mercoledì 10 aprile 2024

Das Signal - Segreti dallo spazio


Das Signal - Segreti dallo spazio è una nuova aggiunta al catalogo di Netflix. La miniserie tedesca, composta da una sola stagione di quattro episodi di un'ora circa, offre uno spettacolo visivo e una trama sufficientemente avvincenti.

La trama:

Paula è una scienziata mandata nella stazione spaziale internazionale per conto di un importante istituto di ricerca per studiare la riproduzione cellulare e la possibilità di far rigenerare i ricettori dell’udito. Proprio quando la missione è conclusa e insieme al suo collega dovrebbero tornare a riabbracciare i loro cari in Germania, accade qualcosa d'imponderabile e la riunione con la famiglia sembra divenire impossibile. Sven e la figlia non udente Charlie si ritroveranno al centro di un evento più grande di loro.

Il cast e le ambientazioni

Il cast offre interpretazioni abbastanza convincenti, con attori che riescono a trasmettere l'angoscia, la determinazione e la meraviglia dei loro personaggi di fronte agli eventi straordinari che si susseguono. Le ambientazioni sono realistiche e ben realizzate, aggiungendo un ulteriore livello di immersione nell'ambientazione della serie.

Chiavi di lettura

Uno degli aspetti più intriganti della serie è il modo in cui mescola elementi di fantascienza con tematiche più profonde, come l'esplorazione dell'ignoto, la ricerca di significato nell'universo e la lotta per la sopravvivenza. 

Le somiglianze con Constellation

Ci sono punti di contatto con Constellation di Apple TV+ e le atmosfere a tratti possono ricordare un'altra produzione tedesca di grande successo di qualche anno fa, Dark, ma personalmente ho apprezzato di più Das Signal rispetto alla pur più blasonata serie di Apple (oltretutto, l'ammetto, non nutro grande simpatia per la protagonista, Noomi Rapace), in virtù di una maggior linearità della storia e di una minor pretenziosità. 

Intendiamoci, non mancano qualche incongruenza e forzatura nella sceneggiatura, ma niente che non si possa tollerare. Accade di peggio in altisonanti produzioni hollywoodiane, lo sappiamo.

La serie sorprende con un colpo di scena finale che lascia lo spettatore con il fiato sospeso, confermando la sua abilità nel tenere alta la suspense fino all'ultimo momento. 

In conclusione

Das Signal non delude le aspettative degli amanti della fantascienza, beninteso a patto di non pretendere troppo. Con una trama interessante, effetti speciali validi e un cast mediamente all'altezza, rappresenta in definitiva un buon prodotto.

Il doppiaggio

Nota di demerito invece per il doppiaggio italiano, per quanto concerne la voce dell piccola Yuna Bennett, peraltro bravissima: non si comprende perchè da anni si utilizzi una vocina italiana lagnosa e dal marcato accento romanesco. Ascoltate la voce in originale e noterete l'abisso. 



martedì 9 aprile 2024

Ram, la perla di Paul McCartney



Ram, album inciso da Paul McCartney  dopo lo scioglimento dei mitici Beatles, pubblicato nel 1971, combina pop, rock ed elementi folk in una produzione vivace e spesso eclettica. L'approccio "fai-da-te" di McCartney alla registrazione si riflette in arrangiamenti inventivi e in una sensazione di grande freschezza e spontaneità.

Uncle Albert/Admiral Halsey è probabilmente la traccia più riconoscibile dell'album, con le sue mutevoli sezioni e il suo coro orecchiabile. Altri brani notevoli sono senz'altro Too Many People, grande hit del disco, e Heart of the Country.

Molte delle canzoni presenti su Ram riflettono la vita di campagna e la felicità domestica che Paul e sua moglie Linda stavano sperimentando all'epoca. Tuttavia ci sono anche alcune pungenti frecciatine verso gli ex compagni dei Beatles, in particolare John Lennon, segno delle tensioni ancora in corso dopo la fine della mitica band dei Fab Four.

Curiosamente, come spesso accade, al momento della sua uscita, l'album ottenne recensioni miste, con alcuni critici che non riuscirono a comprendere e apprezzare il suo stile apparentemente disordinato e senza una direzione chiara. 

L'intento di Paul era quello di non farsi catalogare in un genere musicale preciso e in effetti il disco mostra molto bene tale poliedricità. Tra echi di Abbey Road e l'anticipazione di ciò che verrà col suo gruppo successivo, gli Wings, l'album è davvero ricco d'inventiva e a livello vocale "Macca" non è mai stato così in forma.

Come spesso accade, con il passare degli anni, l'album è stato rivalutato e ora è perlopiù visto come uno dei momenti migliori della fortunatissima carriera solista di McCartney. Personalmente lo considero il suo disco migliore, da ascoltare e riascoltare a oltranza.

In sintesi, Ram è un album che mostra Paul McCartney in un momento di transizione, rivelando sia la sua ben nota maestria melodica che la sua voglia di sperimentare. Con il suo mix di canzoni intime e rock energici, l'album rappresenta un pezzo essenziale nella discografia di McCartney.



lunedì 8 aprile 2024

Delitto e castigo

Ci sono dei libri che a volte esitiamo a leggere, o anche solo a prendere in considerazione. E non mi riferisco al ciarpame commerciale da autogrill o supermercato — che pure ha tutto il diritto di esistere e vendere, beninteso — quanto ai grandi classici della letteratura.

