martedì 13 ottobre 2026

Civil War, il futuro dell'America?

Ci sono film che si guardano e si dimenticano. Altri, invece, ti lasciano addosso un'inquietudine difficile da scrollarsi di dosso. Civil War, scritto e diretto da Alex Garland, appartiene decisamente alla seconda categoria. E il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che oggi fa molta più paura di quanta ne facesse al momento della sua uscita.

Il film ci trascina in un'America sprofondata in una nuova guerra civile, un Paese dove le strade sono diventate campi di battaglia, i civili possono trasformarsi da un momento all'altro in carnefici e vittime, e la violenza ha smesso di essere un'eccezione per diventare parte della quotidianità. Seguiamo un gruppo di giornalisti, guidati dalla fotoreporter Lee Smith, interpretata da una straordinaria Kirsten Dunst, nel loro viaggio verso Washington, dove un presidente autoritario è asserragliato mentre il Paese gli crolla intorno.

Ma ciò che colpisce davvero non sono soltanto le scene di combattimento, gli edifici devastati o le città trasformate in trappole mortali. È la sensazione, terribilmente concreta, che basti pochissimo perché tutto quello che consideriamo normale possa andare in frantumi. Un giorno fai la spesa, accompagni i figli a scuola, discuti di politica sui social. Il giorno dopo potresti ritrovarti a chiedere a un uomo armato se intende spararti. E lui potrebbe risponderti con un sorriso.

Garland compie una scelta intelligente e inquietante: non ci spiega fino in fondo come si sia arrivati alla guerra, non ci offre una comoda distinzione tra buoni e cattivi, non ci consegna una mappa politica con cui sentirci al sicuro. Ci mostra un Paese disintegrato, dove le appartenenze sembrano contare più delle persone e dove la ragione ha ceduto il posto alla brutalità. Non è tanto importante sapere chi abbia cominciato. È agghiacciante vedere che cosa succede quando nessuno sembra più capace, o disposto, a fermarsi.

E qui il film smette di essere soltanto fantapolitica.

domenica 11 ottobre 2026

Quando la bellezza diventa ossessione: The Neon Demon

The Neon Demon, diretto da Nicolas Winding Refn, è un'opera che divide irrimediabilmente il pubblico, ponendosi a metà strada tra l'esercizio di stile estetico e la provocazione concettuale.

È un film capace di sedurre immediatamente gli occhi e l'udito, ma che allo stesso tempo rischia di far sbadigliare lo spettatore lungo il suo percorso narrativo. 

Dal punto di vista puramente visivo e sonoro, la pellicola sfiora la perfezione. La direzione della fotografia di Natasha Braier è ipnotica e sublime, caratterizzata da un uso dei colori primari e da contrasti cromatici tra neon rossi e blu che trasformano ogni singolo fotogramma in un quadro d'arte contemporanea. 

A questo si aggiunge la straordinaria colonna sonora elettronica firmata da Cliff Martinez, atmosfere synth-wave che non si limitano ad accompagnare le immagini, ma dettano il ritmo cardiaco dell'intera esperienza cinematografica. 

La regia di Refn si conferma rigorosa, elegante e dotata di un gusto impeccabile, al limite del maniacale, per la simmetria e la composizione delle inquadrature.

Se la confezione tecnica è scintillante, la struttura narrativa rivela purtroppo crepe profonde. Il ritmo è esasperatamente lento e molte sequenze si dilungano ben oltre il necessario, indugiando su sguardi statici e camminate riflesse che finiscono per risultare del tutto superflue. 

venerdì 9 ottobre 2026

La morte in diretta: quando il potere trasforma la giustizia in uno spettacolo

Pete Hegseth, segretario alla Difesa degli Stati Uniti nella sciagurata amministrazione Trump, ha annunciato una decisione che riporta alla memoria le pagine più inquietanti della storia: trasmettere in diretta streaming l’esecuzione mediante fucilazione di Nidal Malik Hasan, ex psichiatra e maggiore dell’esercito americano, condannato nel 2013 per l’uccisione premeditata di 13 persone e il tentato omicidio di altre 32 durante la strage della base militare di Fort Hood, in Texas, nel novembre 2009. L’esecuzione è prevista per il 3 dicembre 2026, nella stessa base in cui avvenne il massacro, previa autorizzazione del "presidente pazzo" Donald Trump.

Non c’è alcuna necessità di minimizzare la gravità dei crimini commessi da Hasan, né di dimenticare le tredici vittime, i feriti, le famiglie distrutte e il dolore di chi è sopravvissuto a quella strage. La giustizia deve fare il suo corso e la responsabilità per quegli omicidi è stata accertata da un tribunale militare. Ma proprio quando si parla di crimini tanto gravi, la differenza tra giustizia e vendetta dovrebbe essere custodita con la massima attenzione. Altrimenti, che cosa resta dei principi che una società civile pretende di difendere?

Il punto, infatti, non è soltanto la pena di morte. È la decisione di farne uno spettacolo pubblico, di trasformare l’uccisione di un essere umano in una dimostrazione di potere da offrire a un pubblico connesso. Hegseth ha spiegato che le persone devono comprendere che certi atti comportano conseguenze gravi. Ma davvero, nel XXI secolo, il modo di insegnare il rispetto della legge deve essere quello di mostrare in diretta un plotone d’esecuzione che abbatte un uomo?

giovedì 8 ottobre 2026

Andrea Pazienza. Non sempre si muore

Un’energia persistente continua a risuonare, a distanza di decenni. È quanto si percepisce nelle sale del MAXXI di Roma, dove la mostra dedicata ad Andrea Pazienza conferma, con autorevolezza, il ruolo dell’autore tra i massimi geni del fumetto e della cultura visiva contemporanea.  

