sabato 12 settembre 2026

Diamonds & Rust: l'album della maturità artistica di Joan Baez

Ci sono dischi che appartengono con decisione alla loro epoca e altri che, per qualche misterioso motivo, sembrano non invecchiare. Diamonds & Rust, di Joan Baez, pubblicato nel 1975, appartiene decisamente alla seconda categoria. Riascoltandolo oggi, sorprende innanzitutto la sua freschezza: la cantautrice è ormai lontana dalla rigida immagine di sacerdotessa del folk che l'aveva accompagnata agli inizi e si concede un suono più ricco, aperto al pop e al rock, senza per questo perdere nulla della propria identità.

È proprio questo equilibrio, a mio avviso, a rendere l'album così riuscito. Gli arrangiamenti sono eleganti ma non invadenti, con chitarre acustiche, tastiere e qualche raffinato intervento orchestrale che costruiscono un ambiente sonoro sorprendentemente moderno. E sopra tutto c'è, naturalmente, quella voce: limpida, riconoscibilissima, forse meno angelica rispetto agli esordi ma molto più consapevole e capace di dare alle canzoni sfumature che prima non avrebbe avuto.

Poi arriva Diamonds & Rust, la canzone che dà il titolo all'album e che da sola basterebbe quasi a giustificarne l'ascolto. È il ricordo, tutt'altro che sdolcinato, della relazione con Bob Dylan, raccontato con una miscela di nostalgia, malinconia e lucidità. Baez guarda al passato, ma non sembra avere alcuna intenzione di idealizzarlo. È una di quelle canzoni in cui la vicenda personale riesce a diventare qualcosa di molto più universale: alla fine, quei diamanti e quella ruggine appartengono un po' a tutti noi.

E proprio Dylan è protagonista, indirettamente, di uno dei momenti che preferisco del disco. In Simple Twist of Fate, scritta da lui, Joan Baez si diverte a imitarne il caratteristico modo di cantare, con quel fraseggio nasale che diventa una specie di bonaria caricatura. È un piccolo colpo di genio, perché racconta molto della musicista che abbiamo davanti: una donna che non ha paura di scherzare nemmeno sui propri miti e sul proprio passato. Dopo tante immagini da seria e austera icona del folk, scoprire questa vena di autoironia è una piacevole sorpresa.

Del resto, Diamonds & Rust funziona proprio perché non sembra un disco costruito per dimostrare qualcosa. Baez non deve più dimostrare di essere una grande interprete folk e può permettersi di esplorare strade diverse. Il risultato è un album che mette insieme la tradizione della canzone d'autore americana e un linguaggio musicale più moderno, senza che una cosa finisca per soffocare l'altra.

È anche per questo che, a quasi cinquant'anni dalla sua pubblicazione, il disco continua a funzionare così bene. Non ha quell'aria un po' impolverata che spesso hanno le produzioni degli anni Settanta e non dà l'impressione di essere rimasto chiuso in un'epoca ormai lontana. Al contrario, sembra ancora vivo, soprattutto quando Baez canta quelle canzoni con una partecipazione che non ha bisogno di effetti speciali.

Insomma, Diamonds & Rust è uno di quei dischi che si possono ascoltare per la grande Joan Baez che conosciamo e finire per scoprire una Joan Baez diversa: più libera, più ironica, più moderna e, forse proprio per questo, ancora più interessante. Un album della maturità, certo, ma soprattutto un album che dimostra una cosa piuttosto semplice: quando un'artista ha davvero qualcosa da dire, il tempo può aggiungere ruggine, ma difficilmente riesce a togliere la brillantezza ai diamanti.

giovedì 10 settembre 2026

Comandante: un film di guerra che ambiva a essere qualcosa di più

Presentato in anteprima mondiale come film d'apertura della 80ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nel 2023, Comandante, diretto da Edoardo De Angelis, è un film che, nel complesso, si lascia apprezzare, anche se probabilmente finisce per essere un po' vittima delle proprie ambizioni. È certamente un film di guerra, ma sembra voler essere anche un'opera più autoriale, una riflessione sull'uomo, sulla guerra e sulla responsabilità morale. Intenti più che legittimi, naturalmente, che però non sempre trovano sullo schermo un equilibrio altrettanto convincente.

L'avvio, in particolare, è piuttosto lento e il ritmo fatica a trovare una vera continuità. La sensazione è quella di un film che si prenda molto sul serio e che, forse, indugi troppo nella costruzione di un'atmosfera e di un tono "d'autore", quando avrebbe probabilmente giovato una maggiore asciuttezza narrativa.

