martedì 3 marzo 2026

Edizioni Scudo finalista al Premio Vegetti 2026

Ogni tanto una buona notizia fa capolino tra le pieghe del quotidiano – e stavolta mi riguarda, sia pure di riflesso.

Un’antologia di Edizioni Scudo alla quale ho partecipato con un mio contributo è tra i finalisti al Premio Vegetti 2026. Il volume in questione è Visioni Fantastiche: On Demand, e io contribuisco con il racconto Il mistero di T’zaq Nah. Evidentemente questo mistero ha deciso di non restare troppo nascosto e di farsi notare anche dalla giuria.

Il merito, naturalmente, è collettivo: del curatore, ossia l'infaticabile Giorgio Sangiorgi, degli autori, numerosi ed entusiasti, e naturalmente di quella passione ostinata per la fantascienza che continua a trovare casa presso Edizioni Scudo.

Io mi limito a compiacermi con doverosa moderazione e un pizzico di autoironia: partecipare è già un onore, arrivare in finale è una gran bella soddisfazione. Vincere? Be’, siamo pur sempre nel regno della fantascienza… e lì tutto è possibile, no?



 

Libri da leggere a marzo

È online, sulle pagine sempre interessanti del blog magazine Libri e Parole, la mia consueta rubrica mensile dedicata ai libri da leggere: una selezione ragionata, personale, forse un po’ capricciosa — ma sempre appassionata.


Marzo porta con sé nuove storie, ritorni importanti, qualche sorpresa e inevitabili ossessioni. Romanzi, saggi, visioni del presente e del futuro: pagine che meritano tempo, attenzione, silenzio.


Se siete in cerca della prossima lettura, potete trovare tutti i miei consigli qui.


… E buona lettura!


 

domenica 1 marzo 2026

Curt Swan, la forma perfetta dell’Uomo d’Acciaio

Ci sono artisti che hanno disegnato Superman. E poi c’è Curt Swan, che di Superman ha fissato per sempre l’immagine archetipica.

L’eleganza del suo tratto nasceva da una disciplina quasi invisibile: linea chiara, continua, mai nervosa. Swan non cercava l’effetto, cercava l’armonia. Ogni figura occupava lo spazio con naturalezza, senza rigidità, come se la postura fosse la conseguenza inevitabile del carattere. Il suo Superman non “posava”: stava. In piedi, sospeso in volo, piegato su un tetto di Metropolis, era sempre credibile. La plasticità delle figure derivava da una costruzione anatomica solidissima: muscolatura definita ma mai eccessiva, volumi leggibili anche nelle scene più affollate, panneggi del mantello capaci di suggerire peso, aria, direzione del movimento.


Le anatomie, in Swan, erano ideali ma non astratte. Non c’era la torsione esasperata, non c’era l’iperbole muscolare che avrebbe caratterizzato altri periodi del fumetto supereroistico. C’era invece un equilibrio quasi classico, che ricordava la scultura più che il dinamismo barocco: proporzioni perfette, spalle ampie, torace aperto, ma sempre entro una misura umana. Questa misura era il segreto della sua forza. Rendeva l’alieno invincibile vicino al lettore. Il volto, poi, era un capolavoro di sintesi: mascella netta, sopracciglia marcate, uno sguardo che poteva essere severo o tenero con minime variazioni di linea.





Quando negli anni Ottanta la DC Comics decise di rilanciare il personaggio, fu John Byrne a guidare la rinascita con The Man of Steel. Byrne modernizzò tutto: origini, psicologia, dinamiche narrative. Il suo Superman era più fisico, più massiccio, più radicato in una sensibilità contemporanea. Eppure, sotto quella superficie aggiornata, l’impronta di Swan rimaneva evidente. La struttura del volto, la distinzione netta tra Clark e Superman attraverso dettagli minimi, la nobiltà della postura: sono tutti elementi che Byrne rielabora, ma che discendono direttamente dalla grammatica visiva codificata dal suo predecessore.

Si può dire che Byrne abbia dato al personaggio una nuova energia muscolare e narrativa, ma lo scheletro iconografico era ancora quello costruito da Swan. Senza quell’eleganza misurata, senza quella lezione di chiarezza e proporzione, la “rinascita” degli anni Ottanta non avrebbe avuto la stessa solidità.


Curt Swan non è stato solo un grande disegnatore: è stato il punto di equilibrio attorno a cui si è definita l’immagine moderna di Superman. Anche quando altri hanno cambiato tono, atmosfera o intensità, la sua ombra luminosa è rimasta lì, a ricordare quale fosse la forma perfetta dell’eroe.







sabato 28 febbraio 2026

Distrarre con le bombe: la guerra come diversivo politico

L’attacco di Donald Trump contro l’Iran arriva in un momento politicamente delicato per la Casa Bianca. Al di là delle giustificazioni ufficiali sulla sicurezza nazionale, che a molti hanno sinistramente ricordato analoghe parole pronunciate da Vladimir Putin in occasione dell'invasione dell’Ucraina, l’operazione ha il sapore classico della fuga in avanti: spostare il baricentro del dibattito pubblico dall’arena interna a quella internazionale.

Lo scandalo legato ai documenti su Jeffrey Epstein continua a proiettare ombre e ad alimentare richieste di trasparenza, mentre sul fronte domestico crescono tensioni e divisioni. In questo contesto, un’azione militare consente di ricompattare temporaneamente il consenso attorno alla figura del “comandante in capo”, trasformando la cronaca giudiziaria in rumore di fondo.