L’esposizione, curata con estrema precisione, si impone per intensità emotiva e impatto visivo. L’osservazione delle tavole originali rivela un tratto capace di oscillare con rapidità tra una linearità raffinata e un caos barocco, dissacrante e ferocemente espressivo.  



Pazienza non è stato soltanto un disegnatore di eccezionale talento: ha agito come un sismografo delle tensioni, delle disillusioni e dei fermenti degli anni Settanta e Ottanta, con una lucidità sorprendente. La visita alle sezioni della mostra evidenzia la straordinaria attualità del suo linguaggio: le sue opere si impongono con la sfrontatezza e la qualità di un’espressione priva di compromessi.  


Per gli appassionati del fumetto d’autore, per chi ha apprezzato i volumi di Pentothal, Zanardi o le satire di Cannibale e Frigidaire, la mostra rappresenta un appuntamento imprescindibile. Per chi invece, magari per motivi anagrafici, non conoscesse ancora la sua incredibile produzione, costituisce un’occasione ideale per confrontarsi con un’opera di straordinaria forza. L’esposizione, prorogata fino al 18 ottobre, merita di essere visitata (anche più volte, aggiungo).






mercoledì 7 ottobre 2026

Lontano Lontano

Lontano Lontano è una di quelle perle rare del cinema italiano contemporaneo: un film che sa essere garbato, sottile e incredibilmente umano. Diretto e interpretato da Gianni Di Gregorio, insieme agli straordinari Giorgio Colangeli e al compianto Ennio Fantastichini — in quella che si è rivelata la sua ultima, indimenticabile interpretazione — il film regala una storia semplice solo in apparenza, capace di riscaldare il cuore e far riflettere con straordinaria leggerezza.

La trama segue le vicende di tre anziani romani che, scoraggiati dalle risicate pensioni e dalla routine di tutti i giorni, accarezzano l'idea di mollare tutto e trasferirsi all'estero per godersi la vecchiaia in un paese dove la vita costa meno. Ma tra un bicchiere di vino, un incontro imprevisto e le dinamiche quotidiane del quartiere, i tre scopriranno che il significato del loro viaggio ha sfumature ben diverse da quelle che avevano immaginato.


sabato 3 ottobre 2026

Libri da leggere a ottobre

«Un libro è come un giardino, una serra, un magazzino, una festa, un compagno nel cammino, un consigliere, una moltitudine di consiglieri»
(Henry Ward Beecher)

Che ci piaccia o meno, l’autunno è arrivato, a dispetto delle temperature ancora miti. Le giornate però si accorciano inesorabili e la voglia di accoccolarsi da qualche parte con una buona storia diventerà presto irresistibile, vedrete.


Se anche voi state cercando il compagno di lettura perfetto per questo mese, ho una buona notizia: è online la nuova puntata della rubrica di libri consigliati. 


Per questo ottobre ho messo insieme una selezione che profuma di pagine vissute, sguardi sul presente e fughe altrove. Niente spoiler sui titoli, vi lascio il gusto di scoprirli sfogliando l'articolo, ma vi prometto che ce n'è per tutti i gusti (e per tutti i comodini).


Curiosi di scoprire cosa c'è nella lista di questo mese? Ebbene, trovate tutto qui, nella nuova puntata della rubrica.




giovedì 1 ottobre 2026

Vivarium, quando l'acquisto della casa sconfina nell'incubo


Vivarium è un film che conquista fin dai primi minuti grazie a una premessa tanto surreale quanto intrigante: una giovane coppia, interpretata da Jesse Eisenberg e Imogen Poots, si ritrova suo malgrado intrappolata in un quartiere residenziale infinito, fatto di case tutte uguali, con l'ordine inquietante di "crescere un bambino" per poter ottenere la libertà.

L'idea di fondo è indubbiamente il punto di forza dell'opera. Il regista Lorcan Finnegan impacchetta una brillante satira sociale sulle trappole della vita borghese, il conformismo e le ansie genitoriali, trasformando il sogno americano dell'acquisto della prima casa in un incubo claustrofobico a cielo aperto. 


La regia, pulita e a tratti disturbante, unita a una storia intrisa di un mistero fantascientifico a tratti kafkiano, ricorda da vicino le atmosfere di certi lavori recenti di M. Night Shyamalan: c'è quell'incipit ad alto concetto, quella tensione costante e quella sensazione che dietro ogni dettaglio visivo si nasconda un metaforico "colpo di scena" esistenziale.


Tuttavia il film fatica a mantenere la stessa carica lungo tutta la sua durata. Una volta stabilite le regole di questo strano e opprimente universo, lo svolgimento della trama diventa fin troppo statico e ripetitivo. Le azioni dei protagonisti finiscono per incanalarsi in una routine circolare che, se da un lato riflette efficacemente il senso di alienazione dei personaggi, dall'altro rischia di fiaccare il ritmo e di smorzare l'attenzione dello spettatore.


Vivarium rimane un horror sci-fi psicologico stimolante e visivamente originale, sorretto da ottime interpretazioni. Ma l'esperimento si può dire riuscito a metà: un'ottima intuizione di partenza, che avrebbe però giovato di qualche variazione sul tema in più.




Civil War, il futuro dell'America?

Ci sono film che si guardano e si dimenticano. Altri, invece, ti lasciano addosso un'inquietudine difficile da scrollarsi di dosso. Civi...