Avete mai letto, nelle pagine di cronaca nera, di qualcuno che sia stato ucciso in una libreria? È cosa quantomeno molto rara. Nel noir di tutte le epoche e nazioni, invece, accade talora che bibliomani, cacciatori di libri, librai ed editori finiscano coinvolti in omicidi più e meno efferati, e non sempre risolti.
Pur se in tirature di nicchia, le storie di questo tipo sono sufficientemente numerose da essersi guadagnate addirittura una, ormai celebre, definizione: bibliomysteries.
Da Gustave Flaubert a Hans Tuzzi, le sale nelle quali un avido lettore si inoltra per cercare vicende immaginarie di delitti sono talvolta esse stesse immaginarie, e al loro interno si consumano crimini due volte letterari. Ed ecco, un libro che ne parla, triplicandone la dimensione.
Massimo Gatta, a sua volta bibliografo erudito, costringe deliziosamente il lettore a concentrarsi per non confondere il reale con la fantasia, distinguere i luoghi di carta da quelli che hanno un vero indirizzo, e separare i personaggi dai loro creatori. Il gioco riesce così bene che perfino la prefazione è a firma di un celebre personaggio bidimensionale di gialli, primo dirigente della Questura di Milano, il quale di questo saggio ha scritto che «è, a ben vedere, una scorribanda tanto dotta quanto ammiccante fra delitti, librerie e biblioteche bidimensionali per investigatori bidimensionali».
È uscita da poco, per i tipi delle Edizioni Scudo la raccolta di racconti Il Mondo così com'è, alla quale partecipa indegnamente anche il sottoscritto con un racconto dal titolo Temporale.
Quando Giorgio Sangiorgi, editor e scatenato Deus ex Machina della casa editrice, ha lanciato il progetto ne sono rimasto conquistato da subito: una raccolta di racconti realistici scritti - è questa la novità - da autori "di genere", ossia legati al fantastico o alla fantascienza.
D'altronde sono del parere che vadano abbattuti gli steccati di genere, pena il restare confinati in ambiti che prima o poi si rivelano inevitabilmente stretti.
La scheda del libro
Fin dal dopoguerra, nel nostro paese si è creata una spaccatura tra il movimento del Realismo e le letterature del fantastico. Il primo si è conquistato i salotti colti, non solo snobbando il secondo, ma negandogli persino lo status di opera letteraria.
Il secondo si nascondeva in paradisi artificiali nelle convention dedicate al fantasy e alla fantascienza, creando intorno a sé un’allure di letteratura per ragazzi mai cresciuti.
Una frattura che negli altri paesi non esiste o è molto meno accentuata.
Forse i tempi sono maturi per dimostrare che un bravo scrittore di genere può esprimersi compiutamente anche nella narrativa classica e forse anche con più sagacia e profondità. Così abbiamo chiesto agli autori della fantascienza e del fantastico italiano di uscire dai loro ambiti e confezionare racconti assolutamente realistici.
Ci sono riusciti o sono comunque rimasti nell’ambito del racconto di genere? Lo scopriremo leggendo i racconti di: Marco Bertoli, Paolo Durando, Marco Faré, Davide Formenti, Franca Marsala, Luigi Milani, Stefano Morini, Luca Nisi, Luca Oleastri, Marco Orlandi, Simone Orlandi, Antonio Piras, Giorgio Sangiorgi, Paolo Secondini, Luigi Valerio.
L'Intruso, film del 2019 è un thriller psicologico che mescola elementi di suspense e horror in modo abbastanza efficace e divertente.
La performance di Dennis Quaid nel ruolo per lui inedito dello psicopatico è indubbiamente uno dei punti di forza del film, con la sua capacità di creare tensione e inquietudine.
Tuttavia la trama potrebbe risultare prevedibile per alcuni spettatori, e alcune scene potrebbero risultare troppo convenzionali per i fan del genere.
In definitiva, è un film discreto che offre un'esperienza di intrattenimento solida, soprattutto per gli amanti dei thriller psicologici.
Das Signal - Segreti dallo spazio è una nuova aggiunta al catalogo di Netflix. La miniserie tedesca, composta da una sola stagione di quattro episodi di un'ora circa, offre uno spettacolo visivo e una trama sufficientemente avvincenti.
La trama:
Paula è una scienziata mandata nella stazione spaziale internazionale per conto di un importante istituto di ricerca per studiare la riproduzione cellulare e la possibilità di far rigenerare i ricettori dell’udito. Proprio quando la missione è conclusa e insieme al suo collega dovrebbero tornare a riabbracciare i loro cari in Germania, accade qualcosa d'imponderabile e la riunione con la famiglia sembra divenire impossibile. Sven e la figlia non udente Charlie si ritroveranno al centro di un evento più grande di loro.
Il cast e le ambientazioni
Il cast offre interpretazioni abbastanza convincenti, con attori che riescono a trasmettere l'angoscia, la determinazione e la meraviglia dei loro personaggi di fronte agli eventi straordinari che si susseguono. Le ambientazioni sono realistiche e ben realizzate, aggiungendo un ulteriore livello di immersione nell'ambientazione della serie.
Chiavi di lettura
Uno degli aspetti più intriganti della serie è il modo in cui mescola elementi di fantascienza con tematiche più profonde, come l'esplorazione dell'ignoto, la ricerca di significato nell'universo e la lotta per la sopravvivenza.
Le somiglianze con Constellation
Ci sono punti di contatto con Constellation di Apple TV+ e le atmosfere a tratti possono ricordare un'altra produzione tedesca di grande successo di qualche anno fa, Dark, ma personalmente ho apprezzato di più Das Signal rispetto alla pur più blasonata serie di Apple (oltretutto, l'ammetto, non nutro grande simpatia per la protagonista, Noomi Rapace), in virtù di una maggior linearità della storia e di una minor pretenziosità.
Intendiamoci, non mancano qualche incongruenza e forzatura nella sceneggiatura, ma niente che non si possa tollerare. Accade di peggio in altisonanti produzioni hollywoodiane, lo sappiamo.
La serie sorprende con un colpo di scena finale che lascia lo spettatore con il fiato sospeso, confermando la sua abilità nel tenere alta la suspense fino all'ultimo momento.
In conclusione
Das Signal non delude le aspettative degli amanti della fantascienza, beninteso a patto di non pretendere troppo. Con una trama interessante, effetti speciali validi e un cast mediamente all'altezza, rappresenta in definitiva un buon prodotto.
Il doppiaggio
Nota di demerito invece per il doppiaggio italiano, per quanto concerne la voce dell piccola Yuna Bennett, peraltro bravissima: non si comprende perchè da anni si utilizzi una vocina italiana lagnosa e dal marcato accento romanesco. Ascoltate la voce in originale e noterete l'abisso.
Ram, album inciso da Paul McCartney dopo lo scioglimento dei mitici Beatles, pubblicato nel 1971, combina pop, rock ed elementi folk in una produzione vivace e spesso eclettica. L'approccio "fai-da-te" di McCartney alla registrazione si riflette in arrangiamenti inventivi e in una sensazione di grande freschezza e spontaneità.
Uncle Albert/Admiral Halsey è probabilmente la traccia più riconoscibile dell'album, con le sue mutevoli sezioni e il suo coro orecchiabile. Altri brani notevoli sono senz'altro Too Many People, grande hit del disco, e Heart of the Country.
Molte delle canzoni presenti su Ram riflettono la vita di campagna e la felicità domestica che Paul e sua moglie Linda stavano sperimentando all'epoca. Tuttavia ci sono anche alcune pungenti frecciatine verso gli ex compagni dei Beatles, in particolare John Lennon, segno delle tensioni ancora in corso dopo la fine della mitica band dei Fab Four.
Curiosamente, come spesso accade, al momento della sua uscita, l'album ottenne recensioni miste, con alcuni critici che non riuscirono a comprendere e apprezzare il suo stile apparentemente disordinato e senza una direzione chiara.
L'intento di Paul era quello di non farsi catalogare in un genere musicale preciso e in effetti il disco mostra molto bene tale poliedricità. Tra echi di Abbey Road e l'anticipazione di ciò che verrà col suo gruppo successivo, gli Wings, l'album è davvero ricco d'inventiva e a livello vocale "Macca" non è mai stato così in forma.
Come spesso accade, con il passare degli anni, l'album è stato rivalutato e ora è perlopiù visto come uno dei momenti migliori della fortunatissima carriera solista di McCartney. Personalmente lo considero il suo disco migliore, da ascoltare e riascoltare a oltranza.
In sintesi, Ram è un album che mostra Paul McCartney in un momento di transizione, rivelando sia la sua ben nota maestria melodica che la sua voglia di sperimentare. Con il suo mix di canzoni intime e rock energici, l'album rappresenta un pezzo essenziale nella discografia di McCartney.
Ci sono dei libri che a volte esitiamo a leggere, o anche solo a prendere in considerazione. E non mi riferisco al ciarpame commerciale da autogrill o supermercato — che pure ha tutto il diritto di esistere e vendere, beninteso — quanto ai grandi classici della letteratura.
