domenica 31 maggio 2026

The Mastermind: il thriller anticlimatico che si prende i suoi tempi

Con The Mastermind (2025), Kelly Reichardt torna a fare quello che le riesce meglio: decostruire i generi cinematografici attraverso una lente intima, radicalmente umana e splendidamente anticlimatica. Chi si aspetta un serrato thriller d'autore o un dramma ad alta tensione potrebbe rimanesse spiazzato, ma per chi accetta di sintonizzarsi sul ritmo volutamente lento della regista il film si rivela una gemma di rara sensibilità, retta da un cast in stato di grazia che si muove in un mondo fatto di sguardi, silenzi e non detti. Una sorta di stralunata commedia nera che mostra bene l'imperfezione umana e l'irresolutezza dello stralunato protagonista.

Bisogna tuttavia essere onesti: la pellicola non è priva di imperfezioni e a tratti la narrazione si perde in evidenti lungaggini, indugiando su scene di vita quotidiana che definire superflue ai fini della trama non è un'esagerazione. Ci sono momenti in cui il film sembra quasi girare a vuoto, allungando il minutaggio senza una reale necessità e mettendo spesso a dura prova la pazienza dello spettatore.

Eppure, forse è proprio in questo "perdere tempo" che risiede il paradosso del cinema della Reichardt: quelle digressioni apparentemente inutili finiscono per stratificare l'atmosfera, trasformando la visione in un'esperienza ipnotica, supportata da una fotografia magnetica a luce naturale, con colori tenui che evocano perfettamente le tonalità anni '70. L'effetto nostalgia è assicurato.

Nonostante qualche lungaggine di troppo che avrebbe beneficiato di una robusta sforbiciata al montaggio, il film vince la sua scommessa, dimostrandosi un'opera imperfetta ma densa, che rifiuta le scorciatoie commerciali e rimane impressa ben oltre i titoli di coda.



The Mastermind: il thriller anticlimatico che si prende i suoi tempi

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