Presentato in anteprima mondiale come film d'apertura della 80ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nel 2023, Comandante, diretto da Edoardo De Angelis, è un film che, nel complesso, si lascia apprezzare, anche se probabilmente finisce per essere un po' vittima delle proprie ambizioni. È certamente un film di guerra, ma sembra voler essere anche un'opera più autoriale, una riflessione sull'uomo, sulla guerra e sulla responsabilità morale. Intenti più che legittimi, naturalmente, che però non sempre trovano sullo schermo un equilibrio altrettanto convincente.
L'avvio, in particolare, è piuttosto lento e il ritmo fatica a trovare una vera continuità. La sensazione è quella di un film che si prenda molto sul serio e che, forse, indugi troppo nella costruzione di un'atmosfera e di un tono "d'autore", quando avrebbe probabilmente giovato una maggiore asciuttezza narrativa.
Al centro della vicenda c'è proprio una questione morale tutt'altro che banale: fino a che punto un uomo possa, o debba, anteporre i propri principi alle regole della guerra e persino agli interessi del proprio Paese. La scelta del comandante Salvatore Todaro di salvare i naufraghi della nave nemica appena affondata, portandoli con sé sul sommergibile anziché abbandonarli al loro destino, costituisce il cuore più interessante del film. È qui che Comandante trova la sua ragion d'essere più forte, raccontando una guerra nella quale, almeno per un momento, la distinzione tra vincitori e vinti lascia spazio a qualcosa di più semplice e, insieme, più difficile: riconoscere l'umanità dell'altro. Una scelta che il film racconta con partecipazione e convinzione, anche se talvolta il desiderio di trasformare Todaro in una figura quasi esemplare rischia di rendere il discorso un po' troppo programmatico.
Molto buona, invece, la fotografia, capace di restituire efficacemente gli spazi angusti e l'atmosfera del sommergibile, contribuendo a creare un senso di tensione e di claustrofobia che il ritmo del racconto, purtroppo, non riesce sempre a sostenere.
E poi c'è Pierfrancesco Favino, che rappresenta una delle principali ragioni per vedere il film. Come spesso accade, la sua performance è ottima: intenso senza essere sopra le righe, autorevole e umano, riesce a dare al suo comandante una presenza e una complessità che vanno oltre i limiti della sceneggiatura e delle ambizioni del film.
Comandante è un'opera interessante e per molti aspetti riuscita, ma forse troppo ambiziosa per le proprie reali possibilità. Un film di guerra che vuole essere anche qualcosa di più e che proprio in questa aspirazione, a tratti un po' ingombrante, sembra perdere parte della sua efficacia. Resta comunque un film dignitoso, ben fotografato e sostenuto da un grande Favino. Il che, di questi tempi, non è affatto poco.