venerdì 13 marzo 2026

L'avversario, quando la vita è menzogna

L'avversario (L'Adversaire), film del 2002 diretto da Nicole Garcia e tratto dall'omonimo romanzo - ma la storia narrata è vera - di Emmanuel Carrère è un’opera raggelante e spietata, capace di trasporre sul grande schermo l’abisso insondabile della menzogna con una compostezza quasi chirurgica. 

Dal libro di Carrère il film eredita la densità psicologica, poggiando interamente sulle spalle di un cast in stato di grazia. All'interno del gruppo di interpreti brilla di una luce sinistra e malinconica Daniel Auteuil, il quale sceglie la strada più difficile della recitazione giocata tutta per sottrazione: lavorando su micro-espressioni e silenzi carichi di una tensione insostenibile, l'attore restituisce perfettamente il vuoto pneumatico dell'anima di un uomo che ha costruito la propria vita sul nulla.


Sebbene la regia riesca a mantenere costante il senso di angoscia, si avverte nella parte centrale una certa dilatazione dei tempi che rischia di frenare l'impatto emotivo complessivo; il film avrebbe probabilmente giovato di una durata ridotta di una ventina di minuti, eliminando alcune ridondanze per asciugare ulteriormente il racconto. 


Nonostante questo lieve eccesso di minutaggio, la pellicola resta un’indagine potente e disturbante che, proprio come l'opera letteraria di Carrère, evita facili giudizi morali per concentrarsi sulla tragica banalità di un uomo prigioniero della sua stessa, mortale recita. Per chi fosse interessato alla visione del film, segnalo che al momento è presente nel catalogo Netflix, in lingua originale (francese) sottotitolato.




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