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venerdì 10 ottobre 2025

E se Internet crollasse?

Può sembrare impossibile, quasi inconcepibile, parlare di un eventuale crollo di Internet. La sua architettura è stata concepita per resistere a tutto: guerre, catastrofi naturali, blackout localizzati. Una rete distribuita, resiliente, capace di “autoripararsi” instradando i dati per vie alternative. In teoria, dunque, indistruttibile.

Eppure, proprio la complessità che ne garantisce la sopravvivenza potrebbe un giorno diventare la sua condanna. Basterebbe un intreccio di crisi — energetica, politica, tecnologica — per spezzare quella fragile armonia di server, cavi sottomarini, data center e reti di trasmissione che sorregge l’intero mondo digitale. Immaginiamo un collasso graduale, non un’esplosione improvvisa: siti che smettono di rispondere, piattaforme che vanno in tilt, servizi cloud che evaporano come nebbia.

Le conseguenze sarebbero enormi, ma non solo economiche o pratiche. Per milioni di persone, Internet è ormai una protesi mentale, un’estensione dell’identità. Un suo blackout non significherebbe soltanto perdere l’accesso all’informazione, ma anche una parte del proprio sé: i ricordi custoditi online, le tracce di relazioni, la memoria collettiva di un’intera epoca.

Ci scopriremmo improvvisamente soli, disconnessi non solo dal mondo ma da noi stessi. Forse, dopo il panico iniziale, torneremmo a guardarci negli occhi, a riscoprire la lentezza, il silenzio. Ma il prezzo psicologico del crollo di Internet sarebbe altissimo: un trauma collettivo, un lutto globale per qualcosa che, nel bene e nel male, aveva finito per diventare la nostra casa.

martedì 11 marzo 2025

Il lunedì nero di Wall Street? Colpa del presidente pazzo

Il crollo delle borse del 10 marzo 2025 è stato innescato dalle sconsiderate politiche commerciali dell'amministrazione Trump, in particolare dall'imposizione di dazi elevati su diversi partner commerciali come Cina, Canada e Messico.

Queste misure hanno alimentato i timori di una recessione negli Stati Uniti, causando una forte reazione negativa nei mercati finanziari. Il Nasdaq ha registrato una perdita del 4%, trascinato dal crollo di titoli tecnologici come Tesla, che ha subito una flessione del 15%, e altre grandi aziende del settore. Anche il Dow Jones e l'S&P 500 hanno chiuso in calo rispettivamente del 2,08% e del 2,7%. 

Le successive dichiarazioni del "presidente pazzo" Trump, che non ha escluso la possibilità di una recessione a breve termine, hanno ulteriormente accentuato l'incertezza tra gli investitori. 

La combinazione di politiche protezionistiche e l'assenza di segnali rassicuranti da parte dell'amministrazione ha contribuito a un clima di sfiducia nei mercati, evidenziando la fragilità dell'economia globale di fronte a tensioni commerciali e decisioni politiche imprevedibili.

mercoledì 30 aprile 2025

Trump fa di nuovo grande l'America... in recessione

Il crollo odierno delle Borse statunitensi ed europee è stato innescato dalla contrazione inattesa del PIL degli Stati Uniti nel primo trimestre del 2025, che ha registrato un calo annualizzato dello 0,3%, segnando la prima flessione economica dal 2022. Questo declino è attribuito principalmente a un aumento significativo delle importazioni, cresciute del 41,3% annualizzato, in previsione di nuovi dazi annunciati dal presidente Donald Trump. Tale incremento ha influito negativamente sul commercio netto, sottraendo oltre cinque punti percentuali al PIL.

La reazione dei mercati è stata immediata: Wall Street ha subito forti ribassi, con il Nasdaq in calo del 2,4%, e titoli come Nike, Amazon e Nvidia hanno registrato perdite significative. Anche le Borse europee hanno chiuso in territorio negativo; Milano ha perso l'1,2%, con Campari che ha subito un c

rollo del 18,5%.

Gli analisti esprimono preoccupazione per una possibile recessione tecnica negli Stati Uniti, alimentata da politiche commerciali protezionistiche e da un rallentamento del consumo interno. La Federal Reserve si trova ora di fronte alla sfida di stabilizzare l'economia senza aggravare ulteriormente la situazione.

In questo contesto, è difficile non attribuire gran parte della responsabilità alla linea economica miope e autolesionista di Donald Trump: una politica fatta di slogan e dazi, che illude i suoi sostenitori con promesse di grandezza mentre getta l’economia reale in un pantano. Ancora una volta, il “Make America Great Again” si rivela per quello che è: una trappola populista dagli effetti collaterali devastanti.

lunedì 20 ottobre 2025

Quando la nuvola si sgonfia: AWS in tilt (e le previsioni che si avverano)

In un mio recente post avevo messo in guardia contro la fiducia cieca nelle grandi infrastrutture cloud, troppo spesso considerate infallibili. Avevo scritto che, per quanto gigantesche e sofisticate, restano pur sempre macchine — e come tali, destinate prima o poi a incepparsi. Ebbene, oggi quella previsione ha trovato conferma.

Il colosso Amazon Web Services, cuore pulsante di una parte enorme di Internet, è crollato per ore causando disservizi in tutto il mondo: da Snapchat a Fortnite, fino ad Alexa, al negozio on line di Amazon e a numerose piattaforme aziendali. La nube si è improvvisamente fatta temporale, e milioni di utenti si sono trovati tagliati fuori dai propri servizi digitali, come se qualcuno avesse spento l’interruttore del web.

L’episodio dimostra quanto sia fragile il castello di certezze su cui si regge la nostra vita connessa. Abbiamo affidato tutto — lavoro, comunicazioni, intrattenimento — a pochi giganti tecnologici, convinti che “loro” non possano cadere. Ma oggi, con AWS in ginocchio, scopriamo che basta un guasto per paralizzare intere porzioni della rete globale.

Non c’è bisogno di essere ingegneri per capire la lezione: la dipendenza da un unico colosso è un rischio, e la “nuvola” non è un luogo magico dove tutto funziona per sempre. È fatta di server, cavi, persone, errori. Esattamente come il mondo reale da cui pretendiamo di fuggire.

Il crollo di oggi non è solo un blackout tecnologico, ma anche un segnale simbolico: ci ricorda che la modernità digitale non è sinonimo di invulnerabilità.

H.G. Wells aveva previsto il futuro

Due secoli di sonno e Graham si risveglia nella Londra del 2100, scoprendo di essere diventato, suo malgrado, l'uomo più ricco e potente...