martedì 3 novembre 2026

Libri da leggere: le novità di novembre 2026

Nuovo mese, nuove letture da mettere in lista! Torna la mia consueta rubrica mensile dedicata ai libri da leggere, con una selezione di titoli che meritano attenzione, tra novità editoriali e storie capaci di incuriosire.

Se siete a caccia della prossima lettura, fatevi un giro sul blog magazine Libri e Parole: magari il libro giusto per voi è già lì che vi aspetta.

lunedì 2 novembre 2026

The Substance: la carne, il corpo e la tirannia dell'immagine

The Substance, della regista Coralie Fargeat, è un'opera feroce, visivamente abbagliante e di una lucidità disarmante, che unisce la tensione visiva tipica del body horror a una sorta di trattato sociologico sull'ossessione per la giovinezza. 

La straordinaria interpretazione di Demi Moore e la giovinezza straripante di Margaret Qualley conducono lo spettatore in una discesa agli inferi dolorosa e grottesca, dove il logoramento dell'identità si trasforma in un tripudio di carne, sangue e catarsi punk contro i rigidi canoni dello star system. Certo, l'ambientazione è per certi versi un po' anacronistica — una trasmissione televisiva dedicata alla forma fisica sulla falsariga di quelle anni '80/90 alla Jane Fonda — ma è funzionale alla trama.


Ad amplificare questa angoscia contribuisce in modo decisivo una sonorizzazione volutamente esagerata, viscerale e immersiva, fatta di rumori corporei amplificati all'inverosimile che si fondono con una colonna sonora martellante e musiche profondamente disturbanti, pensate per rendere quasi fisicamente scomoda la visione.


venerdì 30 ottobre 2026

Rivedere Civil War alla vigilia delle Midterm

In occasione della prima visione TV di stasera su Rai3 e con l'avvicinarsi delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti, vale la pena tornare a riflettere su Civil War, il film di Alex Garland del 2024.

Al di là dello scenario distopico (ma non troppo, nell'attuale, per molti versi distopica, anzi dispotica era Trump) e della forte tensione politica, la pellicola offre un'analisi lucida e spietata sul ruolo del fotogiornalismo e dell'informazione nei contesti di crisi. Il film esplora il difficile equilibrio tra il distacco professionale necessario per sopravvivere all'orrore e il rischio che questo si trasformi in assuefazione al caos, interrogandoci sul confine sottile tra l'essere semplici testimoni e il farsi consumare dall'urgenza dello scatto perfetto.

In un momento in cui l’estrema polarizzazione politica e sociale rischia di azzerare il confronto, l'immagine congelata dal reporter diventa l'unico ancoraggio etico e narrativo possibile. Per incrociare il messaggio cinematografico con l'inquietante attualità politica americana, se vi va potete leggere la recensione del film qui.



giovedì 29 ottobre 2026

Igiene dell'assassino

Cosa succede quando un premio Nobel per la letteratura misantropo, intrattabile e ormai morente, si trova di fronte a chi vorrebbe intervistarlo per celebrarne il genio (o magari assistere al suo crollo)?

Da questa premessa prende le mosse Igiene dell’assassino, romanzo d’esordio del 1992 della famosa scrittrice belga Amélie Nothomb, amatissima anche nel nostro Paese. Un libro folgorante, costruito come un serrato duello verbale in cui le domande diventano armi, le risposte trappole e la letteratura un campo di battaglia senza esclusione di colpi.


Ne ho parlato nella mia recensione: un corpo a corpo intellettuale spietato, provocatorio e imperdibile, in cui dietro la maschera del genio si nascondono verità scomode e segreti tutt’altro che innocenti.




martedì 27 ottobre 2026

Forse che sì forse che no: D’Annunzio tra passione e vertigine

Ci sono libri che raccontano una storia e altri che ti trascinano dentro un mondo, con tutte le sue ossessioni, le sue contraddizioni e il suo fascino. Forse che sì forse che no, romanzo “proto futurista” di Gabriele D’Annunzio, appartiene a questa seconda categoria.

