giovedì 13 agosto 2026

No, non è tutto OK, cara Apple

L'episodio del cartellone pubblicitario apparso a Milano, che ritrae un bambino molto piccolo con un iPhone sporco di cibo sotto lo slogan «Tutto ok, è iPhone», rappresenta un evidente cortocircuito comunicativo per un’azienda da sempre attentissima all'immagine e alla percezione del proprio brand.

La campagna nasce in realtà per riproporre uno storico e ben collaudato payoff di Cupertino («Relax, it's iPhone»), pensato per rassicurare i clienti sulla resistenza fisica del dispositivo ad acqua, urti e incidenti quotidiani. Tuttavia, applicare questa narrativa all'ambito dell'infanzia ne altera completamente il senso. Se nei contesti tradizionali — il telefono sotto la pioggia o caduto nel lavandino — l'ironia era chiara, l'immagine di un bambino in età da svezzamento che maneggia uno smartphone sporco di pappa sposta il «Tutto ok» dalla resistenza del dispositivo alla legittimazione del comportamento. L'effetto implicito è quello di normalizzare l'uso dello schermo fin dai primi anni di vita e la consuetudine del cosiddetto "baby-sitter elettronico", proprio durante i momenti delicati del pasto e delle relazioni familiari.


La vera gravità dello scivolone sta nella profonda decontestualizzazione sociale e culturale. In un momento storico in cui istituzioni, pediatri e organizzazioni internazionali sollevano crescenti preoccupazioni sul fenomeno della tecno-interferenza e sui rischi dello sviluppo cognitivo legati all'esposizione precoce agli schermi, proporre lo smartphone come un innocuo passatempo da tavola appare a dir poco stridente rispetto alla sensibilità collettiva. Inoltre la vicenda entra in aperta contraddizione con la narrazione che Apple propone da anni, fondata sul digitale consapevole, sulla tutela dei minori e su strumenti volti a ridurre la dipendenza tecnologica. 


L'intervento dell'Autorità garante per l'infanzia e la segnalazione all'Agcom dimostrano come anche le macchine di marketing più raffinate possano incorrere in gaffe clamorose quando sottovalutano l'evoluzione e la maturità del dibattito pubblico.

Outcome: Keanu Reeves e l'arte della redenzione sprecata


Se pensavate che il vero incubo per una star di Hollywood fosse venire cancellata per un video compromettente, non avete ancora visto Outcome. La dark comedy diretta da Jonah Hill e servita fresca su Apple TV+ dimostra infatti che il vero pericolo è trasformare un'idea satirica promettente nell'ennesima, noiosissima seduta analitica tra celebrità milionarie.

Il protagonista Reef Hawk, interpretato da un Keanu Reeves visibilmente in modalità pilota automatico o fin troppo sopra le righe a seconda dei momenti, si ritrova costretto a un bizzarro "apology tour" per riparare i torti del passato ed evitare un ricatto. Peccato che la sua epifania spirituale abbia la stessa profondità emotiva di un post di scuse aziendali pubblicato su LinkedIn da un PR in preda al panico. Jonah Hill tenta di orchestrare una parodia del divismo e delle sue nevrosi, ma finisce per lasciare Reeves completamente alla deriva, incastrato tra sguardi persi nel vuoto e battute che vorrebbero graffiare e invece fanno solo freddo.

Hollywood, del resto, adora far finta di prendersi in giro, ma solo a patto di ricordarci quanto rimanga comunque affascinante e luccicante. Tra camei del tutto sprecati — con la sempre affascinante Cameron Diaz e Matt Bomer ridotti a comparse di lusso — e una sceneggiatura che gira costantemente a vuoto, il film vorrebbe criticare la cultura dell'immagine finendo per esserne l'ennesimo sottoprodotto patinato, dalla fotografia leccata e dai colori ultra saturi.


Alla fine, l'unico vero risultato di queste due ore è la dolorosa consapevolezza di aver buttato una serata: il video dell'estorsione resta un mistero trascurabile, ma il motivo per cui abbiano dato il via libera a questa pellicola purtroppo è fin troppo chiaro.

domenica 9 agosto 2026

La TV delle repliche

La TV delle repliche ormai sembra aver adottato una precisa filosofia editoriale: se una cosa l’hai già vista dieci volte, perché non mandarla un’undicesima? 

