La verità inventata - A thousand lines è un film riuscito, capace di trasformare uno dei più grandi scandali giornalistici dei nostri tempi in un racconto coinvolgente e visivamente accattivante.
Il primo elemento che colpisce è senza dubbio il ritmo incessante: la narrazione procede con una rapidità che non concede pause, rispecchiando perfettamente la frenesia delle redazioni moderne e l'escalation adrenalinica della menzogna.
Questa fluidità narrativa è sostenuta da una regia impeccabile e dinamica, in grado di spaziare dalla tensione psicologica al dinamismo più puro, e da una fotografia patinata e moderna che esalta la dicotomia tra la realtà dei fatti e la perfezione artificiale delle storie inventate dal protagonista.
Il film riesce anche nell'impresa non scontata di divertire sinceramente il pubblico, sfruttando una vena ironica che mette a nudo la vanità del sistema mediatico. Tuttavia, è proprio questo taglio satirico così marcato a rappresentare l'unico elemento di ambiguità: se da un lato rende la visione brillante e accessibile, dall'altro finisce per smussare in parte la gravità etica della vicenda reale, rischiando di far passare in secondo piano la profondità del danno professionale a favore della caricatura grottesca.
Nonostante questa scelta di tono possa a tratti nuocere alla drammaticità del tema, il risultato finale rimane un pezzo di cinema solido, esteticamente appagante e profondamente godibile, adatto a farci riflettere su quanto possa essere manipolabile il racconto dei fatti. Quando il giornalismo si trasforma in finzione e falsità.





