Il libro delle visioni (The Book of Vision) di Carlo Hintermann è un'opera rara e preziosa nel panorama cinematografico contemporaneo, un viaggio sensoriale ed emozionale che cattura lo spettatore fin dalle prime inquadrature. Sostenuto dalla produzione esecutiva del grande Terrence Malick, il film eredita da quest'ultimo una ricerca spasmodica della bellezza e una profonda spiritualità, rielaborandole però con una voce autoriale e un tocco visivo del tutto personali.
La pellicola riesce nell'ardito compito di azzerare le distanze temporali, intrecciando con maestria la storia di una giovane dottoressa dei giorni nostri con le memorie di un medico del Settecento attraverso le pagine di un misterioso manoscritto.
Dal punto di vista estetico siamo di fronte a un vero e proprio incanto: la fotografia, la cura delle ambientazioni e la costruzione delle immagini compongono quadri di abbagliante suggestione che rimangono impressi nella memoria.
A dare corpo e anima a questa complessa riflessione sul senso della vita, sulla malattia e sul legame indissolubile tra corpo e spirito contribuisce un cast d'eccezione, in cui spicca la magnifica interpretazione di Charles Dance.
Più che una semplice visione cinematografica, il film si configura come un'esperienza immersiva ed evocativa, capace di interrogarsi con coraggio sui misteri dell'esistenza e di lasciare chi guarda piacevolmente stordito da tanta, traboccante poesia visiva.