domenica 2 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini, 50 anni dopo

Oggi, 2 novembre 2025, ricorre il cinquantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Il suo corpo fu ritrovato, straziato, all’Idroscalo di Ostia in una notte violenta e misteriosa che ancora oggi pesa come un’ombra sulla storia italiana. Ma ciò che continua a colpirci, più ancora delle circostanze del delitto, è la sua assenza: un vuoto che nessuno, in questi cinquant’anni, ha saputo colmare.

Poeta, romanziere, regista, polemista, Pasolini fu soprattutto un visionario implacabile. Vide prima di molti altri la mutazione antropologica dell’Italia: l’omologazione culturale imposta dal consumismo, la dissoluzione delle identità popolari, la nascita di una società in cui l’apparenza e il profitto avrebbero sostituito l’etica e la verità. Le sue denunce, che allora apparivano come eccessi o provocazioni, oggi risuonano come profezie compiute.

Pagò caro il suo coraggio. Fu attaccato, insultato, processato, e infine ucciso. Ma ciò che più colpisce, oggi, è la sua attualità. Nelle sue parole, nei suoi film, nei suoi articoli si riflette ancora la deriva morale e politica del nostro Paese. Aveva ragione quando parlava del “nuovo fascismo” del potere mediatico e dell’industria culturale: un potere subdolo, che non impone ma seduce, non vieta ma persuade.

Ricordare Pasolini significa allora interrogarsi su di noi: sulla nostra indifferenza, sulla pigrizia del pensiero, sulla paura di essere controcorrente. In un’epoca in cui il dissenso si riduce troppo spesso a slogan, Pasolini resta un esempio raro di libertà intellettuale assoluta, capace di mettere in discussione tutto — anche se stesso.

Forse è per questo che ci manca tanto: perché nessuno, dopo di lui, ha saputo dire con altrettanta forza e disperazione la verità sul nostro tempo.

“Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare ciò che non si sa o che si tace.”

Qui, se vi va, potete leggere un ricordo personale del giorno in cui appresi la notizia della morte di Pasolini.

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