Ne parlo su Libri e Parole, provando a rileggere un’opera in cui il desiderio di superare i propri limiti si intreccia con la ricerca di un’assoluta, e forse impossibile, libertà.


lunedì 26 ottobre 2026

La signora del Venerdì


La signora del Venerdì (1940), capolavoro assoluto diretto da Howard Hawks, rappresenta uno dei vertici inarrivabili della screwball comedy hollywoodiana, un'opera brillante che non soffre minimamente l'usura del tempo. Il film travolge lo spettatore grazie a un ritmo indiavolato e frenetico che non concede un solo secondo di tregua, sorretto da una quantità incredibile di dialoghi a raffica, sovrapposti e affilati come lame, scritti con una maestria rara.

A guidare questa giostra pirotecnica c'è una straordinaria e affascinante Rosalind Russell nei panni della giornalista Hildy Johnson: la sua prova d'attrice è semplicemente memorabile, capace di tenere testa e persino sovrastare il carisma di Cary Grant con una combinazione perfetta di grinta, tempi comici impeccabili, ironia e travolgente energia femminile.

L'unico vero motivo di rammarico di fronte a questo capolavoro risiede nell'imbarazzante errore della traduzione del titolo italiano. L'originale His Girl Friday è infatti un'arguta citazione letteraria riferita al personaggio Venerdì di Robinson Crusoe, ovvero il braccio destro fedele e insostituibile del protagonista. L'adattamento italiano, fraintendendo completamente il gioco di parole e il senso della metafora, ha preso alla lettera il nome proprio "Friday" traducendolo letteralmente con il giorno della settimana "Venerdì", generando così un titolo del tutto privo di senso rispetto alla trama e allo spirito del film. Ciononostante, il valore dell'opera resta inalterato: una macchina comica perfetta e spumeggiante che continua a incantare ed esaltare chiunque la guardi.



sabato 24 ottobre 2026

Il disco rotto della propaganda governativa



C’è una cosa che trovo sempre più irritante nel modo in cui gli esponenti dell’attuale governo affrontano le interviste e che mi spinge invariabilmente ad azzerare l'audio del televisore o della radio: la loro ostinata incapacità di rispondere alle domande. Basta un microfono acceso e, quasi per riflesso condizionato, parte la solita litania: le colpe di chi c’era prima, le cattiverie delle opposizioni, i successi mirabolanti dell’esecutivo. Tutto rigorosamente in tono trionfalistico, anche quando ci sarebbe ben poco da festeggiare.

Il giornalista chiede conto di un problema? Si risponde attaccando i predecessori. Domanda sui risultati economici? Si snocciolano cifre e primati, possibilmente senza troppi dettagli. Si parla di sanità, sicurezza o politica estera? Nessun problema: il governo sta facendo benissimo, tutto va nella direzione giusta e chi osa dubitarne è un nemico della patria, o giù di lì.

A forza di ascoltarli, viene quasi da chiedersi se abbiano mai ricevuto istruzioni diverse da quelle contenute in un manuale di propaganda per principianti. Il repertorio è sempre quello, le battute cambiano appena, la sostanza rimane identica. E soprattutto, la domanda iniziale resta regolarmente senza risposta.
Naturalmente, ogni governo ha il diritto di difendere il proprio operato, ci mancherebbe. Ma difendere il proprio operato significa portare argomenti, fornire dati, riconoscere gli eventuali errori. Non trasformare ogni intervista in una patetica e ridicola celebrazione di se stessi, condita da una generosa dose di disprezzo per gli avversari e qualche verità opportunamente deformata.

Libri da leggere: le novità di novembre 2026

Nuovo mese, nuove letture da mettere in lista! Torna la mia consueta rubrica mensile  dedicata ai libri da leggere, con una selezione di tit...