Penso ad esempio alla letteratura russa. Molti la evitano come la peste temendo che si tratti di opere pesanti, inattuali o irrimediabilmente noiose. Ma dobbiamo farcene una ragione: il più delle volte abbiamo torto marcio, e i nostri sono solo pregiudizi, viziati come siamo magari da letture veloci o di più facile presa. 

Al contrario, se osassimo accostarci a quelle che sono autentiche pietre miliari della narrativa di tutti i tempi, potremmo rimanere stupiti dalla qualità e dall’attualità di capolavori che davvero sono senza tempo.

È il caso di Delitto e castigo, di Fëdor Dostoevskij, un romanzo che peraltro possiamo ascrivere senza problemi al genere giallo - poliziesco, e che affronta il tema del crimine e della sua espiazione con sorprendente acume e profondità.

Certo, il libro è imponente, anche in senso letterale, vista la mole delle pagine, oltre le 700. Ma vi assicuro che vale la pena di leggerle. Non vi annoierete, credetemi.

Del romanzo sono state realizzate nel corso degli anni diversi adattamenti cinematografici e televisivi. Vi segnalo al riguardo un’eccellente miniserie televisiva del 1983, curata da Mario Missiroli su sceneggiatura di Tullio Kezich, interpretata da più che valenti interpreti. Potete guardarla su RaiPlay.

Se volete approfondire l’argomento, non dovete fare altro che leggere la recensione del romanzo sul blog magazine Libri e Parole.

domenica 7 aprile 2024

Quando la colonna sonora disturba

Guardando le serie TV americane, ma anche quelle di casa nostra risulta evidente il diffondersi di un'abitudine fastidiosa: l'uso eccessivo e invadente di una colonna sonora chiassosa, che spesso sovrasta i dialoghi e disturba lo spettatore. Questo problema non è limitato alle serie d'azione, ma è sempre più evidente in diverse produzioni, come nella serie New Amsterdam, o in molte fiction.

Il ruolo della colonna sonora

Non c'è dubbio che una colonna sonora ben composta possa arricchire l'esperienza visiva di una serie televisiva. La musica può enfatizzare le emozioni, creare suspense o sottolineare momenti significativi. Tuttavia, il problema sorge quando la colonna sonora diventa invasiva, sovrastando completamente i dialoghi e distruggendo l'equilibrio tra audio e video. 

Se a questo si aggiunge poi, specie in alcune produzioni italiane, una recitazione e una dizione a volte approssimative, e magari anche un missaggio audio sbilanciato, il disastro è assicurato. Non è un caso che si debba ricorrere spesso all'ausilio dei sottotitoli, anche in telefilm e fiction italiani, appunto.


New Amsterdam e altri casi

Un esempio lampante di questa tendenza si può trovare in New Amsterdam. Questa serie d'ambientazione ospedaliera, peraltro pregevole, è nota per il suo uso eccessivo di percussioni e brani musicali troppo rumorosi. Le scene che dovrebbero essere intense e coinvolgenti spesso diventano frustranti, poiché si fatica a sentire chiaramente i dialoghi dei personaggi a causa del volume elevato della colonna sonora. Questo non fa che compromettere l'esperienza di visione.


Le serie d'azione e altre… vittime

Sebbene le serie d'azione siano le più colpite da questa pessima abitudine, non sono certo le uniche. Anche in produzioni di generi diversi, come i drammi o le commedie, l'uso eccessivo della musica può essere fastidioso. Ciò rappresenta un problema che colpisce molte serie televisive, e spesso gli spettatori si lamentano della difficoltà di seguire i dialoghi a causa del volume sproporzionato della colonna sonora.


La chiave è l'equilibrio

La critica non è rivolta certo contro l'uso della musica nelle serie TV, ma piuttosto contro la sua invadenza. Produttori e compositori dovrebbero cercare un equilibrio tra audio e video, garantendo che la musica sostenga la narrazione invece di sovrastarla. In tal modo lo spettatore potrà apprezzare appieno il dialogo e l'azione sullo schermo, senza distrazioni inutili.


Conclusione

In definitiva, l'abitudine di molte serie TV americane di utilizzare una colonna sonora chiassosa e fastidiosa è un problema che può rovinare l'esperienza di visione. È fondamentale che gli showrunner prendano in considerazione le lamentele dei fan e cerchino di ristabilire l'equilibrio tra audio e video per offrire una visione più piacevole e coinvolgente. Speriamo che in futuro le produzioni televisive tengano maggiormente in considerazione questo aspetto e ci consentano di apprezzare al meglio le loro storie senza essere sopraffatti da una cacofonia di suoni assordanti e fastidiosi.

sabato 6 aprile 2024

Luci e ombre di Apple TV+


Quando si tratta di piattaforme di streaming video, la qualità è un aspetto fondamentale. La nostra esperienza televisiva è sempre più definita dalla qualità delle immagini, dalla cura della produzione e dalla profondità delle storie raccontate. 

