domenica 23 agosto 2026

Elvis: un ritratto intenso e sfarzoso del Re del Rock

Con il film Elvis, Baz Luhrmann firma un biopic che rifugge i tradizionali schemi biografici per trasformarsi in un tributo visivamente opulento e, al tempo stesso, in una riflessione critica sulla leggenda del rock’n’roll. Il film esplora la vita e la carriera di Presley offrendo uno sguardo intimo sull'uomo dietro il mito, celebrandone la straordinaria eredità culturale senza nasconderne le ombre.

La narrazione sceglie una prospettiva insolita e affascinante: gli occhi del controverso manager, il colonnello Tom Parker, interpretato da un camaleontico Tom Hanks. Questo filtro permette di raccontare non solo l’ascesa e il trionfo irripetibile del Re, ma anche le manipolazioni, i tradimenti e le pressioni finanziarie che ne hanno segnato il percorso. Al centro della scena, tuttavia, domina una performance straordinaria di Austin Butler: l'attore non si limita a incarnare il carisma ipnotico di Elvis sul palco, ma ne restituisce con rara sensibilità la profonda vulnerabilità e le complessità emotive.

Come da tradizione per il cinema di Luhrmann, l'opera è un’esperienza cinematografica travolgente e sfarzosa, sorretta da colori vivaci e da un montaggio frenetico. La colonna sonora — brillante intreccio tra i classici di Presley e remix contemporanei — cattura con forza la carica rivoluzionaria della sua musica. Ma al di là dello spettacolo visivo e uditivo, il film affronta con maturità i nodi più complessi: il peso soffocante della fama, la dipendenza che ne ha segnato la fine prematura e, soprattutto, l'indissolubile legame tra il successo di Presley e la musica afroamericana, tema trattato con rigore e senza facili retoriche.

Ne risulta un'opera potente e sfaccettata che riesce a catturare l'essenza dell'artista e la fragilità dell'uomo, capace di conquistare sia i fan di lunga data sia chi si avvicina per la prima volta a una delle icone più influenti della storia della musica.


venerdì 21 agosto 2026

Cosa leggere ad agosto 2026

È finalmente uscito il nuovo appuntamento con la nostra consueta rubrica mensile dedicata ai libri consigliati!

Che tu sia in partenza per le vacanze, al mare sotto l'ombrellone o semplicemente alla ricerca di una bella storia per rilassarti durante le sere d'estate, ho selezionato per te i titoli imperdibili di questo mese.

Trovi tutti i dettagli, le trame e i nostri giudizi nella nuova puntata: 

Libri da leggere ad agosto 2026

Buona lettura e buone vacanze!

mercoledì 19 agosto 2026

Kim Jong-un, il nuovo grande amore del presidente pazzo

Trump e Kim Jong-un: sembrerebbe l’inizio di una barzelletta, se non fosse che uno dei due comanda la più potente macchina militare del pianeta.

Dopo aver insultato alleati storici, minacciato amici e trattato la diplomazia come una televendita, Trump torna a fare gli occhi dolci al dittatore nordcoreano, forse per distogliere l’attenzione dalla guerra avviata e persa con l’Iran. Per conquistare Kim è disposto perfino a indebolire i rapporti con Seul.


La scena è surreale: il presidente americano che corteggia il tiranno che minaccia da anni gli Stati Uniti, mentre tratta gli alleati democratici come fastidiosi conoscenti, più nemici che amici. 


Più che una politica estera, sembra il fan club personale di Trump. E Kim, naturalmente, anche se al momento appare un po' frenato, ringrazierà, vedrete.

martedì 18 agosto 2026

Marvel + Star Wars: che il Business sia con noi!

 

Marvel e Star Wars finalmente — si fa per dire — insieme. Nel 2027, per il 50° anniversario di Star Wars: Episodio IV - Una nuova speranza, uscito nel 1977, arriva Star Wars/Marvel: Hope Assembles, miniserie in cinque numeri firmata da Kevin Smith e David Marquez

Luke, Leia, Han e Chewbacca entreranno nell’Universo Marvel, incontrando Spider-Man, Captain America, Hulk e gli Avengers. E, naturalmente, Darth Vader potrà allearsi con il Dottor Destino.

Evidentemente, dopo aver spremuto singolarmente ogni possibile goccia di nostalgia da entrambi i franchise, restava ancora una cosa da fare: metterli nello stesso frullatore. Non è più un crossover: è una fusione societaria travestita da evento creativo. Personaggi che appartengono a universi diversi si incontrano, si scambiano qualche battuta, combattono insieme e soprattutto ricordano al lettore quanto siano preziosi i rispettivi marchi.

