giovedì 1 ottobre 2026

Vivarium, quando l'acquisto della casa sconfina nell'incubo


Vivarium è un film che conquista fin dai primi minuti grazie a una premessa tanto surreale quanto intrigante: una giovane coppia, interpretata da Jesse Eisenberg e Imogen Poots, si ritrova suo malgrado intrappolata in un quartiere residenziale infinito, fatto di case tutte uguali, con l'ordine inquietante di "crescere un bambino" per poter ottenere la libertà.

L'idea di fondo è indubbiamente il punto di forza dell'opera. Il regista Lorcan Finnegan impacchetta una brillante satira sociale sulle trappole della vita borghese, il conformismo e le ansie genitoriali, trasformando il sogno americano dell'acquisto della prima casa in un incubo claustrofobico a cielo aperto. 


La regia, pulita e a tratti disturbante, unita a una storia intrisa di un mistero fantascientifico a tratti kafkiano, ricorda da vicino le atmosfere di certi lavori recenti di M. Night Shyamalan: c'è quell'incipit ad alto concetto, quella tensione costante e quella sensazione che dietro ogni dettaglio visivo si nasconda un metaforico "colpo di scena" esistenziale.


Tuttavia il film fatica a mantenere la stessa carica lungo tutta la sua durata. Una volta stabilite le regole di questo strano e opprimente universo, lo svolgimento della trama diventa fin troppo statico e ripetitivo. Le azioni dei protagonisti finiscono per incanalarsi in una routine circolare che, se da un lato riflette efficacemente il senso di alienazione dei personaggi, dall'altro rischia di fiaccare il ritmo e di smorzare l'attenzione dello spettatore.


Vivarium rimane un horror sci-fi psicologico stimolante e visivamente originale, sorretto da ottime interpretazioni. Ma l'esperimento si può dire riuscito a metà: un'ottima intuizione di partenza, che avrebbe però giovato di qualche variazione sul tema in più.




martedì 29 settembre 2026

Chef, il Jean Reno che non ti aspetti

Con Chef, il regista Daniel Cohen firma una commedia francese leggera, brillante e saporita, capace di regalare un'ora e mezza di puro intrattenimento senza alcuna pretesa di rivoluzionare la storia del cinema. Non siamo certo di fronte a un capolavoro della settima arte, ma il film non cerca mai di esserlo: il suo unico obiettivo è divertire con garbo, e lo centra in pieno.

A sostenere l'intera architettura comica c'è un'affiatata coppia d'attori che funziona alla perfezione, guidata da un superbo Jean Reno nei panni di Alexandre Lagarde, celebre e inflessibile chef stellato in crisi creativa e familiare, minacciato anche dalle logiche finanziarie della haute cuisine d'avanguardia. Al suo fianco troviamo Michaël Youn nei panni di Jacky, un giovane talento autodidatta dall'istinto infallibile ma dal carattere impossibile.

L'incontro scontro tra la rigidità istituzionale del vecchio maestro e l'esuberanza indisciplinata della nuova leva genera una serie di equivoci e situazioni comiche godibilissime, tra cui spicca la sequenza esilarante in cui i due si travestono da clienti giapponesi per spiare la concorrenza molecolare. La scenografia culinaria è curata nei minimi dettagli, trasformando ogni piatto in un piccolo spettacolo visivo che farà la gioia dei buongustai.

Anche se la trama segue binari ampiamente prevedibili e i buoni sentimenti trionfano come da manuale, il film mantiene un ritmo frizzante, battute ben assestate e un'atmosfera calda e rassicurante. È la classica pellicola "feel-good", un'ottima ricetta antistress ideale per una serata disimpegnata, che lascia in bocca il sapore piacevole delle commedie d'altri tempi e (forse) la voglia di mettersi ai fornelli.

lunedì 28 settembre 2026

H.G. Wells aveva previsto il futuro


Due secoli di sonno e Graham si risveglia nella Londra del 2100, scoprendo di essere diventato, suo malgrado, l'uomo più ricco e potente del mondo. Peccato che il futuro che lo aspetta sia tutt'altro che rassicurante.

In Londra 2100: il risveglio del dormiente, H.G. Wells immaginava già alla fine dell'Ottocento megalopoli alienanti, sorveglianza onnipresente, strapotere dei mass media, pubblicità ovunque su mega schermi e una società spaccata tra pochi privilegiati e una massa di lavoratori sfruttati.

Un romanzo visionario e inquietante, ma anche segnato dai pregiudizi del suo tempo. Insomma, un classico tutt'altro che innocente, che vale ancora la pena di rileggere.

Ho provato a raccontarne luci e ombre nella mia recente recensione per Libri e Parole.

Leggi la recensione di “Londra 2100” di H.G. Wells



venerdì 25 settembre 2026

I villeggianti, quando un film affoga nell'autoreferenzialità

I villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi è un’opera che mette a dura prova la pazienza dello spettatore, posizionandosi in quel territorio ambiguo dove il confine tra confessione intima ed esercizio di auto-indulgenza diventa sottilissimo. 

Ambientato nella cornice da sogno di una villa in Costa Azzurra, il film mette in scena un microcosmo borghese paralizzato dalle proprie nevrosi, dai lutti non elaborati e da una diffusa incapacità di comunicare. 

