mercoledì 7 gennaio 2026

Sesso e Potere: dalla finzione alla realtà

Durante il monologo del 5 gennaio 2026 del suo late-night show il comico Jimmy Kimmel, criticando l’operazione militare messa in atto da Donald Trump contro il Venezuela, ha fatto riferimento al film Sesso e potere (nell’originale inglese Wag the Dog) con Robert De Niro e Dustin Hoffman.

Un richiamo decisamente azzeccato: se guardiamo oggi il capolavoro di Barry Levinson del 1997, la sensazione non è più quella di guardare una satira graffiante, ma un documentario d’anticipazione girato con trent’anni d’anticipo. All'epoca, l'idea che uno spin doctor potesse inventare una guerra in Albania dal nulla, con tanto di finti profughi e studi cinematografici, sembrava un'iperbole hollywoodiana. Eppure, osservando le assurde dinamiche che muovono l'attuale amministrazione Trump all'inizio di questo 2026, ci rendiamo conto che quella "coda" ha finalmente imparato a scuotere il cane con una precisione chirurgica.

Il parallelismo più inquietante non sta tanto nella finzione, quanto nella gestione del ciclo delle notizie. Nel film, l’obiettivo era coprire uno scandalo sessuale presidenziale; oggi, mentre il dibattito pubblico viene ciclicamente travolto dalla lenta, tuttora parziale desecretazione dei fantomatici Epstein files, l’amministrazione risponde con una "produzione cinematografica" costante. 


Pensiamo alla recente escalation in Venezuela: un’azione militare reale, certo, ma coreografata con un tempismo e un’estetica che sembrano usciti direttamente dalla sala montaggio di Stanley Motss. Non serve più fingere una guerra se puoi trasformare un conflitto reale nello show perfetto per oscurare i dettagli imbarazzanti del passato e, soprattutto, per mettere in ombra i danni strutturali che le nuove politiche economiche stanno infliggendo alle tasche dei cittadini e alle economie mondiali.


La genialità – o il dramma – dell’era Trump è l'aver capito che il pubblico non cerca la verità, ma una narrazione più forte di quella precedente. Come nel film, dove il produttore interpretato da Dustin Hoffman ribadisce che "la guerra è show business", oggi la politica estera e i proclami incendiari sono diventati l'arma di distrazione di massa definitiva. Ogni volta che i riflettori si accendono sulle crepe dell'economia o sulle testimonianze scomode degli Epstein Files, ecco che spunta un nuovo nemico alle porte o un annuncio shock che sposta l'asse dell'attenzione mondiale. 


È la strategia del sovraccarico: se bombardi lo spettatore con troppi stimoli, la sua memoria a breve termine si resetta, lasciando spazio solo all'ultima, roboante immagine di forza proiettata sugli schermi.

In questo scenario, il confine tra gestione dello Stato e gestione dell’audience è ormai evaporato. Trump non si limita a reagire agli eventi, li "produce" per neutralizzare il dissenso e nascondere le macerie dietro una cortina fumogena di (finto) patriottismo muscolare.


Viviamo in un eterno sequel di Wag the Dog, dove però non c’è più bisogno di un set cinematografico perché il mondo intero è diventato il palcoscenico. La domanda che resta sospesa, proprio come alla fine della pellicola, è se saremo mai in grado di distinguere dove finisce l'esigenza di sicurezza nazionale e dove inizia il disperato bisogno di seppellire la realtà sotto una valanga di finzione politica.




Sesso e Potere: dalla finzione alla realtà

Durante il monologo del 5 gennaio 2026 del suo late-night show  il comico  Jimmy Kimmel ,   criticando l’operazione militare messa in atto d...