martedì 4 agosto 2026

Consigli di lettura: cosa leggere ad agosto 2026

È finalmente uscito il nuovo appuntamento con la nostra consueta rubrica mensile dedicata ai libri consigliati!

Che tu sia in partenza per le vacanze, al mare sotto l'ombrellone o semplicemente alla ricerca di una bella storia per rilassarti durante le sere d'estate, ho selezionato per te i titoli imperdibili di questo mese.

Trovi tutti i dettagli, le trame e i nostri giudizi nella nuova puntata: 

Libri da leggere ad agosto 2026

Buona lettura e buone vacanze!

Serie TV: l'era del fast food

C’era un tempo in cui l’uscita di un nuovo episodio era un evento. Ci si sintonizzava a un’ora precisa, si soffriva una settimana in attesa del cliffhanger e il giorno dopo la macchinetta del caffè in ufficio diventava un forum di discussione spontaneo.

Oggi quell’attesa è stata spazzata via da una pioggia ininterrotta di contenuti. Le piattaforme di streaming sfornano decine di novità ogni settimana, coprendo ogni nicchia e genere immaginabile. Sulla carta è l’età dell’oro dello spettatore: un buffet infinito a portata di telecomando. Nella realtà, però, la sensazione prevalente quando si scorre la home di una qualsiasi piattaforma non è l’entusiasmo, ma l’affanno. 

E, soprattutto, un sotterraneo senso di insoddisfazione. La sensazione non è errata: alla proliferazione quantitativa delle serie TV sta corrispondendo un evidente impoverimento qualitativo. Non si tratta di semplice nostalgia per Beverly Hills 90210 o di Breaking Bad, ma di un cambiamento radicale nelle logiche di produzione.


lunedì 3 agosto 2026

Reality Awaits, il viaggio lisergico tra passato e futuro dei The Strokes

Se c’è una cosa di cui avevamo disperatamente bisogno in questo periodo, è un disco capace di strapparci dalla frenesia e dalle angosce del presente per proiettarci in un’altra dimensione. Reality Awaits dei The Strokes fa esattamente questo: non si limita a farsi ascoltare, si vive. Fin dai primi secondi, l'album avvolge infatti l'ascoltatore in una bolla psichedelica fuori dal tempo, dove l'illusione si fonde con la realtà e il suono diventa forma, colore ed emozione pura.

L'aspetto più affascinante dell'opera è la sua straordinaria capacità di creare paesaggi sonori tridimensionali ed estremamente ipnotici. Le trame musicali si sviluppano tra synth fluttuanti, riverberi cosmici e chitarre che sembrano viaggiare su frequenze incantate, guidando chi ascolta attraverso un suggestivo stato di trance vigile. Si tratta di una psichedelia colta e raffinata, mai caotica, capace di cullare con eleganza e al tempo stesso di sorprendere attraverso improvvise aperture melodiche e cambi di ritmo carichi di pathos ed energia.


sabato 1 agosto 2026

La morte corre sul fiume, capolavoro senza tempo

Esistono film che raccontano una storia ed esistono film che inventano un linguaggio. La morte corre sul fiume (The Night of the Hunter, 1955) appartiene senza esitazione alla seconda categoria. Unica regia di Charles Laughton, è un’opera che sfugge a qualsiasi classificazione: thriller, noir, horror psicologico, fiaba gotica, parabola religiosa e poema visivo convivono in un equilibrio irripetibile. In appena novantadue minuti, Laughton realizza uno dei più straordinari atti d’autore della storia del cinema, destinato a esercitare un’influenza immensa sulle generazioni successive.

La prima qualità che colpisce è la costruzione dell’immagine. Affiancato dal magistrale direttore della fotografia Stanley Cortez, Laughton plasma un universo che sembra appartenere contemporaneamente alla realtà e al sogno. Il bianco e nero raggiunge livelli espressivi raramente eguagliati: contrasti violentissimi, silhouette che divorano lo spazio, ombre geometriche e fasci di luce scolpiscono i personaggi come figure mitologiche. L’espressionismo tedesco di Il gabinetto del dottor Caligari, Nosferatu e M – Il mostro di Düsseldorf non è semplicemente citato, ma assimilato e rifuso in una grammatica profondamente americana, dove il paesaggio rurale assume i contorni di un incubo biblico.

giovedì 30 luglio 2026

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono la presenza scenica e l'intensità di Anna Magnani o l'illimitata gamma espressiva di Meryl Streep. Basta saper fare bene due cose: la faccia molto corrucciata e la faccia moderatamente sorridente.


Zendaya è la regina incontrastata di questa nuova era di minimalismo recitativo. Definirla attrice è forse un atto di generosità semantica: la sua presenza sullo schermo si riduce a un raffinato esercizio di immobilità facciale. Nel 90% delle sue interpretazioni sfoggia lo sguardo da "ho lasciato la macchina sul passo carrabile e adesso sento un carro attrezzi in lontananza". Per il restante 10%, regala al pubblico un sorriso scialbo, di quelli che si riservano ai parenti di terzo grado quando ti regalano l'ennesimo bagnoschiuma a Natale. 


E la cosa straordinaria è che funziona. Registi acclamati la rincorrono, i marchi di alta moda se la contendono, la critica applaude commossa davanti alla sua incredibile capacità di stare in piedi dentro abiti meravigliosi guardando il vuoto. Un’apparente normalità estetica trasformata in marchio globale, grazie a quella costruita semplicità che lo star system contemporaneo ha furbescamente imparato a spacciare per autenticità.

mercoledì 29 luglio 2026

The Fountain - L'albero della vita

Se l'obiettivo di Darren Aronofsky con L'albero della vita - The Fountain (2006) era creare un capolavoro spirituale in grado di svelare i segreti della vita e della morte, il risultato assomiglia molto di più a una sessione intensiva di meditazione andata decisamente male.

Il film è un bizzarro pasticcio new age che pretende di essere profondo complicando l'ovvio. La trama si trascina faticosamente lungo tre linee temporali intrecciate, che mettono a dura prova la pazienza e la resistenza al sonno dello spettatore:

  • un conquistador spagnolo del Cinquecento alla ricerca della giovinezza eterna
  • un medico contemporaneo ossessionato dal trovare una cura per il cancro della moglie
  • un astronauta del futuro calvo che fluttua nello spazio profondo dentro una gigantesca bolla dorata insieme a un albero morente.

domenica 26 luglio 2026

L’arte di rendere odiosi i personaggi femminili

Avete presente quando, guardando una serie TV, vedete sullo schermo un personaggio femminile potenzialmente fantastico — intelligente, capace, pieno di risorse — ma dipinto in modo così rigido e infallibile da farvelo risultare quasi antipatico? Succede quando gli autori confondono la forza o la determinazione con l'arroganza.

Succede sempre più spesso. Nelle produzioni americane di oggi le figure femminili sono diventate, sulla carta, indistruttibili. Non sono più le strepitamti “donzelle in pericolo” del passato, e questo è un bene, ovvio. Il problema è che, nel tentativo di renderle emancipate e tostissime, gli sceneggiatori finiscono quasi sempre per farle sembrare semplicemente insopportabili.


La domanda sorge spontanea: è colpa del solito eccesso woke o è pura e semplice pigrizia di scrittura?

Consigli di lettura: cosa leggere ad agosto 2026

È finalmente uscito il nuovo appuntamento con la nostra consueta rubrica mensile dedicata ai libri consigliati! Che tu sia in partenza per l...