lunedì 25 maggio 2026

L’uomo dell’anno: Robin Williams alla conquista della Casa Bianca


"Il problema dei politici è che sono come i pannolini: vanno cambiati spesso, e per lo stesso motivo"

A vent'anni dalla sua uscita, L’uomo dell’anno, diretto da Barry Levinson e magistralmente interpretato da Robin Williams, si rivela non solo una brillante commedia politica, ma una visione profetica e straordinariamente attuale del connubio tra intrattenimento, media e potere.
Al centro di questo ingranaggio perfetto c'è un immenso Robin Williams, capace di oscillare con disinvoltura disarmante tra la comicità fulminea della stand-up comedy e la profondità drammatica che lo ha reso eterno.

Tom Dobbs (Robin Williams) è un popolarissimo comico e conduttore di un talk-show politico. Spinto da una battuta del suo pubblico, decide di candidarsi provocatoriamente come indipendente alla presidenza degli Stati Uniti. Quella che nasce come una satira vivente si trasforma in realtà: grazie a un clamoroso errore nel sistema di voto elettronico privato (gestito dalla Delacroy), Dobbs vince le elezioni. Da quel momento, il film cambia marcia, trasformandosi in un thriller politico in cui Dobbs deve fare i conti con la responsabilità del potere e la verità.

Il ruolo di Tom Dobbs sembra cucito addosso a Williams. Nella prima parte del film, Levinson lascia totale libertà al genio improvvisativo di Williams, regalandoci monologhi satirici fulminanti e irresistibili. Nella seconda parte, quando il peso etico della situazione viene a galla, emerge il Williams più intimo e riflessivo, quello di Will Hunting o L'attimo fuggente.

Una satira incredibilmente profetica


Il film anticipa l'era della "politica-spettacolo" e del populismo mediatico con una lucidità disarmante. Dobbs conquista gli elettori semplicemente dicendo la verità e rompendo i filtri del politicamente corretto.

 

Un cast di supporto eccezionale


Christopher Walken, nei panni del manager malato e saggio di Dobbs, offre una performance memorabile e ricca di umanità. Laura Linney è perfetta nel ruolo dell'informatica tormentata che scopre il bug nel sistema di voto, portando la giusta tensione emotiva alla trama thriller.


Perché vederlo (e rivederlo) oggi


L’uomo dell’anno non è la classica commedia hollywoodiana fine a se stessa. Il regista Barry Levinson, non nuovo alla satira politica (si veda l'altrettanto profetico Sesso e potere con Dustin Hoffman e Robert De Niro) ha il coraggio di ibridare i generi: parte come una commedia esilarante, si sviluppa come un giallo politico e si conclude con una profonda riflessione sulla democrazia e sull'onestà intellettuale.

Non è solo un film che fa ridere di cuore: è un’opera che fa riflettere su cosa significhi davvero "fare la cosa giusta" quando si ha il mondo intero a guardare. Per chiunque ami il cinema intelligente e, soprattutto, per chiunque voglia farsi travolgere ancora una volta dal talento cristallino e dalla vibrante umanità di Robin Williams, questo film è una visione imprescindibile.




L’uomo dell’anno: Robin Williams alla conquista della Casa Bianca

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