lunedì 22 aprile 2024

Veneciafrenia - Follia e morte a Venezia


Il cinema spagnolo horror d’autore degli ultimi anni si presenta molto interessante e ben ha fatto Rai 4 a dedicargli un ciclo appena conclusosi, Dalla Spagna con orrore

L'ultimo film trasmesso è Veneciafrenia - Follia e morte a Venezia di Álex de la Iglesia, un esempio lampante di come una premessa promettente possa essere completamente rovinata da una realizzazione disastrosa. Non c'è niente di buono da dire su questo film, se non che potrebbe essere uno dei peggiori esempi di cinema degli ultimi anni.

La trama, se così si può chiamare, è un pasticcio incoerente di cliché senza senso. Si suppone che ci sia un qualche tipo di mistero o tensione, ma è impossibile prenderlo sul serio quando ogni personaggio agisce in modo così irrazionale e privo di logica. Non c'è nemmeno un minimo sforzo da parte degli sceneggiatori di creare una narrazione credibile o personaggi interessanti.

Parlando di personaggi, sono più simili a caricature deformate che a individui reali. Sono privi di qualsiasi profondità o sviluppo, e sembrano esistere solo per pronunciare dialoghi ridicoli e svolgere azioni insensate. È quasi impossibile provare empatia per loro, dato che sono così mal concepiti e mal eseguiti.

La sceneggiatura è un altro evidente punto debole. È piena di buchi di trama, dialoghi imbarazzanti e situazioni assurde che fanno inorridire dal disgusto. Non c'è coerenza nella struttura narrativa, e il film sembra essere stato montato senza un minimo di rigore o attenzione ai dettagli.

Anche la regia non fa nulla per salvare questa produzione fallimentare. Le scelte di regia sono insipide e prive di ispirazione, e la fotografia è piatta e senza vita. Nemmeno l'ambientazione a Venezia riesce a salvare il film, dato che viene sfruttata in modo banale e poco originale.

In conclusione, Veneciafrenia - Follia e morte a Venezia è un film da evitare assolutamente. È una perdita di tempo e non offre nulla di valore o di intrattenimento. Evitatelo come la peste, a meno che non siate masochisti cinematografici in cerca di una tortura mentale.

sabato 20 aprile 2024

Dark Matter, il ritorno dei Pearl Jam


È appena uscito il nuovo album dei Pearl Jam, Dark Matter. L'attesa è stata lunga, ma alla fine è stata premiata con un disco di alto livello.

Il sound è potente, ricco, a tratti punk: chitarre, batteria, voce suonano imponenti, maestosi. Il brano che dà il titolo all'album conferma lo stato di grazia della band capitanata da Eddie Vedder, che si dice soddisfatto del risultato. E anche noi, per inciso.

C'è anche melodia, in alcune ballate molto azzeccate, ma non mancano atmosfere quasi soul e vagamente pop rock, tra gli U2 e gli Eagles dei tempi migliori per intenderci.

photo © Danny Clinch

In definitiva, Dark Matter è un lavoro che forse non piacerà a tutti, ma va bene così. È musica vera, composta e suonata col cuore. Non è poco, in questi tempi di robaccia campionata, sintetica e falsa come certi nostri politicanti da talk show.

Bentornati, Pearl Jam!



venerdì 19 aprile 2024

Cattedrale, il capolavoro di Carver

Raymond Carver è considerato uno dei massimi esponenti, se non il capostipite, del minimalismo letterario americano. I suoi racconti hanno rappresentato e tuttora rappresentano per molti autori un modello ideale di scrittura.

Che poi la forma rarefatta ed essenziale dipendesse o meno dal pesante intervento del famigerato editor Gordon Lish, è però innegabile che le ultime raccolte di Carver mostrino una chiara tendenza verso una maggiore complessità ed elaborazione.

