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mercoledì 4 febbraio 2026

Trump, distruttore di cultura

La chiusura del Kennedy Center rappresenta l'ennesima manifestazione di una politica che sembra godere della demolizione sistematica di ogni pilastro della civiltà condivisa. L'annuncio, accompagnato dall'arbitrario e patetico cambio del nome in "Trump - Kennedy Center", trasforma una presunta ristrutturazione in un atto di pura prevaricazione ideologica.

Sul piano etico e morale, non siamo di fronte a una gestione oculata, ma a una vera e propria "sindrome di Mida al contrario": un potere che inaridisce tutto ciò che tocca, riducendo l'eccellenza a macerie e la memoria storica a un palcoscenico per l'ego.

Cancellare o inquinare il nome di Kennedy per affiancarvi il proprio è un gesto ridicolo che rivela un’insicurezza profonda: quella di chi può affermare se stesso solo deturpando il prestigio altrui.

Questa furia iconoclasta, che maschera la rozzezza con il pragmatismo, priva la nazione della sua anima critica e conferma una visione del mondo dove nulla ha valore se non può essere sottomesso o "rimarcato". È la politica della terra bruciata elevata a sistema, dove il fallimento non è solo amministrativo, ma risiede nell'incapacità patologica di costruire bellezza senza prima aver profanato quella esistente.

Non che nel cosiddetto Bel Paese le cose vadano meglio, visto lo stato disastrato della cultura, la gestione di mostre e musei e più in generale delle istituzioni culturali, gestite con beceri criteri clientelari e senza alcuna attenzione per l'arte. 

martedì 18 giugno 2024

Quando la cultura e l'informazione libera fanno paura

Quando un dittatore arriva al potere, la sua prima azione è attaccare la cultura, gli artisti, la libertà creativa, cancellare le sovvenzioni. La cultura è il suo nemico.

(Tahar Ben Jelloun)

Libri e altri scritti considerati “anti-tedeschi” vengono bruciati sull’Opernplatz. Berlino, Germania, 10 maggio 1933. 
©National Archives and Records Administration, College Park, MD

Ecco, pensate alla "melonizzazione" della Rai, trasformata appunto in TeleMeloni, trasformata in becero megafono governativo, vilipesa e privata dei suoi personaggi di punta. 


Pensate anche all'impoverimento generale e sistematico del mondo dell'arte e della cultura e capirete perché l'affermazione di Tahar Ben Jelloun sia veritiera e quantomai calzante alla situazione attuale.

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono ...