Oggi il vuoto si sente fino in fondo. Se n'è andato Francesco Guccini, e con lui perdiamo un pezzo enorme della nostra anima culturale, una di quelle figure che pensavi sarebbero rimaste lì per sempre, a guardia della parola e della dignità.
Era l'incarnazione perfetta dell'essere emiliano: quella ruvidezza schietta, mai di facciata, che nascondeva un laconico, immenso pudore per i sentimenti. Un gigante burbero e generoso, capace di trasformare un tavolo d'osteria, un bicchiere di vino e il fumo di una sigaretta nell'ostinato baluardo contro l'ipocrisia del mondo. Non c'era artificio in lui, solo l'autenticità pura di chi sa raccontare le storie degli ultimi, la fatica della montagna, l'amarezza del tempo che passa e la bellezza delle cose corte e vive.

