George Clooney l’ha pronunciata a Venezia con l’aria di chi, tra un Leone d’oro e uno spritz, ha finalmente trovato la parola giusta per descrivere il presente. E forse, nei giorni precedenti, aveva dato un’occhiata anche a Paul Krugman, che proprio di recente è tornato a scrivere di kakistocracy e della sua evoluzione in qualcosa di ancora più sconfortante: la cheatistocracy, il governo dei peggiori accompagnato dal premio ai più disonesti. Un progresso, insomma. Sempre verso il basso, naturalmente.
C’è una parola che George Clooney ha rispolverato nei giorni scorsi a Venezia e che meriterebbe di essere adottata con entusiasmo anche da noi, magari prima che qualcuno decida di metterla al bando perché troppo poco patriottica: cachistocrazia. Deriva dal greco e, in sostanza, indica un Paese governato dai peggiori, o comunque dalle persone meno qualificate per farlo. Clooney l'ha usata, neppure troppo velatamente, per l’America di Trump. E diciamolo: difficile dargli torto.






