La famosa Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington è stata invasa dalle alghe e costretta alla chiusura. Un episodio talmente grottesco da sembrare scritto dagli autori di una satira politica. E invece no: è la realtà nell’America impazzita di Donald Trump.
La parte migliore, però, è arrivata dopo. Invece di ammettere un banale problema di gestione e manutenzione, ecco spuntare le immancabili accuse di sabotaggio, complotti e oscure macchinazioni. Perché nell’universo trumpiano nulla può essere semplicemente il risultato dell’incompetenza: deve sempre esserci un nemico, una congiura, una mano nascosta.
Così una piscina piena di alghe diventa il simbolo perfetto di questa amministrazione: i problemi crescono indisturbati sotto gli occhi di tutti, nessuno interviene per tempo e, quando il disastro diventa impossibile da nascondere, la colpa è sempre di qualcun altro.
Le alghe almeno hanno il buon gusto di comparire per ragioni scientifiche. I complotti, invece, continuano a proliferare in assenza di qualsiasi evidenza.
Insomma, nell’America del presidente pazzo Trump persino le alghe finiscono per essere accusate di far parte dello Stato profondo. A questo punto manca solo una commissione d’inchiesta sulle ninfee.
