Stiles si impegnano a dare spessore a personaggi che, però, restano poco più che figurine. Anche il sempre bravo Dominic West prova a ritagliarsi uno spazio credibile, ma finisce inevitabilmente risucchiato in un contesto che non lascia margini reali. Si percepisce lo sforzo, persino la buona volontà. Ma è come se recitassero dentro una vetrina: tutto è levigato, controllato, prevedibile.

Il film è finto. Finto nei conflitti, che non mordono mai davvero; finto nei dialoghi, che suonano come slogan più che come parole vive; finto nelle dinamiche tra i personaggi, che sembrano seguire un copione scolastico anziché una reale evoluzione emotiva. Anche il contesto storico è ridotto a scenografia: gli anni ’50 non sono vissuti, ma semplicemente indossati, come un costume di scena.

E poi c’è la noia. Una noia sottile ma persistente, che nasce proprio da questa artificiosità. Tutto accade esattamente come ci si aspetta, senza deviazioni, senza rischi. Il film procede per tappe obbligate, come se temesse costantemente di perdere il favore dello spettatore, finendo invece per anestetizzarlo.

Mona Lisa Smile vorrebbe essere un racconto di ribellione e consapevolezza. Ma nella sua ossessione per il messaggio edificante, dimentica la vita vera, quella fatta di contraddizioni, di ambiguità, di conflitti autentici. Ne resta un prodotto elegante ma vuoto, ben confezionato e completamente privo di necessità. Un sorriso, sì — ma di plastica.

sabato 25 ottobre 2025

A letto con il nemico, un film purtroppo ancora attuale

A letto con il nemico (1991) è un tipico B movie hollywoodiano, costruito con ingredienti collaudati: suspense, fuga, identità segrete e un cattivo ossessivo. Eppure, a più di trent’anni dall’uscita, il film resta tristemente attuale per il tema della violenza domestica e del controllo maschile sulla donna. 

A parte qualche evidente buco nella sceneggiatura e una certa ingenuità di fondo, il film mantiene una sua tensione e un ritmo ancora efficace. Gran parte del merito va alla giovane Julia Roberts, affascinante e credibile nel ruolo della moglie che tenta di riconquistare la libertà, confermando già allora il suo magnetismo e il talento che l’avrebbero resa una star.



venerdì 3 maggio 2024

Ticket to Paradise, B-movie di lusso

 

Il film Ticket to Paradise, commedia romantica di buona fattura, presenta un'ambientazione straordinaria e un cast di attori volenterosi, con George Clooney in particolare che offre una performance piacevole. 

Il suo personaggio ricorda quelli interpretati in alcune fortunate commedie degli anni ‘50/‘60 dal grande Cary Grant. Penso ad esempio a classici come La casa dei nostri sogni (da recuperare, se potete).

Al contrario, Julia Roberts appare un po’ fuori ruolo qui, fin troppo sopra le righe per risultare credibile. L’intesa tra i due è come sempre ottima, ma sono la storia e lo svolgimento a risultare fiacchi e prevedibili.

Nonostante gli sforzi dei protagonisti, il film soffre infatti di una trama mediocre e di una narrazione poco coinvolgente, lasciando gli spettatori con una sensazione di pochezza. Un innocuo filmetto per poltrire sul divano dopo cena, insomma.

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono ...