C’è qualcosa di profondamente vergognoso nel modo in cui Trump tratta l’Ucraina e l’Europa: non soltanto una questione di cinismo politico, ma un vero e proprio tradimento della fiducia, della solidarietà e dei principi sui quali, almeno in teoria, si fonda il mondo occidentale.
Dopo anni di aggressione russa, di città distrutte, di civili massacrati e di ucraini mandati a morire per difendere la propria libertà, Trump sembra voler trasformare una tragedia immensa in una trattativa commerciale. Come se l’invasione di un Paese sovrano fosse soltanto una controversia immobiliare da risolvere davanti a un tavolo, magari concedendo qualcosa all’aggressore pur di chiudere in fretta la faccenda. E pazienza se a pagare il conto saranno proprio le vittime.
Il messaggio che ne deriva è devastante: aggredire paga, resistere è inutile, gli alleati sono sacrificabili. Putin, che non è riuscito a piegare l’Ucraina con la forza delle armi, rischia così di ottenere attraverso la diplomazia ciò che non è riuscito a conquistare sul campo. Non una pace giusta, ma la legittimazione del ricatto. Non la fine delle ambizioni imperiali del Cremlino, ma un incoraggiamento a coltivarne di nuove.
Ecco il punto più miserabile della faccenda: Trump sembra confondere la pace con la resa e la diplomazia con la svendita degli alleati. Un'intesa può anche essere necessaria, persino dolorosa. Ma se premia l'aggressore, umilia l'aggredito e lascia l'Europa più esposta alle minacce russe, quale risultato storico dovremmo celebrare? La capacità di chiudere una guerra o quella di preparare la prossima?
Perché il tradimento non riguarda soltanto Zelensky e gli ucraini. Riguarda anche tutti gli europei che hanno creduto nell'esistenza di un legame transatlantico fondato su qualcosa di più solido della convenienza del momento. Se le garanzie americane dipendono dagli umori di un presidente e se la parola data vale meno di un'intesa vantaggiosa, allora l'intera architettura della sicurezza occidentale diventa fragile.
E Putin può sorridere: non deve nemmeno sconfiggere l'Occidente, se una parte dell'Occidente è disposta a indebolirlo da sola.
Questa non è necessariamente la pace di cui l'Ucraina ha bisogno. Potrebbe essere la tregua di cui Putin ha bisogno per prepararsi al futuro. E se il prezzo di quell'accordo fosse la libertà di un popolo, la sicurezza dell'Europa e la credibilità degli Stati Uniti, non saremmo davanti a un grande successo diplomatico, ma a una resa mascherata da vittoria.
Una vittoria per Trump, forse, da esibire nella sua personale, meschina contabilità di bancarottiere politico e una vittoria per Putin, certamente, se gli consentisse di ottenere concessioni senza rinunciare alle proprie ambizioni. Ma una sconfitta per tutti coloro che ancora credono che la pace non possa essere costruita premiando chi scatena le guerre.