Ma c’è un paradosso politico: una parte della base Maga, che aveva creduto alla promessa trumpiana di porre fine alle “guerre infinite”, guarda con crescente insofferenza all’apertura di nuovi fronti e a una politica estera sempre più muscolare. 


Il rischio per Trump è duplice: usare la guerra per coprire le difficoltà interne può funzionare nel breve periodo, ma nel lungo può incrinare proprio quel blocco elettorale che lo aveva sostenuto in nome dell’isolazionismo e del primato degli interessi interni.

venerdì 27 febbraio 2026

I’m your man: L'amore al tempo degli algoritmi

I’m Your Man di Maria Schrader è una boccata d'aria fresca nel panorama del cinema europeo contemporaneo, una pellicola che affronta il tema dell'intelligenza artificiale con una grazia e un'ironia fuori dal comune. Sebbene si tratti a tutti gli effetti di un film di fantascienza, lo fa in modo estremamente atipico: dimenticate esplosioni, laboratori ipertecnologici o effetti speciali ridondanti. Qui la tecnologia rimane invisibile, lasciando tutto lo spazio a un'indagine psicologica profonda e sottile.

Al centro della narrazione c'è il rapporto tra la pragmatica ricercatrice Alma e l'androide Tom, costruito su misura per renderla felice. La forza del film risiede proprio nel dialogo e nell'evoluzione interiore dei protagonisti, esplorando con intelligenza cosa significhi realmente desiderare, amare e confrontarsi con l'alterità. 


È un’opera filosofica travestita da commedia sentimentale, capace di emozionare senza ricorrere a facili sentimentalismi, puntando tutto sulla straordinaria chimica dei suoi interpreti e su una sceneggiatura che scava con precisione chirurgica nelle complessità dell'animo umano.

giovedì 26 febbraio 2026

Stato dell’Unione o stato di pazzia?

Il discorso sullo stato dell’Unione del "presidente pazzo" Donald Trump è sembrato meno un intervento istituzionale e più una maratona di furiosa autocelebrazione, dilatata fino allo sfinimento come se la quantità potesse sostituire la sostanza.

Un flusso interminabile di slogan gridati, nemici immaginari, trionfi autoattribuiti e menzogne ripetute con la sicurezza di chi confida che, a forza di ripeterle, diventino realtà. I toni erano quelli di un comizio permanente, non di un capo di Stato: rabbia, vittimismo, smania patetica di rivincita contro nemici immaginari e non. 

Più che uno sguardo sullo stato dell’Unione, è parso lo stato mentale di un uomo in fuga dalla realtà, asserragliato in una narrazione parallela e falsa, dove tutto va magnificamente e la colpa è sempre di qualcun altro. 

Alla fine resta la sensazione di aver assistito non a un discorso politico, ma a un lungo, rumoroso monologo di un leader alla deriva, sempre più distante dalla realtà e sempre meno interessato a ritrovarla.

mercoledì 25 febbraio 2026

Disegnare come nel Medioevo

C’è un momento, nella vita di ogni bambino, in cui il mondo viene disegnato non come appare, ma come è. Il sole è un cerchio con i raggi tutt’intorno, anche se nella realtà non lo vediamo così. Le case sono frontali, squadrate, con il tetto a triangolo. Le persone hanno due occhi ben visibili anche quando sono di profilo. Le figure importanti sono più grandi delle altre. Non è errore. È sistema.

Poi un giorno qualcuno insegna la prospettiva. Ed è curioso che proprio qui nasca un’analogia affascinante: i disegni infantili somigliano sorprendentemente all’arte medievale. Le figure frontali e solenni dei mosaici della Basilica di San Vitale, i santi gerarchicamente più grandi dei fedeli, gli sfondi dorati senza profondità. Anche lì lo spazio non è illusione ottica: è dichiarazione di senso.



Prima di Filippo Brunelleschi e della prospettiva matematica, prima che Leon Battista Alberti teorizzasse la pittura come “finestra aperta sul mondo”, l’immagine non voleva imitare la realtà. Voleva spiegarla.


Il bambino fa la stessa cosa. Non disegna ciò che vede, ma ciò che sa. Non rappresenta l’effetto della luce, ma l’idea di una mamma, di una casa, di un albero. È una pittura concettuale, non retinica.


Viene da chiedersi — poeticamente, non scientificamente — se non esista una sorta di memoria ancestrale della rappresentazione. Ma forse la spiegazione è più semplice e insieme più profonda: l’essere umano, prima di imparare a guardare come un artista rinascimentale, guarda come un narratore.


Il Medioevo non era “incapace” di fare prospettiva. Non ne aveva bisogno. Così come il bambino non è incapace di realismo: non è ancora interessato all’illusione. Gli interessa dire chi conta, cosa è importante, cosa è sacro.


Poi arriva il Rinascimento. Arriva l’illusione perfetta dello spazio. Arriva la tridimensionalità, l’ombra, la profondità. E qualcosa si guadagna — ma qualcosa si perde. Non è un caso che artisti moderni come Paul Klee o Pablo Picasso abbiano guardato ai disegni dei bambini come a una rivelazione. Picasso diceva di aver impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino. Forse perché il bambino non finge che il mondo sia una finestra: lo dichiara simbolo.


Crescere significa imparare la prospettiva. Ma forse maturare artisticamente significa ricordarsi che non tutto deve sembrare vero per essere vero.





Edizioni Scudo finalista al Premio Vegetti 2026

Ogni tanto una buona notizia fa capolino tra le pieghe del quotidiano – e stavolta mi riguarda, sia pure di riflesso. Un’antologia di Edizio...