sabato 14 marzo 2026

Trump e l’onore di uccidere

"Stiamo distruggendo completamente il regime terroristico dell'Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo.
Abbiamo potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo che vogliamo. Queste squilibrate canaglie hanno ucciso innocenti in tutto il mondo per 47 anni e ora io, come 47° presidente degli Usa, sto uccidendo loro. Che grande onore farlo".
Queste le parole di Donald Trump pubblicate ieri sul suo imbarazzante social Truth. È evidente che il delirio retorico del "presidente pazzo" abbia toccato ieri un nuovo e inquietante apice. Arrivare a proclamare che per lui è un grande onore uccidere gli iraniani non è soltanto una provocazione: è la banalizzazione brutale della violenza elevata a slogan politico.

Non solo: pochi giorni prima, nel corso di una delle innumerevoli interviste rilasciate a getto continuo dall'instancabile e vanesio bancarottiere, aveva dichiarato: "Li stiamo massacrando. Penso che stia andando molto bene".

Invece della prudenza e della responsabilità che dovrebbero accompagnare ogni parola su guerra e pace, si assiste a fanfaronate da comiziaccio, dove la retorica muscolare sostituisce il pensiero e l’umanità diventa un dettaglio trascurabile.

Non è neppure la consueta, bullesca esibizione di forza di un uomo mentalmente instabile qual è da anni - ma qualcuno suggerisce da sempre - Trump: è barbarie travestita da leadership. E il fatto che simili parole vengano tollerate e persino applaudite dovrebbe preoccupare chiunque creda ancora nella civiltà e nella politica come arte della responsabilità.

La shitification degli Stati Uniti

C’è una parola che descrive meglio di molte analisi politiche quello che sta succedendo al governo degli Stati Uniti nella sciagurata era Tr...