Di recente ho recensito La mite di Fëdor Dostoevskij, uno dei racconti più intensi e inquietanti dell’autore russo. Un testo breve solo in apparenza, perché dentro quelle poche pagine si spalanca un abisso psicologico e umano di straordinaria potenza.
A colpire ancora oggi è soprattutto la modernità dell’impostazione narrativa: il lungo monologo del protagonista, frammentato, contraddittorio, quasi un flusso di coscienza ante litteram, sembra anticipare molta narrativa del Novecento e persino certa sensibilità cinematografica contemporanea.
Dostoevskij riesce a costruire un racconto soffocante e lucidissimo, nel quale verità, autoassoluzione e senso di colpa s'intrecciano senza tregua.
La recensione completa è qui.
