Il nuovo album del rocker neo sessantenne (guardatelo bene però, e ditemi se dimostra la sua età) Lenny Kravitz, Blue Electric Light, uscito il 24 maggio 2024, segna il suo ritorno dopo una pausa di sei anni dall'album Raise Vibration del 2018.
Il disco presenta una miscela di elementi classici di Kravitz e nuove esplorazioni sonore, con l'eclettico rocker che suona la maggior parte degli strumenti, a eccezione dei fiati.
Il brano di apertura, It's Just Another Fine Day (In This Universe of Love), imposta un tono rilassato e funky, che ricorda suoi lavori precedenti della fine degli anni '90.
Il singolo irresistibile che ha fatto da apripista al disco, TK421 offre un groove accattivante, guidato dal sassofono, perfetto per una colonna sonora estiva.
L'album oscilla tra brani più energici come Paralyzed che mostra un potente riff di chitarra e un assolo con il talk box, e canzoni più leggere e ballabili come la piacevole Human.
In tutto l'album si nota un'affascinante mescolanza di influenze degli anni '70 e '80, con tracce come Love Is My Religion e Spirit in My Heart che promuovono messaggi di pace e amore, temi da sempre centrali nella musica di Lenny.
In generale, Blue Electric Light conferma l'abilità di Kravitz nel comporre brani rock ben realizzati e d'impatto, ma non introduce novità radicali, continuando invece a offrire un buon rock classico infuso di soul. Il che, se permettete, non è poco di questi tempi. E dunque bentornato, Lenny.
Con Tutto d’un fiato,pubblicato da Mondadori nella collana XS, Antonio Moresco stupisce i suoi fedeli lettori cimentandosi in un genere narrativo non facile, il racconto. Una dimensione che lo scrittore affronta a modo suo, con un testo asciutto, dalla prosa essenziale ma levigata. Poche decine di pagine che si leggono, parafrasando il titolo del racconto, davvero tutte d’un fiato.
È un testo dal sapore spiccatamente autobiografico, quasi un’istantanea “on the road”, che ci mostra lo scrittore in viaggio di notte da Milano fino all’estremo sud della penisola.
La narrazione è attraversata da una nota inquietante quasi noir, il pericolo determinato dalla stanchezza mortale e dal sonno incombente che assediano l’uomo al volante, mentre la sua compagna dorme sul sedile accanto, vinta dalla stanchezza. Tra un sorpasso e uno sbandamento, mentre lotta per rimanere sveglio, l’uomo al volante si abbandona al flusso incessante dei propri pensieri. Compie riflessioni lucide e taglienti sulla situazione economica e politica del nostro paese, sulla sua condizione di scrittore emerso tardivamente dall’ombra, ma – almeno questo è il pensiero di Moresco – condannato comunque all’irrilevanza.
Eppure, nonostante l’amarezza e la cupezza, accentuate forse anche dallo sfondo della notte e dallo stato di spossatezza, il protagonista è allo stesso tempo sorpreso e come rianimato da una nuova consapevolezza. Una nuova realtà che assume per lui il carattere dell’imprevedibilità, quasi di un miracolo.
Chi disprezza le serie televisive "a prescindere", per citare il grande Totò, a mio avviso commette un errore. Accanto a molta, prevedibile paccottiglia che infesta palinsesti e piattaforme, ci sono infatti dei prodotti eccellenti.
Ne è un esempio la miniserie (in appena 2 puntate, caso raro e quanto mai gradito) Houdini, prodotta da History Channel, e presente al momento su diverse piattaforme streaming - tra queste anche, gratuitamente, su Pluto TV) - è un avvincente biopic in due parti che ripercorre la vita del famoso illusionista e escapista Harry Houdini.