La Forza non è più con te. È con l'inarrestabile reparto marketing.



domenica 16 agosto 2026

Please Please Me: l'esordio folgorante dei Beatles

Please Please Me (1963) non è semplicemente il primo album dei Beatles: è un’esplosione irripetibile di energia pura, la fotografia vivida e pulsante di quattro ragazzi che avevano affinato la propria intesa musicale in centinaia di ore nei club di Amburgo e al mitico Cavern di Liverpool.

Registrato per la maggior parte in una sola, leggendaria sessione di quattordici ore, il disco trasuda una freschezza travolgente che conquista l'ascoltatore fin dalle prime battute di I Saw Her Standing ThereProprio in questo brano d'apertura emerge uno degli elementi tecnici e stilistici più straordinari, spesso sottovalutato nelle prime produzioni del gruppo: la qualità straordinaria del basso di Paul McCartney. Il giovane McCartney non si limita a segnare la linea ritmico-armonica di fondo, ma costruisce vere e proprie linee melodiche dinamiche, veloci e cariche di groove, palesemente influenzate dal miglior rhythm and blues americano. Il suo lavoro al basso dà all'intero album una spinta propulsiva formidabile, sorreggendo la batteria di Ringo Starr e fornendo l'intelaiatura perfetta per le chitarre e le armonie vocali.


L'album segna anche un momento di svolta fondamentale per la formazione della band: dopo essere subentrato a Pete Best solo pochi mesi prima, Ringo Starr fa il suo esordio vocale su disco cantando Boys. Con una performance grintosa e carica d'ironia, Ringo dimostra fin da subito la sua perfetta integrazione nello spirito del gruppo, regalandoci il primo di una indimenticabile serie di riuscitissimi contributi vocali.


venerdì 14 agosto 2026

Il bambino è la periferica

Forse un giorno non ci sarà più bisogno di dare uno smartphone a un bambino. Sarà il bambino ad averlo già.

Non è una previsione. Non ancora. È soltanto uno di quei pensieri che nascono limitandoci a osservare il presente. Perché potrebbe arrivare un momento in cui smetteremo di chiederci se sia accettabile che un bambino di pochi mesi guardi uno schermo durante il pasto. Ci sembrerà semplicemente normale. Come ci sembrano normali molte cose che, qualche decennio fa, avremmo considerato assurde.

Prima il telefono era uno strumento. Poi è diventato un oggetto personale. Poi una protesi. Adesso è già, per molti, una specie di organo esterno. Lo teniamo in mano quando camminiamo, lo consultiamo mentre mangiamo, lo portiamo a letto, lo cerchiamo appena ci svegliamo. Se lo dimentichiamo da qualche parte, proviamo una forma di inquietudine sproporzionata rispetto all'oggetto che abbiamo perduto.

E i bambini stanno entrando in questo mondo sempre prima: all'inizio lo smartphone è un utile diversivo per i genitori alla ricerca di una tregua dalle richieste a volte snervanti dei bambini. 

Poi diventa un premio. Poi un tranquillante, una babysitter. Poi un compagno di giochi, un interlocutore. Infine, qualcosa di cui il bambino non riesce più a immaginare l'assenza. A quel punto il salto evolutivo (o involutivo, fate voi) è quasi compiuto.

giovedì 13 agosto 2026

No, non è tutto OK, cara Apple

L'episodio del cartellone pubblicitario apparso a Milano, che ritrae un bambino molto piccolo con un iPhone sporco di cibo sotto lo slogan «Tutto ok, è iPhone», rappresenta un evidente cortocircuito comunicativo per un’azienda da sempre attentissima all'immagine e alla percezione del proprio brand.

La campagna nasce in realtà per riproporre uno storico e ben collaudato payoff di Cupertino («Relax, it's iPhone»), pensato per rassicurare i clienti sulla resistenza fisica del dispositivo ad acqua, urti e incidenti quotidiani. Tuttavia, applicare questa narrativa all'ambito dell'infanzia ne altera completamente il senso. Se nei contesti tradizionali — il telefono sotto la pioggia o caduto nel lavandino — l'ironia era chiara, l'immagine di un bambino in età da svezzamento che maneggia uno smartphone sporco di pappa sposta il «Tutto ok» dalla resistenza del dispositivo alla legittimazione del comportamento. L'effetto implicito è quello di normalizzare l'uso dello schermo fin dai primi anni di vita e la consuetudine del cosiddetto "baby-sitter elettronico", proprio durante i momenti delicati del pasto e delle relazioni familiari.


Elvis: un ritratto intenso e sfarzoso del Re del Rock

Con il film  Elvis , Baz Luhrmann firma un biopic che rifugge i tradizionali schemi biografici per trasformarsi in un tributo visivamente op...