Tempo fa mi sono occupato, non senza un certo timore reverenziale, di una delle sue antologie più importanti, Cattedrale. Contiene il racconto forse più riuscito in assoluto dell'autore, che dà anche il titolo al libro. Potete leggere la recensione qui, sul blog magazine Libri e Parole.



giovedì 18 aprile 2024

La piccola editoria risorsa per la sopravvivenza culturale del Paese

Nel panorama letterario di casa nostra – ma non solo, a dirla tutta – dominano purtroppo quasi esclusivamente le logiche del profitto più bieco e del marketing più becero: cosa trovate esposti sugli scaffali e nelle vetrine delle librerie?

Pseudo libri firmati da personaggi televisivi più o meno effimeri, pseudo autobiografie di orrendi personaggi politici, manuali di ricette riciclate in... tutte le salse (!), e così via. Si vuole “vincere facile”, per parafrasare una celebre pubblicità televisiva.


I grandi gruppi hanno quasi del tutto rinunciato alla ricerca di nuovi talenti, ritenuta poco conveniente, preferendo approcci conservativi delle posizioni acquisite con pochi autori di sicuro ritorno (si fa per dire, poiché i margini si assottigliano sempre più per tutti, nessuno escluso, a partire dagli anticipi e dalle royalties concessi agli autori). 


Le librerie indipendenti annaspano, schiacciate da spese eccessive e da guadagni sempre più magri. Le grandi catene accusano i colpi della crisi e del cambiamento imposto dal sempre più aggressivo commercio on line – Amazon in primis – e chiudono punti vendita anche importanti, con l'inevitabile, triste corollario di posti di lavoro in continua diminuzione.


Non è neppure colpa dell'eBook, che ancora stenta a decollare sul serio, a causa anche della scarsa alfabetizzazione informatica.

Il problema invece è la crescente disaffezione alla lettura, causata a sua volta da tutto un insieme di fattori concomitanti: la crescente parcellizzazione del tempo libero, lo strapotere di vecchi (la televisione) e nuovi media (il Web, gli smartphone e i tablet, la TV on demand e così via), il lavoro insufficiente o inadeguato svolto dalla scuola nell'educare al piacere della lettura, avvertita al contrario come noiosa e – absit iniuria verbis – inutile.


Sempre più spesso così ci si trova a rifugiarsi nella piccola editoria, che lavora a volte più per passione che non per reale tornaconto: è nei cataloghi dei piccoli editori che si possono trovare titoli interessanti, di qualità. 

È sufficiente navigare sui siti della piccola editoria per rendersi conto della vivacità e della ricchezza di contenuti offerti, spesso a prezzi più che accessibili. 


Aiutiamola a crescere. Aiuteremo anche la nostra cultura.




mercoledì 17 aprile 2024

"Iconico" e "Wow": quando le pubblicità televisive abusano del linguaggio


Fateci caso: i termini che sentiamo più spesso negli spot televisivi sono, oltre al consueto profluvio di idiozie e bugie, "iconico" e "Wow!". 

Come se le pubblicità non fossero già insopportabili per l'insistenza, la banalità e la volgarità dilaganti, dobbiamo subire la ripetizione a oltranza di parole usate a sproposito. 

Insomma, tra attrici sedute sulla tazza del water, pornostar trasformate in improbabili idraulici, attempate addentatrici di bruschette dalla dentiera invisibile e doppi sensi degni del Vernacoliere (che, beninteso, merita plauso perenne per l'ironia dissacrante), l'imbarbarimento è in atto anche a livello lessicale.


Se volete conoscere la mia (vi avverto, fiammeggiante) opinione in merito agli abusi linguistici citati in apertura di questo post, non dovete fare altro che recarvi sul sito del sempre più interessante blog magazine Libri e Parole.





lunedì 15 aprile 2024

L'invasione degli ultra woke

illustrazione di Ale+Ale

Negli ultimi anni abbiamo assistito al dilagare delle tematiche woke nelle produzioni televisive, dalle serie TV alle fiction. Mentre l'inclusione e la sensibilità sociale sono importanti, molte volte questi temi sembrano inseriti forzatamente e fuori luogo, compromettendo l'esperienza di visione.

