lunedì 22 giugno 2026

Il processo ai Chicago 7: quando la storia parla al presente

Il processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin è molto più di una brillante ricostruzione storica: è un film prezioso. Attraverso il racconto del processo intentato contro gli attivisti che protestavano contro la guerra in Vietnam, il regista mette infatti in scena lo scontro eterno tra dissenso e potere, libertà e repressione.

Il film non è privo di difetti: alcune delle lunghe schermaglie processuali finiscono per rallentare il ritmo e appesantire la narrazione. Tuttavia, la qualità della scrittura e soprattutto l'eccellente cast compensano ampiamente queste incertezze. Sono tutti molto bravi: Sacha Baron Cohen (strepitoso nei panni di Abbie Hoffman), Eddie Redmayne, Mark Rylance, Joseph Gordon-Levitt, Yahya Abdul-Mateen II e Frank Langella, autore di una magistrale interpretazione del perfido giudice Julius Hoffman.

domenica 21 giugno 2026

Trump contro Meloni: cronaca di un amore tossico

 


Per anni ci hanno decantato la speciale sintonia tra Giorgia Meloni e Donald Trump: Giorgia "ponte" tra l'Europa e gli USA, perbacco! Valori comuni, visione comune, sorrisi, strette di mano e fotografie studiate al millimetro. Poi è arrivato il primo vero ostacolo e il castello di cartapesta ha mostrato tutta la sua fragilità.

Trump, del resto, tratta gli alleati come tratta chiunque altro, anzi peggio: finché applaudono sono amici, quando osano dissentire diventano incapaci, ingrati o irrilevanti. Meloni sembra scoprirlo solo adesso, come chi adotta un cobra convinto che diventerà vegetariano.

The Counselor - Il procuratore, film potente ma imperfetto

The Counselor - Il procuratore (2013) è uno di quei film che sembrano destinati a far discutere per sempre. Non è un thriller convenzionale e probabilmente non piacerà a chi cerca una narrazione lineare, ma possiede qualità difficili da ignorare.

La prima è la splendida fotografia di Dariusz Wolski, che trasforma il deserto tra Stati Uniti e Messico in un luogo affascinante e minaccioso al tempo stesso. Ridley Scott, a dire il vero negli ultimi anni un po’ altalenante quanto a ispirazione, dirige con la consueta eleganza, regalando immagini di grande impatto visivo.

giovedì 18 giugno 2026

La più grande vittoria di Trump. Per l'Iran

Donald Trump ha firmato l'accordo con l'Iran con il consueto repertorio di ridicoli e roboanti superlativi: successo storico, trionfo della pace, prova definitiva del suo genio negoziale. Mancava soltanto la proclamazione di una nuova festività nazionale e l'incisione del memorandum sul Monte Rushmore.

Poi, però, è arrivato il piccolo inconveniente del testo. E qui la faccenda si complica. Perché l'impressione è che qualcuno abbia dimenticato di avvertire Teheran che avrebbe dovuto perdere. L'Iran ottiene l'alleggerimento, se non la cancellazione totale delle sanzioni, un risarcimento di 300 miliardi di dollari, il recupero di fondi congelati, la riapertura delle rotte commerciali e garanzie sulla non interferenza americana. In cambio promette, ancora una volta, di non costruire armi nucleari. Una promessa che vale più o meno quanto quelle di un giocatore d'azzardo all'uscita del casinò: "È l'ultima volta".

La domanda inevitabile è semplice: dopo mesi di minacce, ultimatum, bombardamenti e dichiarazioni roboanti, c
he cosa hanno ottenuto realmente gli Stati Uniti? La risposta sembra essere: una lunga lista di problemi rimandati a future trattative. I nodi centrali – programma nucleare, missili balistici, cambio di regime iraniano – vengono infatti spostati in avanti, come la polvere nascosta sotto il tappeto durante le visite degli ospiti. Insomma, una sconfitta totale.

lunedì 15 giugno 2026

Nyad - Oltre l'oceano: non una santa, ma una campionessa ostinata

Nyad - Oltre l'oceano (2023), diretto da Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi, è tratto dall'autobiografia della nuotatrice Diana Nyad.

