Il film diretto da Maggie Gyllenhaal prende le mosse da una premessa potenzialmente affascinante: una giovane donna riportata in vita da uno scienziato visionario tenta di sottrarsi al destino che altri hanno scelto per lei, in una rilettura del mito di Frankenstein che ambisce a fondere horror, commedia nera, melodramma e riflessione sull’identità e sull’emancipazione femminile.
L’idea, almeno sulla carta, è ricca di possibilità. Sullo schermo, però, si traduce in un’opera confusa, irritante e irrimediabilmente pretenziosa. La trama procede senza una vera direzione, accumulando scene sopra le righe, simbolismi e virtuosismi estetici che finiscono per soffocare il racconto. Il continuo cambio di registro impedisce qualsiasi coinvolgimento emotivo: il grottesco si alterna al dramma, la satira all’horror, senza che il film riesca mai a trovare un equilibrio. Più che sorprendere, disorienta; più che provocare, annoia.


