martedì 27 ottobre 2026

Forse che sì forse che no: D’Annunzio tra passione e vertigine

Ci sono libri che raccontano una storia e altri che ti trascinano dentro un mondo, con tutte le sue ossessioni, le sue contraddizioni e il suo fascino. Forse che sì forse che no, romanzo “proto futurista” di Gabriele D’Annunzio, appartiene a questa seconda categoria.

Ne parlo su Libri e Parole, provando a rileggere un’opera in cui il desiderio di superare i propri limiti si intreccia con la ricerca di un’assoluta, e forse impossibile, libertà.


lunedì 26 ottobre 2026

La signora del Venerdì


La signora del Venerdì (1940), capolavoro assoluto diretto da Howard Hawks, rappresenta uno dei vertici inarrivabili della screwball comedy hollywoodiana, un'opera brillante che non soffre minimamente l'usura del tempo. Il film travolge lo spettatore grazie a un ritmo indiavolato e frenetico che non concede un solo secondo di tregua, sorretto da una quantità incredibile di dialoghi a raffica, sovrapposti e affilati come lame, scritti con una maestria rara.

A guidare questa giostra pirotecnica c'è una straordinaria e affascinante Rosalind Russell nei panni della giornalista Hildy Johnson: la sua prova d'attrice è semplicemente memorabile, capace di tenere testa e persino sovrastare il carisma di Cary Grant con una combinazione perfetta di grinta, tempi comici impeccabili, ironia e travolgente energia femminile.

L'unico vero motivo di rammarico di fronte a questo capolavoro risiede nell'imbarazzante errore della traduzione del titolo italiano. L'originale His Girl Friday è infatti un'arguta citazione letteraria riferita al personaggio Venerdì di Robinson Crusoe, ovvero il braccio destro fedele e insostituibile del protagonista. L'adattamento italiano, fraintendendo completamente il gioco di parole e il senso della metafora, ha preso alla lettera il nome proprio "Friday" traducendolo letteralmente con il giorno della settimana "Venerdì", generando così un titolo del tutto privo di senso rispetto alla trama e allo spirito del film. Ciononostante, il valore dell'opera resta inalterato: una macchina comica perfetta e spumeggiante che continua a incantare ed esaltare chiunque la guardi.



sabato 24 ottobre 2026

Il disco rotto della propaganda governativa



C’è una cosa che trovo sempre più irritante nel modo in cui gli esponenti dell’attuale governo affrontano le interviste e che mi spinge invariabilmente ad azzerare l'audio del televisore o della radio: la loro ostinata incapacità di rispondere alle domande. Basta un microfono acceso e, quasi per riflesso condizionato, parte la solita litania: le colpe di chi c’era prima, le cattiverie delle opposizioni, i successi mirabolanti dell’esecutivo. Tutto rigorosamente in tono trionfalistico, anche quando ci sarebbe ben poco da festeggiare.

Il giornalista chiede conto di un problema? Si risponde attaccando i predecessori. Domanda sui risultati economici? Si snocciolano cifre e primati, possibilmente senza troppi dettagli. Si parla di sanità, sicurezza o politica estera? Nessun problema: il governo sta facendo benissimo, tutto va nella direzione giusta e chi osa dubitarne è un nemico della patria, o giù di lì.

A forza di ascoltarli, viene quasi da chiedersi se abbiano mai ricevuto istruzioni diverse da quelle contenute in un manuale di propaganda per principianti. Il repertorio è sempre quello, le battute cambiano appena, la sostanza rimane identica. E soprattutto, la domanda iniziale resta regolarmente senza risposta.
Naturalmente, ogni governo ha il diritto di difendere il proprio operato, ci mancherebbe. Ma difendere il proprio operato significa portare argomenti, fornire dati, riconoscere gli eventuali errori. Non trasformare ogni intervista in una patetica e ridicola celebrazione di se stessi, condita da una generosa dose di disprezzo per gli avversari e qualche verità opportunamente deformata.

giovedì 22 ottobre 2026

Sexy Beast - L'ultimo colpo

Sexy Beast - L'ultimo colpo è un esordio cinematografico solido e incisivo, capace di offrire una variazione originale e intelligente sul classico filone del cinema di rapina. Jonathan Glazer dirige un film asciutto e ben ritmato, che punta tutto sulla tensione psicologica e sulla caratterizzazione dei personaggi piuttosto che sui soli meccanismi dell'azione.

Il punto di forza della pellicola risiede nel contrasto tra i due protagonisti. Ray Winstone interpreta con grande naturalezza un ex criminale ritiratosi a vita privata in Spagna, il cui equilibrio viene stravolto dall'arrivo di Don Logan, personaggio a cui Ben Kingsley presta un'interpretazione tesa e rigorosa. La recitazione magistrale di Kingsley, misurata nella sua violenza verbale e nella costante imprevedibilità, riesce a mantenere il racconto sempre sul filo dell'inquadratura, garantendo una minaccia palpabile per tutta la prima parte del film.