La pellicola racconta una storia vera di determinazione e coraggio senza cadere nella tentazione di trasformare la sua protagonista in un santino. Ed è proprio questo uno dei maggiori meriti del film. Diana Nyad non viene rappresentata come una figura simpatica o rassicurante: è un'eroina capace di imprese straordinarie, ma anche una donna presuntuosa e arrogante, ostinata fino all'eccesso, talvolta megalomane e difficile da sopportare. Una scelta narrativa onesta e veritiera, che rende il personaggio molto più credibile e umano.


A sostenere il film ci sono due interpretazioni magnifiche. Annette Bening offre una prova intensa e fisicamente impressionante, mentre Jodie Foster regala al racconto calore, ironia e profondità emotiva. Colpisce anche il coraggio delle due attrici, che accettano di mostrarsi per quello che sono, senza artifici o inutili tentativi di nascondere il passare degli anni. Un gesto sempre più raro nel cinema contemporaneo e che contribuisce ad aumentare il senso di autenticità dell'opera.

Il risultato è quindi molto più di un film sportivo o di una storia di resilienza al limite dell'impossibile: è il ritratto sincero di una donna eccezionale, con tutte le sue virtù e i suoi difetti, interpretata da due attrici semplicemente straordinarie.




domenica 14 giugno 2026

Trump e la vittoria immaginaria sull’Iran

Donald Trump festeggia, si autoproclama vincitore di una guerra insensata e distribuisce medaglie immaginarie come un imperatore romano in cerca di applausi. Peccato che la sua presunta “vittoria” sull'Iran assomigli sempre più a una trovata propagandistica che a un successo reale.

Dopo aver contribuito negli anni a demolire gli accordi che avevano almeno contenuto il problema nucleare iraniano, Trump ha scelto la strada dello scontro, ha alimentato una crisi che non sarebbe mai dovuta esistere e ora pretende di essere celebrato come il pompiere che ha spento l'incendio dopo aver giocato con i fiammiferi. Molti degli obiettivi dichiarati all'inizio del conflitto — dalla fine del programma nucleare iraniano al ridimensionamento definitivo del regime — appaiono tutt'altro che raggiunti.

Ancora più curioso è che Washington e Teheran sembrino spesso raccontare due storie diverse sugli accordi raggiunti, mentre lo stesso Trump continua ad annunciare intese imminenti, svolte decisive e trionfi storici che vengono regolarmente smentiti o ridimensionati dai fatti e dagli stessi interlocutori iraniani. 

La scena ricorda irresistibilmente il celebre "Mission Accomplished" di George W. Bush: molta enfasi, molte bandiere, molta retorica patriottica e una realtà assai meno gloriosa. Persino diversi osservatori hanno sottolineato che l'Iran è ancora lì, il regime non è crollato e molte delle questioni che avrebbero dovuto essere risolte restano aperte.

Ma Trump ha bisogno di una vittoria da esibire. E così una guerra inutile, nata dalle conseguenze delle sue stesse deliranti decisioni influenzate dall'alleato "burattinaio" Benjamin Netanyahuviene trasformata nell'ennesimo spettacolo mediatico, dove la narrazione conta più dei risultati. Il problema è che la realtà, prima o poi, presenta sempre il conto.

sabato 13 giugno 2026

Che succede a Baum, anzi a Woody Allen?


Woody Allen torna a fare ciò che gli riesce meglio: raccontare le nevrosi, le fragilità e le contraddizioni dell’essere umano con ironia e intelligenza.

Nel suo primo romanzo, Che succede a Baum?, incontriamo Asher Baum, scrittore in crisi e perfetto alter ego alleniano, alle prese con fallimenti, paure e un mondo che sembra correre troppo veloce. 


È un libro molto divertente, ma soprattutto sorprendentemente vitale, che suona quasi come un bilancio artistico e umano di uno degli autori più influenti degli ultimi decenni.


Se volete saperne di più, trovate qui la mia recensione.




Il processo ai Chicago 7: quando la storia parla al presente

Il processo ai Chicago 7  di Aaron Sorkin è molto più di una brillante ricostruzione storica: è un film prezioso. Attraverso il racconto de...