Al centro della vicenda c'è proprio una questione morale tutt'altro che banale: fino a che punto un uomo possa, o debba, anteporre i propri principi alle regole della guerra e persino agli interessi del proprio Paese. La scelta del comandante Salvatore Todaro di salvare i naufraghi della nave nemica appena affondata, portandoli con sé sul sommergibile anziché abbandonarli al loro destino, costituisce il cuore più interessante del film. È qui che Comandante trova la sua ragion d'essere più forte, raccontando una guerra nella quale, almeno per un momento, la distinzione tra vincitori e vinti lascia spazio a qualcosa di più semplice e, insieme, più difficile: riconoscere l'umanità dell'altro. Una scelta che il film racconta con partecipazione e convinzione, anche se talvolta il desiderio di trasformare Todaro in una figura quasi esemplare rischia di rendere il discorso un po' troppo programmatico.

mercoledì 9 settembre 2026

The Boys of Dungeon Lane, l'ispirato ritorno di Paul McCartney


Diciamocelo: l'entusiasmo incontenibile e la freschezza creativa che traspaiono dall'album The Boys of Dungeon Lane travolgono fin dal primo ascolto. A ottantaquattro anni suonati, Paul McCartney continua a fare ciò che gli riesce meglio da più di sessant'anni: comporre melodie incancellabili, riconoscibili alle prime note, e regalarci dischi vibranti di vita. Questo nuovo capitolo solista non è affatto un nostalgico esercizio di stile, ma un lavoro incredibilmente moderno, complice la produzione affilata di Andrew Watt che riesce a valorizzare ogni intuizione del polistrumentista di Liverpool senza snaturarne l'anima.

Dalle accelerazioni pop-rock più grintose ai passaggi acustici di Days We Left Behind, l'album emana una carica vitale imprevedibile e contagiosa. Macca gioca con gli arrangiamenti, spinge sui bassi, inserisce sfumature contemporanee e dimostra una curiosità sonora che farebbe impallidire colleghi con la metà dei suoi anni. La sensazione che si prova ascoltando brani come As You Lie There o l'intensa Home to Us — impreziosita dalla batteria inconfondibile del vecchio compagno di band Ringo Starr — è quella di trovarsi di fronte a un artista spinto da una pura e viscerale gioia di fare musica.

lunedì 7 settembre 2026

Titans 4: un’ultima corsa tra horror, magia e SF

La quarta e ultima stagione di Titans conferma il marchio di fabbrica dello show: un’estetica cupa e accattivante, sequenze d'azione orchestrate magistralmente e una caratterizzazione visiva dei personaggi tra le migliori produzioni televisive della DC, fedele all'iconografia dei fumetti.

Il passaggio dalle atmosfere prevalentemente urbane e crime verso un vero e proprio horror sovrannaturale funziona bene. La serie non si risparmia in termini di gore, abbracciando venature pulp e body horror con rituali di sangue, decomposizioni, mutilazioni e una violenza grafica decisamente più marcata rispetto al passato. Questa svolta cupa dà risalto a villain inquietanti come Mother Mayhem e Brother Blood. Brenton Thwaites nei panni di Nightwing si conferma la colonna portante della serie, carismatico e finalmente a suo agio nel ruolo di leader giovane maturo, affiancato da un cast che dimostra un'ottima intesa di gruppo.


sabato 5 settembre 2026

Cachistocrazia, la definizione perfetta per Trump (e non solo)

George Clooney l’ha pronunciata a Venezia con l’aria di chi, tra un Leone d’oro e uno spritz, ha finalmente trovato la parola giusta per descrivere il presente. E forse, nei giorni precedenti, aveva dato un’occhiata anche a Paul Krugman, che proprio di recente è tornato a scrivere di kakistocracy e della sua evoluzione in qualcosa di ancora più sconfortante: la cheatistocracy, il governo dei peggiori accompagnato dal premio ai più disonesti. Un progresso, insomma. Sempre verso il basso, naturalmente.

C’è una parola che George Clooney ha rispolverato nei giorni scorsi a Venezia e che meriterebbe di essere adottata con entusiasmo anche da noi, magari prima che qualcuno decida di metterla al bando perché troppo poco patriottica: cachistocrazia. Deriva dal greco e, in sostanza, indica un Paese governato dai peggiori, o comunque dalle persone meno qualificate per farlo. Clooney l'ha usata, neppure troppo velatamente, per l’America di Trump. E diciamolo: difficile dargli torto.

mercoledì 2 settembre 2026

Libri da leggere a settembre

Settembre è arrivato. L’estate, almeno sul calendario, comincia a farsi da parte e, inevitabilmente, ricominciano anche le buone vecchie abitudini. Tra queste c’è la mia consueta rubrica mensile dedicata ai libri da leggere.

Anche questo mese mi sono quindi rimesso a curiosare tra novità editoriali, copertine, trame e promesse di letture imperdibili, con il solito rischio di allungare ulteriormente quella lista di libri che, prima o poi, giuro che leggerò.

Il risultato è la nuova puntata della rubrica, con alcuni titoli che hanno attirato la mia attenzione e che potrebbero magari incuriosire anche voi.

Se siete in cerca di qualcosa da leggere nelle prossime settimane, magari mentre settembre cerca di convincerci che l’estate è davvero finita, potete dare un’occhiata qui.

Diamonds & Rust: l'album della maturità artistica di Joan Baez

Ci sono dischi che appartengono con decisione alla loro epoca e altri che, per qualche misterioso motivo, sembrano non invecchiare. Diamonds...