La regia di Glazer si distingue per uno stile pulito e per un uso attento della fotografia e del montaggio, capaci di valorizzare dialoghi ben scritti e venati di una sottile ironia britannica. Il film evita le scorciatoie di genere per concentrarsi sul confronto umano e sulle conseguenze delle scelte passate, supportato da una colonna sonora efficace e mai invadente.


Nel complesso, Sexy Beast si rivela un'opera senz'altro riuscita, che bilancia con equilibrio suspense e dramma, offrendo una prova d'attore di alto livello e una narrazione essenziale, ma di grande impatto.




mercoledì 21 ottobre 2026

Trump, il traditore

C’è qualcosa di profondamente vergognoso nel modo in cui Trump tratta l’Ucraina e l’Europa: non soltanto una questione di cinismo politico, ma un vero e proprio tradimento della fiducia, della solidarietà e dei principi sui quali, almeno in teoria, si fonda il mondo occidentale.

Dopo anni di aggressione russa, di città distrutte, di civili massacrati e di ucraini mandati a morire per difendere la propria libertà, Trump sembra voler trasformare una tragedia immensa in una trattativa commerciale. Come se l’invasione di un Paese sovrano fosse soltanto una controversia immobiliare da risolvere davanti a un tavolo, magari concedendo qualcosa all’aggressore pur di chiudere in fretta la faccenda. E pazienza se a pagare il conto saranno proprio le vittime.


Il messaggio che ne deriva è devastante: aggredire paga, resistere è inutile, gli alleati sono sacrificabili. Putin, che non è riuscito a piegare l’Ucraina con la forza delle armi, rischia così di ottenere attraverso la diplomazia ciò che non è riuscito a conquistare sul campo. Non una pace giusta, ma la legittimazione del ricatto. Non la fine delle ambizioni imperiali del Cremlino, ma un incoraggiamento a coltivarne di nuove.


domenica 18 ottobre 2026

Capitan America: Bianco – Il peso del ricordo e del dovere

Nata come capitolo conclusivo della celebre "Tetralogia dei Colori" di Jeph Loeb e del compianto Tim Sale — giunta dopo i successi di Spider-Man: Blu, Daredevil: Giallo e Hulk: Grigio —, Capitan America: Bianco è un'opera arrivata sugli scaffali al termine di un lungo e travagliato iter editoriale. Pubblicata a ben otto anni di distanza dal promozionale "Numero Zero" del 2008, la miniserie affronta la figura della celebre Sentinella della Libertà attraverso un filtro fatto di nostalgia, senso di colpa e memoria.

Sul piano della scrittura e dell'impostazione narrativa, l'opera conferma la forte sintonia del duo creativo. Il "bianco" del titolo non si limita a richiamare una delle tinte del costume, ma si fa metafora visiva ed emotiva della vertigine del ghiaccio in cui Steve Rogers è rimasto sospeso per decenni, del vuoto lasciato dalla perdita e di un'innocenza ormai irrecuperabile. La vicenda si apre con un Capitan America calato nel presente che riporta alla mente i giorni drammatici della Seconda Guerra Mondiale sul fronte europeo. Loeb sceglie intelligentemente di non disperdere il racconto nelle sole dinamiche belliche campali, preferendo focalizzarsi sulla relazione intima e quasi fraterna tra Steve e la sua giovane spalla, Bucky Barnes. Il cuore pulsante del volume risiede proprio nel contrasto tra l'icona incrollabile mostrata al mondo e l'uomo vulnerabile nascosto sotto la maschera, costantemente tormentato dalla responsabilità dell'addestramento e dal terrore di mandare un ragazzo a morire. A bilanciare la carica malinconica e introspettiva interviene un ben dosato ritmo da war story d'altri tempi, arricchito da momenti di cameratismo genuino grazie alla presenza degli Howling Commandos di Nick Fury.


venerdì 16 ottobre 2026

Valore culturale e successo commerciale, l'eterna lotta

Nell’editoriale Lo strabismo editoriale (Insula europea, 16 ottobre 2026), Roberto Russo, direttore della casa editrice Graphe.it, denuncia la discrepanza tra valore culturale e successo commerciale delle piccole case editrici: gli apprezzamenti della critica spesso non si traducono in vendite adeguate. 

In un mercato dominato dai grandi gruppi editoriali, tra eccesso di novità, scarsa permanenza in libreria e resi rapidissimi, Russo invita alla creazione di cataloghi coerenti, alla cura artigianale e a canali alternativi. 

La resistenza culturale richiede concretezza: amare la letteratura non basta; occorre acquistare, regalare e dare tempo ai libri per colmare lo “strabismo”.

Forse che sì forse che no: D’Annunzio tra passione e vertigine

Ci sono libri che raccontano una storia e altri che ti trascinano dentro un mondo, con tutte le sue ossessioni, le sue contraddizioni e il s...