E tra le varie opzioni disponibili, Apple TV+ si fa notare per la sua alta qualità formale, che spesso richiama il prestigioso modello di HBO. Tuttavia, ci sono aspetti che distinguono le due piattaforme, e uno di questi è una certa vocazione snobistica a una sorta di sperimentazione intellettualistica.

Apple TV+ è indubbiamente una piattaforma con produzioni di alto livello, come ad  esempio WeCrashed o The Morning Show, entrambe interpretate da attori di gran fama. 

Le sue serie e i suoi film sono spesso un piacere per gli occhi, con una cura meticolosa per ogni dettaglio visivo. L'attenzione alla fotografia, alle scenografie, alla colonna sonora e agli effetti speciali è evidente in ogni produzione. Tuttavia, dove AppleTV+ si discosta è nell'approccio alle storie e ai contenuti. 

Mentre i servizi concorrenti offrono una gamma di programmi che spaziano da film e fiction ai documentari, ma perlopiù tendenti alla massima fruibilità, AppleTV+ sembra incline a un approccio più intellettuale e sperimentale. Le sue serie e i suoi film tendono ad affrontare temi complessi e adottano spesso una narrazione non lineare o più astratta. Questo rappresenta un punto di forza, certo, ma allo stesso tempo può risultare alienante per il pubblico più mainstream.

Questo è abbastanza evidente in produzioni come Scissione (pur interessante), Roar, Servant, Teheran e Defending Jacob, che affrontano temi geopolitici, di fantaecologia, SF o tematiche impegnate senza cedere a facili compromessi. 

Mentre queste serie possono essere apprezzate da un pubblico più sofisticato, tuttavia a volte risultano pesanti e involute a un certo tipo di pubblico "generalista" o semplicemente in cerca di evasione.

La piattaforma creata da Apple si distingue per le sue produzioni nel genere della fantascienza, che spesso si rivelano sorprendenti e coinvolgenti. Serie come Foundation, ispirata all'epopea di Isaac Asimov, hanno ricevuto elogi per la loro ambizione e la loro capacità di trasportare gli spettatori in mondi fantastici e futuristici. 


Tuttavia, anche in questo genere, Apple TV+ manifesta alti e bassi. Mentre alcune serie si sono distinte per la loro originalità e la loro capacità di catturare l'attenzione e il gradimento del pubblico, altre hanno deluso nel tentativo di affrontare i temi complessi della fantascienza più impegnativa ed evoluta.

L'approccio di cui sopra può spiegare almeno in parte perché le produzioni della Casa di Cupertino non sempre ricevano giudizi lusinghieri da parte del pubblico e della critica. Mentre la piattaforma offre indubbiamente contenuti di alta qualità, talvolta può mancare il riscontro che piattaforme magari meno blasonate tuttavia ricevono in virtù di proposte più accessibili.

In conclusione, Apple TV+ offre indubbiamente una qualità visiva e formale di alto livello. Tuttavia il suo approccio più intellettuale e sperimentale alle storie non sempre influisce positivamente sul risultato finale.

venerdì 5 aprile 2024

Libri da leggere ad aprile


Anche questo mese torna immancabile la gettonatissima rubrica dei libri consigliati! Come sempre ho selezionato con cura una serie di opere che spero vi ispirino e intrattengano.

Spero che queste raccomandazioni vi intrighino e ispirino a esplorare nuovi mondi attraverso la magia della lettura. Non vedo l'ora di condividere con voi le mie prossime scoperte librarie il mese prossimo. Buona lettura a tutti!

A bigger splash, apoteosi della noia

A Bigger Splash di Luca Guadagnino (2015) inizia con una promessa intrigante: un dramma psicologico ambientato in una lussuosa villa sull'isola di Pantelleria. Tuttavia questa promessa iniziale svanisce rapidamente, mentre il film si snoda attraverso una serie di dialoghi banali e una trama fin troppo prevedibile.

Guadagnino sembra più interessato a catturare la bellezza delle location e a creare inquadrature suggestive piuttosto che a sviluppare una narrazione avvincente. Il risultato è una regia e un montaggio piatti che non riescono a dare profondità ai personaggi o alla soporifera storia.

Gli attori fanno del loro meglio con una sceneggiatura che li lascia a disagio. L'algida ma di solito bravissima Tilda Swinton appare decisamente fuori posto nel ruolo di una rockstar afona, e il suo forzato silenzio è una scelta autoriale bizzarra, direi punitiva, che non aggiunge nulla alla trama. 
Ralph Fiennes, pur adeguato nel ruolo di un personaggio sopra le righe, alla lunga diventa fastidioso eccessivo, rovinando il ritmo del film.

In definitiva, A Bigger Splash si presenta come un film pretenzioso con ambizioni da cinema d'autore, ma alla fine risulta vuoto e noioso. Guadagnino sembra perdere di vista l'essenza della storia, concentrandosi invece su dettagli superficiali e inutili. Davvero un pallido e modesto remake del film La piscina di Jacques Deray

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...