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sabato 13 settembre 2025

Una catastrofe chiamata Queer

Ci sono film che nascono sbagliati e che neanche un bravo attore riesce a salvare. Queer, tratto dal romanzo postumo di William S. Burroughs, è purtroppo uno di questi. L’operazione, ambiziosa sulla carta, si rivela sullo schermo un disastro di noia e pretenziosità.

La regia di Luca Guadagnino affoga, come del resto spesso accade nei film diretti dal regista palermitano, in un’estetica manierata, gelida, incapace di restituire l’energia sporca e viscerale dell’opera originale. 


La trama si trascina senza ritmo, ingabbiata in dialoghi vacui e in sequenze che sembrano messe lì più per compiacere un pubblico festivaliero che per raccontare davvero qualcosa. Il risultato è un film stanco, svuotato, che si prende tremendamente sul serio senza averne i contenuti.


Eppure, in mezzo a questo naufragio, brilla un faro: Daniel Craig. La sua interpretazione è magnetica, intensa, capace di dare spessore a un personaggio che la sceneggiatura riduce a macchietta. L'ex James Bond con sguardi, pause e un controllo assoluto dei toni, regala una prova straordinaria, l’unico motivo per cui tentare di resistere fino ai titoli di coda.


Peccato che il resto sia solo un involucro vuoto: un film che si dimentica subito, se non per la rabbia di aver sprecato tempo e per la compassione verso l’attore che, da solo, non poteva salvare un’opera già condannata al fallimento.

venerdì 5 aprile 2024

A bigger splash, apoteosi della noia

A Bigger Splash di Luca Guadagnino (2015) inizia con una promessa intrigante: un dramma psicologico ambientato in una lussuosa villa sull'isola di Pantelleria. Tuttavia questa promessa iniziale svanisce rapidamente, mentre il film si snoda attraverso una serie di dialoghi banali e una trama fin troppo prevedibile.

Guadagnino sembra più interessato a catturare la bellezza delle location e a creare inquadrature suggestive piuttosto che a sviluppare una narrazione avvincente. Il risultato è una regia e un montaggio piatti che non riescono a dare profondità ai personaggi o alla soporifera storia.

Gli attori fanno del loro meglio con una sceneggiatura che li lascia a disagio. L'algida ma di solito bravissima Tilda Swinton appare decisamente fuori posto nel ruolo di una rockstar afona, e il suo forzato silenzio è una scelta autoriale bizzarra, direi punitiva, che non aggiunge nulla alla trama. 
Ralph Fiennes, pur adeguato nel ruolo di un personaggio sopra le righe, alla lunga diventa fastidioso eccessivo, rovinando il ritmo del film.

In definitiva, A Bigger Splash si presenta come un film pretenzioso con ambizioni da cinema d'autore, ma alla fine risulta vuoto e noioso. Guadagnino sembra perdere di vista l'essenza della storia, concentrandosi invece su dettagli superficiali e inutili. Davvero un pallido e modesto remake del film La piscina di Jacques Deray

Dalla smorfia al kolossal: l'irresistibile (e incomprensibile) ascesa di Zendaya (e di J.Lo)

Se il XXI secolo ci ha insegnato qualcosa, è che per conquistare Hollywood, il mondo della moda e le copertine di mezzo pianeta non servono ...