sabato 11 luglio 2026

Olivia Rodrigo, un talento in continua evoluzione: You Seem Pretty Sad for a Girl

Dopo aver conquistato il mondo con SOUR e confermato il proprio valore con GUTS, Olivia Rodrigo torna con il terzo album, You Seem Pretty Sad for a Girl So in Love, ancora una volta realizzato insieme al fidato produttore Daniel Nigro. A soli ventitré anni, la cantautrice americana dimostra di possedere una maturità artistica che va ben oltre la sua età, confermandosi una delle voci più interessanti e complete del panorama pop-rock internazionale.

La forza del disco risiede soprattutto nella sua sorprendente ecletticità. Olivia passa con assoluta naturalezza da ballate intime e malinconiche a brani più energici, nei quali chitarre e ritmiche incalzanti riportano in primo piano il suo amore per il rock. È proprio in questi episodi che l’album regala alcune delle sorprese più piacevoli: certe sonorità evocano certo rock melodico degli anni Ottanta, con richiami che, almeno all’orecchio di chi scrive, rimandano a Billy Idol, ma anche alla new wave e quel pop-rock elegante e immediato che ha caratterizzato un’intera stagione musicale. Non si tratta di semplici citazioni nostalgiche, bensì di influenze rielaborate con gusto e perfettamente integrate in una scrittura moderna. Vedi in tal senso la sorprendente collaborazione con il mitico Robert Smith dei Cure nel duetto duetto "what's wrong with me", oltre a memorabili esibizioni live a Glastonbury e al Primavera Sound di Barcellona. 


Il risultato è un album ricco di sfumature, capace di alternare rabbia, ironia, fragilità e romanticismo senza mai apparire frammentario. La voce di Olivia Rodrigo continua a essere il suo punto di forza: intensa quando serve, delicata nei momenti più introspettivi, sempre credibile. Anche i testi confermano una notevole capacità di raccontare le emozioni con autenticità, evitando molti dei cliché che affliggono il pop contemporaneo.


martedì 7 luglio 2026

L'epidemia degli abbonamenti

Lo streaming era nato con una promessa tanto semplice quanto rivoluzionaria: pagare un abbonamento a un prezzo accessibile e avere a disposizione un catalogo ricco, senza dover continuamente mettere mano al portafoglio. Oggi invece quella promessa sembra essersi dissolta.

Prime Video, in particolare, sta trasformando la propria piattaforma in una dispendiosa e ingannevole vetrina di canali aggiuntivi. Cinema d'autore? Serve un altro abbonamento. Horror? Un altro ancora. Documentari, anime, grandi classici, film indipendenti, poliziotteschi anni '70? Stessa storia. Si paga per entrare e poi si scopre che, dietro moltissime locandine, c'è un ulteriore pedaggio.

È la moltiplicazione degli abbonamenti elevata a modello di business. Un sistema che finisce per snaturare il concetto stesso di piattaforma streaming, trasformandola in un catalogo di offerte separate anziché in un servizio realmente inclusivo. Alla fine non si sottoscrive più un abbonamento: se ne collezionano una quantità crescente, ciascuno con il proprio costo mensile, le proprie scadenze e i propri rinnovi automatici.

Stress da polso

All’ennesima richiesta d’inserimento password comparsa sul mio Apple Watch, ho deciso che ne avevo abbastanza.

Volevamo il futuro, ci siamo ritrovati con un vigile urbano frustrato e pedante stretto intorno al polso. Doveva essere lo strumento definitivo per la produttività, il fitness, la "libertà" dallo smartphone. E invece? È solo un altro schermo microscopico da ricaricare ogni maledetto giorno, un dispensatore ansiogeno di notifiche inutili e, a quanto pare, l'ennesimo dispositivo che pretende di conoscermi, ma mi chiede la password mentre sto semplicemente cercando di capire se è ora di pranzo.

La verità è che smartwatch e smartband non ci stanno semplificando o migliorando la vita, la stanno frammentando. Ci misurano i battiti, i passi, il sonno, lo stress... col meraviglioso risultato di farci venire l'ansia da prestazione persino mentre dormiamo. Abbiamo scambiato il piacere di un oggetto autonomo, eterno e discreto per una fastidiosa succursale del telefono che vibra ogni volta che qualcuno mette "like" al video rigorosamente fake di un gatto su Instagram.

domenica 5 luglio 2026

4 luglio 2026: Trump e il tramonto del sogno americano

Duecentocinquant’anni di storia. Una ricorrenza che avrebbe meritato il ricordo dei Padri Fondatori, della Costituzione, della democrazia, delle libertà civili e dei sacrifici compiuti da generazioni di americani. E invece il palcoscenico è stato occupato, ancora una volta, da Donald Trump e dal suo interminabile monologo autoreferenziale.

Più che un discorso istituzionale, è sembrato l’ennesimo episodio di una campagna elettorale che non finisce mai: autocelebrazione, nemici immaginari, menzogne ripetute come fossero verità, un nazionalismo urlato e una realtà riscritta a uso e consumo del proprio ego. Se non fosse il presidente degli Stati Uniti, ci sarebbe quasi da sorridere. Purtroppo non c’è nulla da ridere.


Tra i momenti più surreali, il ritorno del fantasma del “pericolo comunista”, evocato come se il mondo fosse rimasto fermo alla Guerra Fredda e, cosa ancora più grave, associato agli immigrati. Un cortocircuito ideologico che è insieme anacronistico, ridicolo e profondamente sbagliato. Ridurre persone che cercano una vita migliore a una presunta minaccia ideologica non è soltanto una mistificazione della realtà: è un modo cinico di alimentare paura, sospetto e divisione. È propaganda nella sua forma più elementare e becera.

sabato 4 luglio 2026

Avviso ai naviganti (del Web)

Si segnala un'insolita perturbazione libraria in corso. Nelle prossime ore potrebbero verificarsi improvvisi acquisti compulsivi, pile di libri in pericoloso aumento e incontrollabili attacchi di curiosità letteraria.

La causa? È online la nuova puntata della mia consueta, immancabile rubrica mensile con i libri consigliati del mese.

Entrate pure a vostro rischio e pericolo... e buona lettura! 📚

https://librieparole.it/mondolibri/12193/libri-consigliati-giugno-2026/

martedì 30 giugno 2026

Il Corriere e la fantascienza: una polemica inevitabile

La polemica divampata nei giorni scorsi attorno all’articolo di Mauro Covacich, pubblicato su la Lettura del Corriere della Sera, è tutt’altro che pretestuosa. Sostenere che la fantascienza abbia “sbagliato” il futuro perché non ha previsto gli xenotrapianti o i computer quantistici significa fraintendere la natura stessa del genere. 

La buona fantascienza non è un catalogo di profezie tecnologiche: è uno strumento per interrogare il presente, esplorare le conseguenze delle nostre scelte e riflettere sulla condizione umana. Ridurla a una gara tra previsioni azzeccate e mancate significa ignorare un secolo di letteratura che ha saputo interpretare il mondo con una lucidità spesso superiore a quella della narrativa cosiddetta realistica.

La cosa più sorprendente, in fondo, non è che uno scrittore esprima un giudizio severo sulla fantascienza. È che un quotidiano prestigioso come il Corriere della Sera dia spazio a una lettura che sembra trascurare la natura e il ruolo di uno dei generi più vitali della letteratura moderna. 

La fantascienza non ha mai avuto il compito di indovinare il futuro, ma di interrogare il presente e immaginare le conseguenze delle nostre scelte. È per questo che continua a parlare ai lettori di oggi.

domenica 28 giugno 2026

Il buongiorno del mattino: una commedia brillante, anche troppo

Il buongiorno del mattino è una commedia brillante e piacevole, perfetta per trascorrere un paio d'ore all'insegna della leggerezza. Del resto, dietro la macchina da presa c'è Roger Michell, il regista di Notting Hill, e il suo tocco si riconosce nella capacità di confezionare un racconto scorrevole, popolato da personaggi simpatici e situazioni divertenti.

Il film però ogni tanto eccede nel voler essere brillante a tutti i costi. I toni sono spesso sopra le righe e la colonna sonora, onnipresente e fin troppo frizzante, finisce per risultare a tratti fastidiosa. Si ha quasi l'impressione che lo spettatore debba divertirsi per forza, come se il ritmo incessante e la musica non gli lasciassero il tempo di respirare.

Olivia Rodrigo, un talento in continua evoluzione: You Seem Pretty Sad for a Girl

Dopo aver conquistato il mondo con SOUR e confermato il proprio valore con GUTS , Olivia Rodrigo torna con il terzo album, You Seem Pretty...