Il contesto delle tematiche woke

Il termine woke è stato originariamente coniato per descrivere l'attivismo sociale che mira a combattere il razzismo, le ingiustizie sociali e le discriminazioni etniche o sociali. Tuttavia, quando queste tematiche vengono forzatamente inserite in produzioni televisive senza un contesto adeguato, possono risultare controproducenti.

L'inclusione ragionevole

È importante sottolineare che l'inclusione di tematiche sociali nei programmi televisivi può essere incredibilmente positiva. Raccontare storie che riflettono la diversità e affrontano questioni sociali è un passo importante verso una maggiore comprensione delle diversità e verso la tolleranza. Ma come per ogni elemento narrativo, è essenziale che queste tematiche siano inserite in modo organico e ben ponderato all'interno della trama.

Forzatura e stereotipizzazione

Un problema comune è la forzatura delle tematiche woke senza una reale, credibile giustificazione narrativa. Spesso vediamo personaggi che si trasformano repentinamente in attivisti senza una transizione realistica. Questo può far sembrare i personaggi poco autentici e la trama poco convincente. Inoltre, l'uso di stereotipi per affrontare questioni sociali può essere dannoso, poiché semplifica complessi problemi in modo eccessivo.

Il blackwashing

Non solo. Sempre in nome di una presunta, ma forzata inclusività, personaggi dalla pelle bianca divengono neri, o cambiano etnia, anche in maniera pacchiana. C'è ad esempio il caso eclatante di Nick Fury nei film Marvel, ex eroe bianco di guerra, che sullo schermo è interpretato da Samuel L. Jackson.

Ma gli esempi della deriva woke sono numerosi, e basta dare un'occhiata a molti dei telefilm prodotti negli USA per rendersi conto che la pratica è diffusissima, con esiti a dir poco ridicoli.

Le reazioni del pubblico

Le reazioni del pubblico a queste forzature sono varie, ma spesso includono la delusione e la frustrazione. Molti spettatori preferiscono una narrazione più sottile e riflessiva, invece di essere bombardati da discorsi moralistici o situazioni innaturali.

Il rifiuto del pubblico

Un altro aspetto da considerare è la reazione dello spettatore. L'uso eccessivo di tematiche woke conduce spesso a una reazione negativa, di rigetto da parte di una parte del pubblico, che percepisce le produzioni televisive come troppo politiche o moralistiche. Questo può portare a divisioni anziché a un dialogo costruttivo.

Conclusione

Mentre è importante che la televisione affronti tematiche sociali, è altrettanto importante farlo in modo equilibrato e non forzato. L'inclusione forzata e fuori luogo di tematiche woke compromette la qualità delle produzioni televisive e il coinvolgimento del pubblico.

Autori e produttori dovrebbero lavorare per creare storie autentiche e riflessive che affrontino questioni sociali in modo organico. Solo così potremo avere opere che siano al contempo stimolanti e sensibili alle tematiche più importanti legate al sociale o alla lotta alla discriminazione sociale e sessuale.

domenica 14 aprile 2024

Solo il mare intorno


Cerchi emozioni e relax in questo rovente anticipo d'estate?

Le isole Croatoan, Piedra Colorada e quella senza nome ti aspettano: garantiamo terrore e pace eterna.

Sull’isola di Croatoan, in North Carolina, un essere demoniaco che da sempre vive nelle sue forre, si risveglia per ripetere un’antica strage. 

Nell’isola di Piedra Colorada, trasformata in un ricettacolo di malattia e marciume, la devastazione dell’uomo e la malvagità della natura si tendono la mano per generare figli immondi. 

Nella terza isola, il cui nome è ignoto, che è così segreta da non apparire nemmeno sulle carte, si celebrano riti immondi per un’oscura evocazione. 

Tre visioni horror del mare e dei suoi misteri. Tre maestri italiani a confronto: Danilo Arona, Angelo Marenzana e Luigi Milani.

Solo il mare intorno, un libro imperdibile targato Nero Press Edizioni.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...