L'entusiasmo incontenibile e la freschezza creativa che traspaiono dall'album The Boys of Dungeon Lane travolgono fin dal primo ascolto. A ottantaquattro anni suonati, Paul McCartney continua a fare ciò che gli riesce meglio da più di sessant'anni: comporre melodie incancellabili, riconoscibili alle prime note, e regalarci dischi vibranti di vita. Questo nuovo capitolo solista non è affatto un nostalgico esercizio di stile, ma un lavoro incredibilmente moderno, complice la produzione affilata di Andrew Watt che riesce a valorizzare ogni intuizione del polistrumentista di Liverpool senza snaturarne l'anima.
Dalle accelerazioni pop-rock più grintose ai passaggi acustici di Days We Left Behind, l'album emana una carica vitale imprevedibile e contagiosa. Macca gioca con gli arrangiamenti, spinge sui bassi, inserisce sfumature contemporanee e dimostra una curiosità sonora che farebbe impallidire colleghi con la metà dei suoi anni. La sensazione che si prova ascoltando brani come As You Lie There o l'intensa Home to Us — impreziosita dalla batteria inconfondibile del vecchio compagno di band Ringo Starr — è quella di trovarsi di fronte a un artista spinto da una pura e viscerale gioia di fare musica.
Sir Paul trasforma ogni minima esitazione vocale in un punto di forza emotivo, offrendoci un'interpretazione calda, vissuta e profonda. Ad avercene di ottantenni con la sua verve, la sua classe e la sua incrollabile voglia di mettersi ancora in gioco! The Boys of Dungeon Lane è la prova provata che il vero genio non invecchia mai, si rinnova soltanto.

