sabato 7 marzo 2026

Depeche Mode: Memento Mori Live – Un’anima rock tra le ombre del tempo


L'ultima testimonianza dal vivo dei Depeche Mode, catturata durante il trionfale tour di Memento Mori, ci restituisce una band che ha ormai abbracciato definitivamente una veste sonora viscerale e materica. Ciò che colpisce immediatamente l'ascoltatore è la decisa virata verso arrangiamenti marcatamente più rock rispetto al passato: la componente sintetica, pur rimanendo lo scheletro dei brani, lascia ampio spazio a una potenza strumentale quasi inedita. 

Il merito di questa trasformazione va in gran parte a Christian Eigner, un batterista semplicemente strepitoso che, con il suo stile muscolare e dinamico, trasforma anche i classici più algidi in veri e propri inni da arena. Il suo apporto dietro le pelli regala una spinta propulsiva che rende l'ascolto estremamente fisico, dando ai pezzi una profondità che il solo sequencer non potrebbe mai replicare.

In questo nuovo assetto live, un ruolo delicato e fondamentale è affidato a Peter Gordeno, il poliedrico tastierista che ha preso il posto dal vivo del compianto Andrew Fletcher. Gordeno non si limita a colmare un vuoto, ma onora la memoria di "Fletch" portando una precisione tecnica e una versatilità che puntellano perfettamente il muro sonoro della band, garantendo continuità tra il passato storico e il presente elettrico del gruppo. 

Su questa solida base strumentale, l'approccio vocale di Dave Gahan vive di un dualismo interessante. Nelle battute iniziali del concerto, la foga interpretativa sembra prendere il sopravvento: nei primi brani Gahan appare quasi troppo irruento, forzando la mano con un cantato che sfocia a tratti in un urlato fin troppo aggressivo. Tuttavia, questa tensione iniziale si scioglie rapidamente con il progredire della scaletta. Superata la fase di rodaggio, la voce del frontman si assesta su registri più caldi e controllati, permettendo al suo iconico baritono di tornare a brillare per intensità e sfumature.

Il cuore centrale dell'album regala momenti di pura estasi sonora, con alcune tracce eseguite in modo davvero strepitoso. Quando l'energia rock della batteria di Eigner si fonde con le tastiere di Gordeno e le chitarre di Martin Gore, i Depeche Mode dimostrano di essere in uno stato di grazia invidiabile. Brani come Ghosts Again o le reinterpretazioni dei classici degli anni '80 acquistano una nuova vita, suonando più freschi e potenti che mai. 

Nonostante un inizio vocale forse un po' sopra le righe, questo live si conferma come una celebrazione potente di una band che non smette di evolversi, trasformando il proprio passato elettronico in un presente vibrante e orgogliosamente elettrico.







giovedì 5 marzo 2026

All Star Batman Vol. 1, una festa per gli occhi

Con Scott Snyder ai testi e John Romita Jr. in grandissima forma ai disegni, il primo volume di All-Star Batman colpisce subito per il suo straordinario impatto visivo.

I disegni di Romita Jr. sono semplicemente stratosferici: dinamici, curatissimi, precisi in ogni dettaglio. Le tavole hanno una forza narrativa impressionante e sono valorizzate dai colori di Dean White, altrettanto raffinati e potenti. Il risultato è un comparto grafico di altissimo livello.

A dire il vero la storia, pur avvincente, convince un po’ meno. Snyder costruisce una trama complessa ma a tratto forzata, costellata di continui salti temporali e flashback, che finiscono per rendere la lettura a tratti pesante. Si ha quasi l’impressione che l’autore voglia mostrare la propria abilità narrativa più che puntare sulla scorrevolezza del racconto.

Il risultato resta interessante, ma non del tutto convincente. In compenso, dal punto di vista grafico siamo davvero ai vertici del fumetto supereroistico contemporaneo.




martedì 3 marzo 2026

Edizioni Scudo finalista al Premio Vegetti 2026

Ogni tanto una buona notizia fa capolino tra le pieghe del quotidiano – e stavolta mi riguarda, sia pure di riflesso.

Un’antologia di Edizioni Scudo alla quale ho partecipato con un mio contributo è tra i finalisti al Premio Vegetti 2026. Il volume in questione è Visioni Fantastiche: On Demand, e io contribuisco con il racconto Il mistero di T’zaq Nah. Evidentemente questo mistero ha deciso di non restare troppo nascosto e di farsi notare anche dalla giuria.

Il merito, naturalmente, è collettivo: del curatore, ossia l'infaticabile Giorgio Sangiorgi, degli autori, numerosi ed entusiasti, e naturalmente di quella passione ostinata per la fantascienza che continua a trovare casa presso Edizioni Scudo.

Io mi limito a compiacermi con doverosa moderazione e un pizzico di autoironia: partecipare è già un onore, arrivare in finale è una gran bella soddisfazione. Vincere? Be’, siamo pur sempre nel regno della fantascienza… e lì tutto è possibile, no?



 

Libri da leggere a marzo

È online, sulle pagine sempre interessanti del blog magazine Libri e Parole, la mia consueta rubrica mensile dedicata ai libri da leggere: una selezione ragionata, personale, forse un po’ capricciosa — ma sempre appassionata.


Marzo porta con sé nuove storie, ritorni importanti, qualche sorpresa e inevitabili ossessioni. Romanzi, saggi, visioni del presente e del futuro: pagine che meritano tempo, attenzione, silenzio.


Se siete in cerca della prossima lettura, potete trovare tutti i miei consigli qui.


… E buona lettura!