Penso ad esempio alla letteratura russa. Molti la evitano come la peste temendo che si tratti di opere pesanti, inattuali o irrimediabilmente noiose. Ma dobbiamo farcene una ragione: il più delle volte abbiamo torto marcio, e i nostri sono solo pregiudizi, viziati come siamo magari da letture veloci o di più facile presa.
Al contrario, se osassimo accostarci a quelle che sono autentiche pietre miliari della narrativa di tutti i tempi, potremmo rimanere stupiti dalla qualità e dall’attualità di capolavori che davvero sono senza tempo.
È il caso di Delitto e castigo, di Fëdor Dostoevskij, un romanzo che peraltro possiamo ascrivere senza problemi al genere giallo - poliziesco, e che affronta il tema del crimine e della sua espiazione con sorprendente acume e profondità.
Certo, il libro è imponente, anche in senso letterale, vista la mole delle pagine, oltre le 700. Ma vi assicuro che vale la pena di leggerle. Non vi annoierete, credetemi.
Del romanzo sono state realizzate nel corso degli anni diversi adattamenti cinematografici e televisivi. Vi segnalo al riguardo un’eccellente miniserie televisiva del 1983, curata da Mario Missiroli su sceneggiatura di Tullio Kezich, interpretata da più che valenti interpreti. Potete guardarla su RaiPlay.
Se volete approfondire l’argomento, non dovete fare altro che leggere la recensione del romanzo sul blog magazine Libri e Parole.
Guardando le serie TV americane, ma anche quelle di casa nostra risulta evidente il diffondersi di un'abitudine fastidiosa: l'uso eccessivo e invadente di una colonna sonora chiassosa, che spesso sovrasta i dialoghi e disturba lo spettatore. Questo problema non è limitato alle serie d'azione, ma è sempre più evidente in diverse produzioni, come nella serie New Amsterdam, o in molte fiction.
Il ruolo della colonna sonora
Non c'è dubbio che una colonna sonora ben composta possa arricchire l'esperienza visiva di una serie televisiva. La musica può enfatizzare le emozioni, creare suspense o sottolineare momenti significativi. Tuttavia, il problema sorge quando la colonna sonora diventa invasiva, sovrastando completamente i dialoghi e distruggendo l'equilibrio tra audio e video.
Se a questo si aggiunge poi, specie in alcune produzioni italiane, una recitazione e una dizione a volte approssimative, e magari anche un missaggio audio sbilanciato, il disastro è assicurato. Non è un caso che si debba ricorrere spesso all'ausilio dei sottotitoli, anche in telefilm e fiction italiani, appunto.
New Amsterdam e altri casi
Un esempio lampante di questa tendenza si può trovare in New Amsterdam. Questa serie d'ambientazione ospedaliera, peraltro pregevole, è nota per il suo uso eccessivo di percussioni e brani musicali troppo rumorosi. Le scene che dovrebbero essere intense e coinvolgenti spesso diventano frustranti, poiché si fatica a sentire chiaramente i dialoghi dei personaggi a causa del volume elevato della colonna sonora. Questo non fa che compromettere l'esperienza di visione.
Le serie d'azione e altre… vittime
Sebbene le serie d'azione siano le più colpite da questa pessima abitudine, non sono certo le uniche. Anche in produzioni di generi diversi, come i drammi o le commedie, l'uso eccessivo della musica può essere fastidioso. Ciò rappresenta un problema che colpisce molte serie televisive, e spesso gli spettatori si lamentano della difficoltà di seguire i dialoghi a causa del volume sproporzionato della colonna sonora.
La chiave è l'equilibrio
La critica non è rivolta certo contro l'uso della musica nelle serie TV, ma piuttosto contro la sua invadenza. Produttori e compositori dovrebbero cercare un equilibrio tra audio e video, garantendo che la musica sostenga la narrazione invece di sovrastarla. In tal modo lo spettatore potrà apprezzare appieno il dialogo e l'azione sullo schermo, senza distrazioni inutili.
Conclusione
In definitiva, l'abitudine di molte serie TV americane di utilizzare una colonna sonora chiassosa e fastidiosa è un problema che può rovinare l'esperienza di visione. È fondamentale che gli showrunner prendano in considerazione le lamentele dei fan e cerchino di ristabilire l'equilibrio tra audio e video per offrire una visione più piacevole e coinvolgente. Speriamo che in futuro le produzioni televisive tengano maggiormente in considerazione questo aspetto e ci consentano di apprezzare al meglio le loro storie senza essere sopraffatti da una cacofonia di suoni assordanti e fastidiosi.