Con una convincente interpretazione di Adrien Brody nel ruolo del protagonista, la serie esplora non solo le spettacolari esibizioni di Houdini, ma anche gli aspetti più intimi della sua vita personale e delle sue lotte interiori. Certo, per chi come me ricorda la storica interpretazione dello strepitoso Tony Curtis nel film del 1953, il confronto può apparire impietoso, ma i tempi cambiano e i miti vanno, per così dire, rinverditi.
La trama segue Houdini dalla sua umile infanzia fino a diventare una celebrità internazionale, mettendo in luce i suoi trucchi più famosi e le sue innovative tecniche di escapologia. La serie si sofferma anche sui suoi sforzi per smascherare i falsi medium e le sue relazioni personali, in particolare con la moglie Bess, interpretata da un'affascinante Kristen Connolly.
Uno degli aspetti migliori della miniserie è la cura dei dettagli storici e la rappresentazione delle esibizioni di Houdini. La regia di Uli Edel riesce a creare un'atmosfera immersiva che cattura l'essenza dell'epoca in cui Houdini visse, rendendo giustizia alla sua straordinaria personalità e alle sue incredibili imprese.
La colonna sonora, nient'affatto classicheggiante, la fotografia e il montaggio serrato contribuiscono a rendere Houdini una visione coinvolgente, mentre la sceneggiatura riesce a bilanciare abilmente gli elementi drammatici con quelli biografici.
Nonostante alcune inevitabili licenze narrative, la serie riesce a mantenere un buon equilibrio tra intrattenimento e fedeltà storica.
Si tratta insoma di una miniserie interessante e riuscita non solo per gli appassionati di storia e magia, offrendo uno sguardo affascinante sulla vita di uno degli artisti più enigmatici del XX secolo.
La caffettiera del masochista di Donald Norman offre una prospettiva inedita sull'interazione tra l'uomo e la tecnologia, esplorando il design degli oggetti di uso quotidiano. Norman ci guida attraverso un viaggio intellettuale, esaminando il perché alcune cose funzionino bene mentre altre diventano fonte di frustrazione.
Il libro si apre con una riflessione provocatoria sulla nostra relazione con gli oggetti, presentando il concetto di "caffettiera del masochista" come metafora per i dispositivi mal progettati e che proprio per questo ci fanno sentire inetti. Norman argomenta con chiarezza che il design non dovrebbe mai essere una sfida per gli utenti, ma piuttosto facilitare l'interazione.
Punto di forza del libro è la capacità di Norman di tradurre argomenti complessi in un linguaggio accessibile. Il suo stile di scrittura lineare e accattivante rende il libro adatto sia agli esperti di design che ai neofiti. Attraverso esempi pratici e aneddoti, il libro cattura l'attenzione del lettore, offrendo insight sulla psicologia dell'utente e sull'importanza di un design intuitivo.
Norman approfondisce le sfide del design moderno, esaminando criticamente prodotti di successo e insuccessi clamorosi. Dallo smartphone alle caffettiere, l'autore dimostra come il design impatti direttamente sulla nostra esperienza quotidiana. La sua analisi degli errori di progettazione passati offre preziose lezioni per coloro che cercano di creare prodotti che siano davvero user-friendly in futuro.
Un altro aspetto importante è la riflessione sull'aspetto emotivo del design. Norman sostiene che il design efficace non si limita alla funzionalità, ma deve anche risuonare con gli utenti a un livello emotivo. Questo approccio olistico al design è presentato in modo convincente attraverso esempi che dimostrano come una connessione emotiva possa trasformare un semplice oggetto in un compagno fidato.
La caffettiera del masochista è una lettura illuminante per chiunque sia interessato al design e all'interazione uomo-macchina. Soprattutto, Norman invita i lettori a riflettere sul design che li circonda e a considerare come potrebbe essere migliorato per rendere la vita quotidiana più semplice e piacevole.
Rebel Moon - Parte 2: la sfregiatrice di Zack Snyder riprende esattamente da dove il primo capitolo ci aveva lasciati, con la resistenza del pianeta Veldt impegnata in una lotta disperata contro l'oppressivo Impero.