Forse i responsabili dei palinsesti considerano lo spettatore alla stregua di un bue: basta riproporgli sempre lo stesso fieno e, prima o poi, lo masticherà di nuovo.

Il problema è che, a differenza dei bovini, noi possediamo ancora un telecomando. E qualche neurone, sia pure un po' accaldato.

giovedì 6 agosto 2026

Addio, Maestrone Francesco

Oggi il vuoto si sente fino in fondo. Se n'è andato Francesco Guccini, e con lui perdiamo un pezzo enorme della nostra anima culturale, una di quelle figure che pensavi sarebbero rimaste lì per sempre, a guardia della parola e della dignità.

Era l'incarnazione perfetta dell'essere emiliano: quella ruvidezza schietta, mai di facciata, che nascondeva un laconico, immenso pudore per i sentimenti. Un gigante burbero e generoso, capace di trasformare un tavolo d'osteria, un bicchiere di vino e il fumo di una sigaretta nell'ostinato baluardo contro l'ipocrisia del mondo. Non c'era artificio in lui, solo l'autenticità pura di chi sa raccontare le storie degli ultimi, la fatica della montagna, l'amarezza del tempo che passa e la bellezza delle cose corte e vive.

Mission: Impossible - The Final Reckoning

Con Mission: Impossible - The Final Reckoning, Christopher McQuarrie e Tom Cruise portano a compimento il percorso dell'agente Ethan Hunt con un capitolo che trova un buon equilibrio tra la solida tradizione della saga e un ritmo decisamente serrato. Il film riprende le fila della storia da dove l'avevamo lasciata, mettendo di nuovo al centro lo scontro con l'Entità, una minaccia virtuale che permette alla narrazione di toccare temi attuali legati al controllo dell'informazione e alla tecnologia, pur rimanendo nell'alveo del classico thriller spionistico.

La tensione si mantiene costantemente alta per tutta la non breve durata dell'opera, sorretta da un montaggio ritmato e da dialoghi rapidi ed essenziali che non lasciano spazio a tempi morti.

Dal punto di vista visivo, il film conferma lo standard inarrivabile a cui la serie ci ha abituati nel corso degli anni: la scelta di privilegiare scene d'azione reali e stunt acrobatici rispetto all'uso massiccio di effetti digitali continua a pagare, regalando sequenze coinvolgenti e un senso di fisicità ben visibile nei momenti di massima tensione. 



martedì 4 agosto 2026

Consigli di lettura: cosa leggere ad agosto 2026

È finalmente uscito il nuovo appuntamento con la nostra consueta rubrica mensile dedicata ai libri consigliati!

Che tu sia in partenza per le vacanze, al mare sotto l'ombrellone o semplicemente alla ricerca di una bella storia per rilassarti durante le sere d'estate, ho selezionato per te i titoli imperdibili di questo mese.

Trovi tutti i dettagli, le trame e i nostri giudizi nella nuova puntata: 

Libri da leggere ad agosto 2026

Buona lettura e buone vacanze!

Serie TV: l'era del fast food

C’era un tempo in cui l’uscita di un nuovo episodio era un evento. Ci si sintonizzava a un’ora precisa, si soffriva una settimana in attesa del cliffhanger e il giorno dopo la macchinetta del caffè in ufficio diventava un forum di discussione spontaneo.

Oggi quell’attesa è stata spazzata via da una pioggia ininterrotta di contenuti. Le piattaforme di streaming sfornano decine di novità ogni settimana, coprendo ogni nicchia e genere immaginabile. Sulla carta è l’età dell’oro dello spettatore: un buffet infinito a portata di telecomando. Nella realtà, però, la sensazione prevalente quando si scorre la home di una qualsiasi piattaforma non è l’entusiasmo, ma l’affanno. 

E, soprattutto, un sotterraneo senso di insoddisfazione. La sensazione non è errata: alla proliferazione quantitativa delle serie TV sta corrispondendo un evidente impoverimento qualitativo. Non si tratta di semplice nostalgia per Beverly Hills 90210 o di Breaking Bad, ma di un cambiamento radicale nelle logiche di produzione.


No, non è tutto OK, cara Apple

L'episodio del cartellone pubblicitario apparso a Milano, che ritrae un bambino molto piccolo con un iPhone sporco di cibo sotto lo slo...