 

domenica 1 marzo 2026

Curt Swan, la forma perfetta dell’Uomo d’Acciaio

Ci sono artisti che hanno disegnato Superman. E poi c’è Curt Swan, che di Superman ha fissato per sempre l’immagine archetipica.

L’eleganza del suo tratto nasceva da una disciplina quasi invisibile: linea chiara, continua, mai nervosa. Swan non cercava l’effetto, cercava l’armonia. Ogni figura occupava lo spazio con naturalezza, senza rigidità, come se la postura fosse la conseguenza inevitabile del carattere. Il suo Superman non “posava”: stava. In piedi, sospeso in volo, piegato su un tetto di Metropolis, era sempre credibile. La plasticità delle figure derivava da una costruzione anatomica solidissima: muscolatura definita ma mai eccessiva, volumi leggibili anche nelle scene più affollate, panneggi del mantello capaci di suggerire peso, aria, direzione del movimento.


Le anatomie, in Swan, erano ideali ma non astratte. Non c’era la torsione esasperata, non c’era l’iperbole muscolare che avrebbe caratterizzato altri periodi del fumetto supereroistico. C’era invece un equilibrio quasi classico, che ricordava la scultura più che il dinamismo barocco: proporzioni perfette, spalle ampie, torace aperto, ma sempre entro una misura umana. Questa misura era il segreto della sua forza. Rendeva l’alieno invincibile vicino al lettore. Il volto, poi, era un capolavoro di sintesi: mascella netta, sopracciglia marcate, uno sguardo che poteva essere severo o tenero con minime variazioni di linea.





Quando negli anni Ottanta la DC Comics decise di rilanciare il personaggio, fu John Byrne a guidare la rinascita con The Man of Steel. Byrne modernizzò tutto: origini, psicologia, dinamiche narrative. Il suo Superman era più fisico, più massiccio, più radicato in una sensibilità contemporanea. Eppure, sotto quella superficie aggiornata, l’impronta di Swan rimaneva evidente. La struttura del volto, la distinzione netta tra Clark e Superman attraverso dettagli minimi, la nobiltà della postura: sono tutti elementi che Byrne rielabora, ma che discendono direttamente dalla grammatica visiva codificata dal suo predecessore.

Si può dire che Byrne abbia dato al personaggio una nuova energia muscolare e narrativa, ma lo scheletro iconografico era ancora quello costruito da Swan. Senza quell’eleganza misurata, senza quella lezione di chiarezza e proporzione, la “rinascita” degli anni Ottanta non avrebbe avuto la stessa solidità.


Curt Swan non è stato solo un grande disegnatore: è stato il punto di equilibrio attorno a cui si è definita l’immagine moderna di Superman. Anche quando altri hanno cambiato tono, atmosfera o intensità, la sua ombra luminosa è rimasta lì, a ricordare quale fosse la forma perfetta dell’eroe.







sabato 28 febbraio 2026

Distrarre con le bombe: la guerra come diversivo politico

L’attacco di Donald Trump contro l’Iran arriva in un momento politicamente delicato per la Casa Bianca. Al di là delle giustificazioni ufficiali sulla sicurezza nazionale, che a molti hanno sinistramente ricordato analoghe parole pronunciate da Vladimir Putin in occasione dell'invasione dell’Ucraina, l’operazione ha il sapore classico della fuga in avanti: spostare il baricentro del dibattito pubblico dall’arena interna a quella internazionale.

Lo scandalo legato ai documenti su Jeffrey Epstein continua a proiettare ombre e ad alimentare richieste di trasparenza, mentre sul fronte domestico crescono tensioni e divisioni. In questo contesto, un’azione militare consente di ricompattare temporaneamente il consenso attorno alla figura del “comandante in capo”, trasformando la cronaca giudiziaria in rumore di fondo.


Ma c’è un paradosso politico: una parte della base Maga, che aveva creduto alla promessa trumpiana di porre fine alle “guerre infinite”, guarda con crescente insofferenza all’apertura di nuovi fronti e a una politica estera sempre più muscolare. 


Il rischio per Trump è duplice: usare la guerra per coprire le difficoltà interne può funzionare nel breve periodo, ma nel lungo può incrinare proprio quel blocco elettorale che lo aveva sostenuto in nome dell’isolazionismo e del primato degli interessi interni.

venerdì 27 febbraio 2026

I’m your man: L'amore al tempo degli algoritmi

I’m Your Man di Maria Schrader è una boccata d'aria fresca nel panorama del cinema europeo contemporaneo, una pellicola che affronta il tema dell'intelligenza artificiale con una grazia e un'ironia fuori dal comune. Sebbene si tratti a tutti gli effetti di un film di fantascienza, lo fa in modo estremamente atipico: dimenticate esplosioni, laboratori ipertecnologici o effetti speciali ridondanti. Qui la tecnologia rimane invisibile, lasciando tutto lo spazio a un'indagine psicologica profonda e sottile.

Al centro della narrazione c'è il rapporto tra la pragmatica ricercatrice Alma e l'androide Tom, costruito su misura per renderla felice. La forza del film risiede proprio nel dialogo e nell'evoluzione interiore dei protagonisti, esplorando con intelligenza cosa significhi realmente desiderare, amare e confrontarsi con l'alterità. 


È un’opera filosofica travestita da commedia sentimentale, capace di emozionare senza ricorrere a facili sentimentalismi, puntando tutto sulla straordinaria chimica dei suoi interpreti e su una sceneggiatura che scava con precisione chirurgica nelle complessità dell'animo umano.

Depeche Mode: Memento Mori Live – Un’anima rock tra le ombre del tempo

L'ultima testimonianza dal vivo dei Depeche Mode , catturata durante il trionfale tour di Memento Mori , ci restituisce una band che ha ...