La protagonista Kora, interpretata con convinzione da Sofia Boutell, continua a guidare il movimento ribelle, mentre nuove alleanze si formano e vecchi nemici tornano in scena, portando la guerra verso un'escalation epica.
Regia e Sceneggiatura
Una premessa doverosa: al sottoscritto Snyder nel complesso piace. Non sarà Spielberg o Kubrick, ma sa come creare immagini e sequenze epiche, a patto che non lo si lasci strafare.
Considero la conclusione della sua collaborazione con la D.C. una iattura. Il suo Superman e la sua Justice League sono magnifici, e la sua lettura dell'eroe di Krypton è a mio avviso vincente, sul piano visivo ma anche della comprensione del personaggio, che nella visione del regista assurge quasi al rango di divinità.
Per tornare alla saga (per ora in 2 parti, ma è probabile che prosegua, visto il successo) Rebel Moon, Snyder dimostra ancora una volta il suo innegabile talento nel creare mondi visivamente mozzafiato e sequenze d'azione coinvolgenti. Tuttavia l'uso eccessivo e ripetuto a oltranza del rallenty - vedi la ripresa estenuante della mietitura del grano - risulta a tratti ridondante e spezza a tratti il ritmo del film, rendendo alcune scene meno efficaci di quanto potrebbero essere.
Intendiamoci, rispetto al primo film, si nota qualche miglioramento: la sceneggiatura, co-scritta da Snyder, Shay Hatten e Kurt Johnstad, approfondisce ulteriormente i personaggi e le loro motivazioni, ma spesso cade in un eccessivo schematismo, che rende alcuni personaggi troppo prevedibili e tagliati con l'accetta.
Cast e Interpretazioni
Sofia Boutella nel ruolo di Kora, sfoggia praticamente una sola espressione, perennemente imbronciata o furibonda, il che rende il suo personaggio monocorde e nient’affatto simpatico.
Problema del resto comune a gran parte del cast dei “buoni”. Inoltre alcuni personaggi, come il robot che indossa un ridicolo copricapo munito di corna e il Bennu, gigantesco uccello mitologico, sfiorano il comico involontario, smorzando l'intensità drammatica di alcune scene. Diciamo che si giunge quasi a fare il tifo per "i cattivi", ecco.
Ed Skrein invece, nel ruolo del cattivo, “ovviamente” sadico e psicopatico, offre un’interpretazione davvero notevole.
Effetti Visivi e Colonna Sonora
Gli effetti visivi sono semplicemente spettacolari. Le battaglie spaziali e le ambientazioni futuristiche sono realizzate con una cura dei dettagli che lascia a bocca aperta.
La colonna sonora, composta da Junkie XL, accompagna bene le immagini, esaltando le emozioni e l'epicità della narrazione “alla Snyder”, beninteso. Ossia esagerate sul piano visivo ma scarnificate su quello narrativo.
Tematiche e Messaggi? Sul serio?
Inutile e forse ingeneroso voler rinvenire chissà quali messaggi reconditi nel film. Diciamo che Snyder esplora a modo suo tematiche come la lotta per la libertà, il sacrificio e la speranza e ci ricorda l'importanza della resistenza contro l'oppressione e il potere della solidarietà umana.
Insomma, Rebel Moon - Parte 2: la sfregiatrice espande l'universo creato da Snyder e offre un'esperienza cinematografica visivamente impressionante e in tal senso appagante.
Nonostante alcuni difetti, come l'uso eccessivo del rallenty, certe cadute nel comico involontario e la caratterizzazione a volte troppo schematica dei personaggi, il film riesce a coinvolgere e a stupire, soddisfacendo i numerosi fan del primo capitolo e attirando nuovi spettatori nel suo mondo, forse fracassone ma innegabilmente epico.
Doug Ingle, fondatore e tastierista dei mitici Iron Butterfly, è morto il 24 maggio 2024 a 78 anni.