La regia sceglie deliberatamente di annullare qualsiasi struttura drammaturgica tradizionale: non vi è un vero intreccio, né uno sviluppo o un climax risolutivo. La narrazione procede per inerzia, frammentata in una successione di bozzetti e conversazioni che galleggiano senza una meta precisa. Se l’intento era quello di evocare un’atmosfera cecoviana, declinata secondo i canoni di un cinema d’autore francese istintivo e sfilacciato, il risultato finale rischia di scivolare frequentemente nella noia. 

A salvare la pellicola da un totale naufragio è esclusivamente la prova dell’ottimo cast corale, da Valeria Golino a Riccardo Scamarcio, fino alla stessa regista (che infatti preferisco come attrice). Gli interpreti si muovono con estrema naturalezza sul filo dell’improvvisazione, capaci di passare dal registro farsesco al dramma nel giro di una battuta, donando sprazzi di autentica verità ai rispettivi personaggi. Tuttavia, il talento degli attori non basta a colmare la mancanza di una guida narrativa solida: lasciati liberi di muoversi all'interno di un racconto programmaticamente inconcludente, finiscono per girare a vuoto. 

Il film rimane un’opera fortemente autoreferenziale e opaca, un flusso di coscienza cinematografico che saprà affascinare solo gli estimatori più accesi della cifra stilistica di Bruni Tedeschi, lasciando chi cerca un racconto strutturato con una forte sensazione di irrisolto.

martedì 22 settembre 2026

Il libro delle visioni

Il libro delle visioni (The Book of Vision) di Carlo Hintermann è un'opera rara e preziosa nel panorama cinematografico contemporaneo, un viaggio sensoriale ed emozionale che cattura lo spettatore fin dalle prime inquadrature. Sostenuto dalla produzione esecutiva del grande Terrence Malick, il film eredita da quest'ultimo una ricerca spasmodica della bellezza e una profonda spiritualità, rielaborandole però con una voce autoriale e un tocco visivo del tutto personali.

La pellicola riesce nell'ardito compito di azzerare le distanze temporali, intrecciando con maestria la storia di una giovane dottoressa dei giorni nostri con le memorie di un medico del Settecento attraverso le pagine di un misterioso manoscritto.

Dal punto di vista estetico siamo di fronte a un vero e proprio incanto: la fotografia, la cura delle ambientazioni e la costruzione delle immagini compongono quadri di abbagliante suggestione che rimangono impressi nella memoria.

A dare corpo e anima a questa complessa riflessione sul senso della vita, sulla malattia e sul legame indissolubile tra corpo e spirito contribuisce un cast d'eccezione, in cui spicca la magnifica interpretazione di Charles Dance.

Più che una semplice visione cinematografica, il film si configura come un'esperienza immersiva ed evocativa, capace di interrogarsi con coraggio sui misteri dell'esistenza e di lasciare chi guarda piacevolmente stordito da tanta, traboccante poesia visiva.

sabato 19 settembre 2026

Addio a Sandro Mazzola, campione vero di un'altra epoca


Se ne va Sandro Mazzola, uno dei miei calciatori preferiti, mito d'infanzia. Un grande campione di un calcio che oggi sembra appartenere a un’altra epoca, purtroppo tramontata per sempre: talento, eleganza, discrezione ma anche passione e grande senso di appartenenza.

Mazzola rappresentava un modo di vivere lo sport che forse non tornerà più. Oggi il calcio — e lo sport in generale — sembra sempre più business, immagine, mercato e apparenza. Per questo figure come la sua ci mancheranno ancora di più.


Addio Sandro, grande campione. E grazie per le emozioni indimenticabili che ci hai lasciato.




lunedì 14 settembre 2026

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Trump: shitification. Il termine, nato per descrivere il progressivo peggioramento dei servizi digitali — prima utili, poi pieni di pubblicità, algoritmi, abbonamenti, notifiche e funzioni inutili — si presta magnificamente anche alla politica americana. Basta sostituire l’app con il governo federale.

Il procedimento è più o meno questo: prendi una gigantesca macchina amministrativa costruita in decenni, dichiara che è inefficiente, licenzia una quantità impressionante di persone, smonta qualche agenzia, riduci i controlli, taglia la ricerca scientifica, sostituisci gli esperti con fedelissimi e poi annuncia trionfalmente che il governo funziona meglio. È un po’ come demolire metà dei pompieri e poi vantarsi perché la caserma consuma meno acqua.

L'annunciato progetto di efficienza associato al duo malefico Trump ed Elon Musk aveva promesso mirabolanti risparmi e una drastica cura dimagrante dello Stato. Il problema è che il governo americano non è un’applicazione da smartphone: se cancelli un pulsante magari nessuno se ne accorge; se cancelli persone e competenze da un’agenzia, prima o poi qualcuno si accorge che il pulsante non funziona più. E infatti le cifre sulla riduzione del personale federale sono impressionanti: circa 335.000 dipendenti hanno lasciato il governo tra gennaio e novembre 2025.

Vivarium, quando l'acquisto della casa sconfina nell'incubo

Vivarium è un film che conquista fin dai primi minuti grazie a una premessa tanto surreale quanto intrigante: una giovane coppia, interpret...