"Stiamo distruggendo completamente il regime terroristico dell'Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo.Abbiamo potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo che vogliamo. Queste squilibrate canaglie hanno ucciso innocenti in tutto il mondo per 47 anni e ora io, come 47° presidente degli Usa, sto uccidendo loro. Che grande onore farlo".
Queste le parole di Donald Trump pubblicate ieri sul suo imbarazzante social Truth. È evidente che il delirio retorico del "presidente pazzo" abbia toccato ieri un nuovo e inquietante apice. Arrivare a proclamare che per lui è un grande onore uccidere gli iraniani non è soltanto una provocazione: è la banalizzazione brutale della violenza elevata a slogan politico.
Non solo: pochi giorni prima, nel corso di una delle innumerevoli interviste rilasciate a getto continuo dall'instancabile e vanesio bancarottiere, aveva dichiarato: "Li stiamo massacrando. Penso che stia andando molto bene".
Invece della prudenza e della responsabilità che dovrebbero accompagnare ogni parola su guerra e pace, si assiste a fanfaronate da comiziaccio, dove la retorica muscolare sostituisce il pensiero e l’umanità diventa un dettaglio trascurabile.
Non è neppure la consueta, bullesca esibizione di forza di un uomo mentalmente instabile qual è da anni - ma qualcuno suggerisce da sempre - Trump: è barbarie travestita da leadership. E il fatto che simili parole vengano tollerate e persino applaudite dovrebbe preoccupare chiunque creda ancora nella civiltà e nella politica come arte della responsabilità.