Ingle era noto soprattutto per aver scritto e cantato il brano In-A-Gadda-Da-Vida del 1968, un brano prog-psichedelico di ben 17 minuti che ha venduto 30 milioni di copie e che ha influenzato intere generazioni di musicisti, compreso un certo David Gilmour...
Si è a lungo discettato sul significato recondito, addirittura mistico, del titolo della celebre canzone. Ma a dire il vero altro non sarebbe che una sorta di corruzione della frase "In the Garden of Eden" ("Nel Giardino dell'Eden" in italiano).
Secondo la leggenda, durante una sessione di registrazione, il compianto Doug era piuttosto alticcio e pronunciò la frase in modo confuso, risultando in "In-A-Gadda-Da-Vida". Il produttore della band trovò la frase affascinante e decise quindi di mantenerla come titolo della canzone. A volte l'arte è anche questo, casualità, improvvisazione, in una parola, genio.
Cane Mangia Cane è un film del 2016 diretto dal grande Paul Schrader, tratto dall'omonimo romanzo di Edward Bunker. Con Nicolas Cage e Willem Dafoe come protagonisti, il film è un tuffo nel mondo oscuro e violento della criminalità, raccontato attraverso una lente che mescola il noir con un tocco di surreale dark comedy, un po' alla Tarantino per capirci.
La trama
La trama segue tre ex-detenuti, Troy (Nicolas Cage), Mad Dog (Willem Dafoe) e Diesel (Christopher Matthew Cook), che cercano di reinserirsi nella società dopo essere stati rilasciati dal carcere. Tuttavia, la loro vita fuori dalle sbarre si rivela altrettanto problematica e caotica. Decidono di accettare un ultimo lavoro: rapire un bambino per conto di un gangster locale. Ma come spesso accade in questo genere di storie, le cose non vanno come previsto, e i tre si trovano a dover affrontare conseguenze letali.
Regia e sceneggiatura
Paul Schrader, noto tra l'altro per il suo lavoro su Taxi Driver e American Gigolo, porta la sua visione unica al film, creando un'atmosfera cupa e tesa, che oscilla tra momenti di pura follia e riflessioni sull'inevitabilità del destino dei suoi protagonisti. La regia è stilisticamente audace, con un uso efficace della colonna sonora e delle inquadrature, che sottolineano il caos emotivo e morale dei personaggi. I primi minuti del film sono in tal senso una sorta di manifesto programmatico del mix di stili adottati di volta in volta dal regista.
Gli attori
Nicolas Cage offre una performance contenuta e riflessiva nel ruolo di Troy, un leader riluttante che cerca disperatamente di mantenere il controllo. Cage riesce a bilanciare momenti di intensità con una calma quasi inquietante.
D'altra parte, Willem Dafoe è forse il vero spettacolo del film. Il suo Mad Dog è un personaggio imprevedibile e selvaggio, e Dafoe lo interpreta con una ferocia e un'energia che rubano la scena. La sua performance è tanto affascinante quanto disturbante, aggiungendo una dimensione profonda al film.
Tematiche e Stile
Il film esplora temi come la redenzione, la violenza e l'ineluttabilità del destino. Schrader non ha paura di mostrare la brutalità del mondo in cui i personaggi vivono, ma allo stesso tempo riesce a inserire momenti di umorismo nero che alleviano la tensione, rendendo il film una visione affascinante e complessa. La violenza, sebbene grafica, non è mai gratuita, ma serve a evidenziare la desolazione e la disperazione dei personaggi.
Cane Mangia Cane non è certo un film per tutti. La sua natura brutale e il suo tono irregolare possono risultare difficili da digerire per alcuni spettatori. Tuttavia, per coloro che apprezzano i film noir e le storie di criminali tormentati, questa pellicola offre una visione avvincente e memorabile.
Con performance potenti da parte di Cage e Dafoe, e la direzione esperta di Schrader, si distingue come un film che, nonostante i suoi difetti, lascia un'impronta duratura.