Prima bombardi, poi chiami gli amici.
È più o meno la nuova dottrina geopolitica di Trump: lanciare un attacco all’Iran senza consultare mezzo alleato europeo, ignorando NATO, diplomazia e perfino il buon senso.
Poi, quando lo Stretto di Hormuz si incendia, il prezzo del petrolio vola e il caos si allarga, ecco l’illuminazione improvvisa: “Cari europei, dove siete? Perché non ci aiutate?”.
Naturalmente accompagnando l’invito con il solito tono amichevole: se non aiutate, la NATO “avrà un futuro molto brutto” — più o meno come dire: prima combino un grosso guaio (anzi una catastrofe mondiale), poi vi rimprovero perché non venite a pulire.
Il capolavoro, però, resta la sequenza logica:
- Decido da solo.
- Creo il problema.
- Chiamo gli alleati.
- Se esitano, li minaccio.
Non è politica estera. È il manuale di istruzioni per rompere un vaso e poi accusare chi non porta la colla.
